DIGITAL INNOVATION E NEWS RESPONSIVE. Quando ho visto che c’era in Assolombarda a Milano, in via Pantano, un convegno sulla digital innovation nel campo dell’editoria mi sono fiondato come un avvoltoio. Parterre interessante, da Fabio Vaccarono (ad di Google Italia) a Carlo Mandelli, direttore generale della Mondadori Periodici. Sul tavolo i cambiamenti dell’informazione e del suo mondo nell’epoca del digitale, della Internet of Things, delle responsive information e dei nuovi media che presto selezioneranno in maniera strettamente collegata al nostro profilo e alle nostre esigenze personali cosa vogliamo leggere, sentire, guardare, come e, soprattutto, quando.

POLEMICA? SOLO CONTRO I GIORNALISTI. Mi sono chiesto se fosse il caso di scrivere qualcosa di polemico nei confronti di quanto sentito e di chi ho ascoltato. Lo volevo fare, perché la completa elusione dell’argomento giornalismo e della categoria dei giornalisti nei discorsi, mi ha estremamente deluso. Infatti, durante il convegno, ho chiesto ragione ai protagonisti di questa assenza. Non lo faccio e non lo farò perché io le cose le voglio cambiare e come me, probabilmente, le vuoi cambiare anche tu. Allora l’unica polemica che faccio è questa: come mai non c’erano giornalisti se non quelli che ci dovevano fare un pezzo? Come mai nessuno è arrivato solo per il gusto di chiedere informazioni, consigli e delucidazioni sul ruolo del giornalista nella digital innovation dell’editoria? Beh, colpa, colpa grave. Ero solo e naturalmente mi sono attirato le antipatie di tutti i relatori in una domanda sola. Colpa nostra, tua, mia, colpa di una categoria assente al dibattito e ai tavoli dove si cambia l’editoria.

UNA CHIACCHIERATA CON MISTER IGNATIUS. Ho fatto, tuttavia, di meglio. Sono andato a chiedere consigli sulla professione e sui suoi cambiamenti in questa digital era a chi era più qualificato per darmi risposte. Sto parlando di Adi Ignatius, direttore della Harvard Business Review, rivista che detta legge a livello mondiale su management ed economia. Ecco la sua biografia. Si, lo ammetto, mi dà parecchio fastidio citare come fonte Wikipedia, ma qui c’è un discreto colpo d’occhio sul personaggio. Vedi la sua intervista.

“CERCATE MAESTRI, SIATE COLLABORATIVI”. Mister Ignatius è stato a Time, ma ha anche avuto ruoli di vertice in uffici di corrispondenza del Wall Street Journal a Mosca e a Pechino. Nell’intervista si dilunga su aspetti che sono, nello stesso tempo, vecchi e originali: “Guardate cosa fanno i maestri e credete nei fatti, nel reporting e nello storytelling attraverso le nuove tecnologie. Tutte. Siate collaborativi e ricordatevi che il mondo dell’informazione ha bisogno dei producer che diano notizie. Ho lavorato in posti complicati e mi sentivo parte, comunque, di una comunità di colleghi che faceva, tra mille difficoltà, uscire la verità. Sentitevi parte di una comunità che deve informare, portare notizie, al di là della competizione. Un nuovo strumento? Guardate i dati, fate data checking con un  nuovo occhio, con un occhio originale. Come dire: vecchi strumenti, verità nei dati, nuovi mezzi. Beh, un buon inizio di questo progetto che ha l’obiettivo di spacciare con occhio positivo consigli per la professione. Buon #sharingjournalism a te e a quelli con i quali vorrai condividere questo video.