UNA SERA AL CINEMA. Sono spacciato, strafottuto, finito. Sono un candidato, serio, alla morte prematura. Non c’è un cazzo da ridere, ti vedo sai. Probabilmente chi mi guarda, chi mi incontra, lo capisce. L’ho capito anche io, una sera, al cinema. Però, poi…

Ero con l’amico Mao, in uno di quei momenti strappati via alla mia vita massacrata con i denti. Obiettivo: The Martian. Boh, sarà stato novembre 2015, ma come cazzo faccio a ricordarmelo che manco ricordo dove ho il naso (e in fatti spesso, sovrapensiero, ci infilo le dita, forse per controllare che è lì…). Sulla sedia del regista Ridley Scott, su quella del paziente io e il Mao, più io che il mao. Davanti agli occhi mi scorre questo film sul pianeta rosso e su di lui, il botanico Mark Watney che viene lasciato solo da una missione che batte in ritirara dopo una tempesta. Tempesta… comincio a pensarci. Ok ce l’ho, ma scordati che ne parlerò. La tempesta è il mio matrimonio, il mio matrimonio me lo ciuccio io, certo non lo metto in piazza. La tempesta marziana è una tempesta terrena moltiplicata mille. Ecco, la mia tempesta marziana ce l’ho. Mmmm, lui comincia a capire di non essere morto, io lo stavo facendo in quei giorni. Ok, lui è sopravvissuto, io anche. Lui ha un problema: lo dice subito. E’ uno scienziato, fa i conti, si guarda intorno: deserto. E dice: fra tot giorni sarò morto. Io ho lo stesso problema. Fra tot soldi sarò morto, il lavoro beh, non parliamone qui, il pianeta deserto ce l’ho anche quello. Sono i giorni in cui dovrò stare con mio figlio, in cui voglio stare con mio figlio. Per uno come me, non so per te, è Marte. Si certo, da papà normale ho fatto tante cose. Non tutte. Da papà single potrei non resistere gli stessi giorni sui quali pò contare Watney. Muoro prima…

LE CONDIZIONI DI PARTENZA. Sono spacciato, fottuto, fregato. Allora: salute zero. Schiena che duole, piedi da rifare, denti che cascano. Mangiare: beh, quando capita è con orari tipo 15.45 per il pranzo e 00.22 per la cena. Attività fisica… mi avvalgo della facoltà di non rispondere. Attività sessuale: non pervenuta. Ah, fumo tra le 20 e le 30 sigarette al giorno e non riesco a smettere. Sono talmente stronzo che dichiaro che smetto su Facebook e poi non lo faccio. Svarioni e attacchi di tachicardia, almeno due al mese. Lavoro? Faccio cose, vedo gente… (lasciamo stare). Mi somo mangiato in un anno oltre metà dei risparmi e le prospettive sono uguali a quelle di un impiegato della Lehmann Brothers nel 2008. Sta andando tutto in fumo. Mao mi vede mentre io guardo il film e cerca di capire che cazzo sto pensando, mentre si prepara a farmi una delle sue potenti (e giuste requisitorie) sul fatto che devo mandare tutti affanculo e pensare alle cose serie. Mao è mio fratello, non fa sconti dal 1976. Se li facesse sa che lo menerei. Se non c’hai uno così al tuo fianco pensaci, serve, è necessario. Fratello e vero, fino in fondo. Comunque, lui guarda ne, io guardo il film e finisco seduto di fianco al dottor Watney mentre si pone la seguente domanda che traggo dal libro cui è ispirato il film che è “Sopravvissuto – The Martian” di Andy Weir (Newton Compton editori, il prezzo ebook non lo ricordo).

“Poco, ma sicuro che muoio qui. Solo non a Sol 6 (giorno marziano in cui è successo l’incidente che lo costringe alla solitudine) come pensano tutti. Vediamo… da dove comincio?”

LA DOMANDA E LA RISPOSTA. Watney ha un solo problema, non vuole crepare. Ecco, io ho quel problema lì, più un altro. Quale? Aiutare al 50% (l’altra metà lo farà superbene, perché così è sempre stato, parlo della mamma) a crescere il marmocchietto Davide. Lui è un botanico e mette la scienza al servizio della sua domanda primaria: da dove comincio per non crepare? Il film scorre, finisce. Io sono entrato spacciato e sono uscito con un arma in mano. Mao mi guarda e sta per iniziare a parlare, io gli dico “taci” e penso a un hashtag. Già, con tutte le cagate che potevo pensare penso a un hashtag: #sharingdaddy. Io come faccio a non crepare? Beh, scrivo. Provo, campo, imparo, tento, cado, mi rialzo, ritento. L’unica cosa che posso fare è scrivere e condividere, cercare, rubare, parlare, capire, annotare e crescere un attimo prima che cresca mio figlio.

E poi? Scrivere, scrivere, scrivere. Leccare ogni ferita fino a quando si rimargina, imparare da ogni pannolino dimenticato, da ogni mutanda sporca, da ogni stereotipo che dice che una mamma single è brava e un papà single è un povero stronzo. Vivere ogni momento a occhi aperti, annotare, trovare soluzioni. Il mio viaggio su marte è il futuro con mio figlio, il modo per risolverlo è quello di Watney. Sono convinto che tu pensi che io sia nella meno volgare delle ipotesi un illuso, nella più volgare un povero stronzo. Ti sfido? Ok, io ho le armi per non morire (forse, cazzo). Tu hai quelle per arrivare alla fine della storia?

Tutta colpa di una sera al cinema e di un botanico interpretato da un attore inespressivo (Matt Damon) che mi ha insegnato la strada per cercare di non andare affanculo.

(l’immagine in evidenza è uno screenshot della copertina del del libro di Weir Il Sopravvissuto trovata sul web e supposta di dominio pubblico. Chiunque ritenga il contrario o vanti diritti mi contatti e rimuoverò la stessa)