UN HASHTAG E UN PROGETTO. Nelle colonne di questo blog neonato ti ho raccontato i perché, i motivi, la filosofia dell’hashtag #sharingjournalism. Se vuoi rileggerti l’articolo puoi andare qui. Ti racconto, insomma, un viaggio Mi sembra il caso di spiegarti anche quello che sta dietro l’hastag #sharingdaddy e il progetto che sto creando. Il progetto ha avuto un suo momento iniziale che ho spiegato qui.  Faccio una premessa: mio figlio sta alcuni giorni con me e alcuni giorni con la sua mamma. Io e la sua mamma siamo in piena concordia come genitori e ci apprezziamo sotto questo profilo: naturalmente nel libello che sto scrivendo e in queste colonne verranno raccontati momenti dei giorni in cui io vivo provvedendo anche a Davide. Il quale, quando è con mamma, è nelle migliori mani del mondo. Il senso del libro che mi sta uscendo dalla tastiera, dell’hashtag e di quant’altro ruoterà attorno a questo progetto è quello di costruire un manuale di sopravvivenza positiva che sarà  sì racchiuso in un libro, ma che avrà dei momenti di libera uscita anche in questo blog. Perché #sharingdaddy? Per condividere, cercare soluzioni, imparare, confrontarmi sul tema della monogenitorialità maschile. Perché #sharingdaddy? Per far ridere, pensare, per raccontare, per trovare un modo di fissare i ricordi e le memorie di un periodo particolare (l’inizio della vita da genitore single) che ridiscute dalla base la mia persona, ma potrebbe essere d’aiuto a molti. Perché #sharingdaddy? Per non morire e curarsi, usando la scrittura come modo di fissare in un manuale di sopravvivenza tutti i principi, gli episodi, le esperienze e i momenti che possono essere utili da tenere per andare avanti al meglio. Perché #sharingdaddy? Per condividere la felicità di risultati raggiunti, la gioia di momenti belli, la tristezza per quelli brutti e soprattutto la speranza.

UNA VOCE CHE POSSA AIUTARE. Infine perché #sharingdaddy? Per cercare di dare voce a chi non ha voce, per ribaltare i luoghi comuni sul genitore maschio (di qualsiasi orientamento sessuale), per sviluppare un progetto multimediale che racconti la paternità “da single” come qualcosa di bello, sfuggendo alla letteratura della disperazione che portano eventi come la separazione (della quale non parlerò mai) o come la vedovanza (che non mi riguarda). Qui e nel mio libro, ma anche nei miei video, nei miei audio e in tutti i contenuti che creerò attorno a questo viaggio, non ci sarà posto per la negatività, ma solo per la bellezza di un’esperienza vecchia come il mondo, la paternità appunto, la quale dovrebbe essere raccontata per quello che veramente è e non per gli idioti “film” che sopra la medesima vengono fatti. Oltretutto c’è un riferimento per i papà single, in Italia? C’è un percorso che faccia scoprire il bello? C’è un movimento che unisca i papà che ce la fanno (beninteso, mi piacciono anche i papà sposati che fanno i papà)? Per le mie ricerche a oggi no, ma spero vivamente di essere smentito.

ESPERIENZE, PROBLEMI, SOLUZIONI. Qui troverete solo esperienze raccontate, incontro con problemi di tutti i giorni, ricerca delle soluzioni condivise sugli stessi, gioia per la soluzione trovata. In serie, su tutto, su quello che un papà single incontra. Senza filtri, senza foto di bambini (vietato metterle online), senza rivelazioni su persone diverse da me, senza offese se non per chi costruisce luoghi comuni. Ironia, tanta, #positivepsycology altrettanta. D’altronde sono talmente “nel guano” che non ho tempo per disperarmi. E nemmeno tu.