OGNI GIORNO TI SVEGLI. Cosa fai quando ti tiri su dal letto. A cosa pensi, mentre bevi il caffé? Posso dirti serenamente a cosa pensavi 15 anni fa. Avevi qualche collabora e qualche capo da chiamare per fargli la stessa domanda, tutti i giorni: “Quante righe mi dai? Quanti minuti mi dai?”. Tutto era più facile e magari venivi pagato decentemente per quelle sessanta righe sulla tal partita o sulla tal conferenza stampa, o per quei tre minuti montati o per il minuto e mezzo di servizio radio. Con quella domanda lì campavi perché seguire la tal squadra o il tal comune, la questura o il palazzo della politica ti dava impegni scadenzati e argomenti da affrontare col pilota automatico. Tutto era top-bottom e quando avevi eseguito quello che ti dicevano di fare, se eri bravo e appassionato, ti restava anche del tempo per fare ricerche e pensare a qualche proposta a quello stesso capo al quale rivolgevi la noiosa domanda giornaliera (bottom-top).

E ADESSO NON C’E’ NIENTE CUI ATTACCARSI. Ora è tutto per terra. Quel giornalismo sembra non esistere. Allora ho deciso di mettere davanti a qualsiasi altro ragionamento di #sharingjournalism le domande cui devi rispondere (non quelle da fare al capo di turno) per cercare di campare di questo mestiere tutti i giorni. Premetto una cosa: ho avuto collaboratori, quando lavoravo nei giornali, che mi telefonavano per dirmi “quante righe mi dai?” e io rispondevo loro sempre la stessa cosa: “E tu che notizie mi porti?”. Perché è forse questa la questione e lo è sempre stata, ma ora è diventata basilare. Non hai più niente cui attaccarti, bello, forse non hai manco un capo. Per cui datti una mossa è trovati il modo di rispondere a due domande basilari.

Oggi cosa faccio per trovare notizie?

Oggi cosa faccio per scrivere un pezzo o fare un prodotto che risolva un problema, un’esigenza a un capo che me lo può comprare e pagare?

Eccole qui le domande giuste, domande che fanno sostanzialmente flettere e che fanno modificare in modo sostanziale la professione del giornalista indipendente. Beh, preciso che parlo sostanzialmente dei freelance perché ormai i giornalisti assunti sono in via di estinzione (o in via di eliminazione). Il tuo datore di lavoro è la notizia se ce l’hai e sai bene che i modi per trovarla non sono quelli che avevi 15 anni fa se facevi già questo mestiere. A questo proposito guardare negli angoli e ribaltare l’ordine costituito con cui si fanno le pagine dei quotidiani (diciamolo dai quello che trovi sui giornali la mattina è esattamente quello che c’era su www.repubblica.it il giorno prima…) o i servizi dei tg. Guarda negli angoli, scova le tendenze prima degli altri, interpreta i trends di google o gli hashtag di twitter. Però, bello mio(a), muoviti. Nei prossimi post ci addentreremo, magari, su qualche caso specifico di notizia trovata e venduta grazie a risposte a quelle due domande, ma ora mi limito a fornire un’indicazione ampia.

SOLUTION JOURNALISM. C’è un mondo che pensa al contrario nella creazione della notizia. E’ il mondo di Solution Journalism: ecco il sito dell’iniziativa. Le motivazioni sono ben espresse in questo “about” e rivelano un flusso completamente diverso rispetto al normale nella creazione della notizia. Si parte dai problemi non per fermarsi lì, come di solito fa il giornalismo classico. Si parte dai problemi per raccontare quali sono le idee (da dovunque esse provengano) per risolvere le cose che affliggono la società. Il tutto senza far trasparire un giudizio di merito sulle soluzioni, ma orientato soltanto al fine di creare nel lettore o nel fruitore della notizia la possibilità di ricevere indicazioni utili e adottabili nella vita per affrontare quello che di personale lo affligge all’interno di quel problema di cui il so-jour si occupa. Il concetto, generico, è mirabilmente spiegato nel video che vedi in testa a questo post e lo trovo rivoluzionario. Anche e soprattutto per il modo completamente ribaltato di pensare al giornalismo. Questa corrente di pensiero può avere una praticissima utilizzazione nel tuo lavoro. Te lo dico: io chiederò di partecipare al progetto e di importarlo. Tu cosa fai, stai fermo?