UN CAPITOLO IMPORTANTE. Sto lavorando agli appunti del capitolo, parlo del libro, che riguarderà la salute di Davide. Per molti genitori è un’ossessione e confesso che anche io sono apprensivo. Lo guardo da sempre con attenzione e mi preoccupo generalmente molto di più e molto più velocemente di quanto faccia la sua mamma. Ora che per qualche giorno siamo io e lui cerco di badare anche all’alimentazione, alla pulizia, alla sua integrità fisica, ma anche e soprattutto alla sua armonia interiore. In questo post desidero parlarti dell’ultimo argomento, per due motivi: perché è il più difficile da trattare e perché è il più difficile da risolvere. Per questo motivo il capitolo del libro che sto scrivendo lo ritengo determinante e basilare per la vita insieme a mio figlio.

LE PAROLE CHE VORREI DIRGLI… E QUELLE CHE DICO. I giorni di #sharingdaddy sono complicati e ho sempre un gran casino da gestire dentro. Quale? Beh, semplice: il tempo con lui, a causa del mio lavoro, non è puro e non lo può essere. Spesso i dialoghi e i momenti sono condizionati dall’esigenza che avrei di fare contemporaneamente altre cose. A causa di questa sensazione di sdoppiamento che vivo devo tenere a bada il sentimento di insoddisfazione che ho, sempre, quando esamino le giornate e i momenti vissuti insieme. Sto imparando a trovare un equilibrio, ma se hai consigli da dare, libri, stimoli, siti da vedere, video da guardare, beh, sono ben accetti: lascia qui sotto un commento. Le parole che vorrei dirgli spesso non sono quelle che gli dico e poi me ne pento. Tuttavia c’è una cosa che alla fine mi rasserena sempre: vince il dialogo, la spiegazione, magari in forma di gioco, vince il non stare per troppo tempo arrabbiati o sorpassare subito una frase tesa o un rimbrotto con un abbraccio e un bacio. Il tutto fino a quando, non si oltrepassa il limite.

LA SERENITA’: UNA COSA DA ALLENARE. Certo non ti devi far comandare da lui e se hai un lavoro come il mio devi preparare i tempi in cui sei obbligato a lavorare con lui badando prima a lui e poi al lavoro. Io ho cominciato a dargli attività emulative per le quali si siede con me e fa il suo lavoro, mentre io faccio il mio. Ho cominciato anche ad allenare la serenità in quei momenti inventando che ho bisogno del suo aiuto e aiutandolo (a colorare, a scrivere, a costruire) quando lui ha bisogno del mio aiuto nel suo “lavoro”. Questo è uno dei momenti in cui la serenità del rapporto viene messa alla prova, ma si recupera con sufficiente velocità se una tensione inframmezza il momento che state passando assieme. Perché metto queste considerazioni in un post sulla salute? Semplice, perché è lì che si costruisce, nell’inclusione dei mondi adulto-bambino, la salute psicologica di Davide. Certo, un conto è scriverlo tutto benino come ho fatto, un conto è viverlo: ribadisco che io non sono un medico, ma un papà, un papà che fa milioni di errori al giorno, ma che prova a mettere l’esperienza nelle parole non solo per fissarla, ma anche per trovare confronto. Se hai metodi diversi, quindi, fatti avanti: ti aspetto qui.

LA CARTA DELLA FOLLIA E DELLA MUSICA. C’è però una carta che ti invito a giocare e che penso sia la medicina più importante per la sua salute psicologica: la musica. Davide balla, canta con un finto microfono, mi chiede di fare i “balli strani”. E’ un momento fantastico, una specie di panacea. Io lo faccio sempre, con lui, in qualsiasi posto. Risolve tristezze momentanee, lontananze, mancanze. Può essere ingrediente importantissime di feste-gioco comandate nei giorni. Ci è capitato di farne una con un puzzle sul tappeto della nostra casina, il succo di frutta (per lui) e la birra (per me). In quelle occasioni si spazza via tutto. A Davide piace della gran musica: dalle hit di oggi alla canzone del video che vedi in cima a questo post, scoperta da lui che ha fatto scoprire a me un genio della musica moderna come Passenger. Allora, canta e balla e poi, per la tus salute e per la sua ricordati solo una cosa: non sei perfetto e non lo puoi essere. Ecco qui: c’è la spiegazione