IL SOLE SULLA FACCIA. Cosa fai tu quando non ne puoi più? Io cammino. Ieri l’ho fatto per prepararmi alla festa del papà, alla prima festa del papà da #sharingdaddy. Ho camminato per 5 chilometri e mezzo in centro alla città, in un momento in cui potevo essere altrove, dovevo fare qualcos’altro, dovevo recitare qualche ruolo, dovevo essere qualcun altro. In centro, con la musica nelle orecchie, in mezzo alla gente, cantavo a voce bassissima incontrando facce, guardando espressioni, visi, sorrisi al primo sole di primavera vera. Certo, da papà separato mi mancava la mano di mio figlio nella mia, ma è giusto così: Davide non era con me. Ci sono giorni in cui ci sono e giorni in cui non ci sono “ma poi torno”, come ci diciamo spesso. Mi sono preparato al nostro doveroso incontro riflettendo sul mio ruolo di figlio che non ho più, pensando a mio padre, pensando a quello che avrei fatto la sera. Ti consiglio una cosa: appena puoi strappare un momento alla tua vita (un po’ di merda) e camminare, fallo. Serve per mettere i pensieri in fila e guardarsi da fuori. Ieri per festeggiare la ricorrenza dei papà mi sono dedicato all’autoanalisi: dove sono arrivato? Come voglio proseguire? Ho fissato altri due piccoli traguardi da raggiungere in questi giorni e ho registrato alcuni meccanismi di lavoro in modo ancora più preciso. Di cosa di tratta? Segui in questi giorni il blog e lo capirai, o meglio lo capiremo insieme. Intanto se riesci a guardarti da fuori anche 5 minuti, se riesci a scendere sotto casa e fare il giro dell’isolato con il sole in faccia, quando torni prendi il taccuino e annotati 3 cose che hai fatto e 3 che vuoi fare per migliorarti. Tre, non di più. Io ho scritto due cose che voglio fare per non esagerare. A proposito: pensa in modo privativo, l’ho imparato grazie a delle persone fantastiche che mi circondano e che ringrazio. Non sei in condizione di gettare il cuore oltre l’ostacolo: poniti due traguardi e se ne tagli tre sarà più bello. Poniti quattro traguardi, ma se ne tagli tre sarai frustrato tu e farai del male agli altri: anche a tuo figlio/a.

LA SERA POI NON E’ ANDATA GRANCHE’. Ci siamo visti alle 19.30 io e Davide, a casa di mamma Stefania. Mi ha fatto un regalino svelandomi cos’era prima che potessi anche toccarlo. Non stava nella pelle… Mi ha inondato dei suoi racconti, dei suoi sorrisi, dei suoi urletti. Abbiamo giocato con il gioco che ha creato per me (un Memory) e poi ho cominciato a cedere alla stanchezza. A un certo punto sono anche svenuto dal sonno, salvo poi riavermi dopo 20 minuti e ricominciare assieme a lui le operazioni che dovevano portarlo a letto. Ha voluto starmi addosso fino al sonno profondo, l’ho coccolato per un’ora abbondante prima che cedesse anche lui dopo insistenti richieste: “Mi fai le coccole papà?”. Il mio modo di santificare la festa del papà è stato questo: riflessioni, cammino, gioco, coccole, ma anche sonno, stanchezza, inadeguatezza. Si sono così, non sono quello che vorrei o dovrei essere, sono quello che sono. E quindi? E tu? E tu come hai passato la festa del papà da diversamente padre? Ti sei sentito una merda perché non c’eri o hai fatto tutto quello che avevi dentro per renderti importante e rendere importante tuo figlio? Se la giornata di ieri non è andata poi granché, ma hai dato il massimo, lasciati stare.