PRENDI LA RINCORSA. Cos’è un viaggio? È un percorso di strade, di rotte, di tracce, di conoscenza, di paure, di speranze. Un viaggio è un libro che scrivi coi passi, con i cambi delle marce, con le curve e i rettilinei, con gli sguardi alla strada e quelli allo specchietto retrovisore, dentro il quale, di tanto in tanto, ti stupisce il sole. Un viaggio è un attimo, è un segnale, è un’eternità racchiusa in gesti, parole, segni, attese, flash. Un viaggio è tante realtà parallele. Un viaggio è sapere quello che hai lasciato e come, senza sapere cosa troverai e perché. Cos’è, invece, un viaggio con un bambino? È un’impresa, una scoperta, una scommessa che non sai se vinci, un volo da fare prendendo la rincorsa. Specialmente se sei solo con lui, perché se non ti butti non saprai mai se reggi. Ti ho parlato della paura come compagna e mentre venivo in Friuli a trovare nonna e radici (e una speranza di andare al mare per far bene alle adenoidi di Davide) ho capito perché siamo animali sociali e perché facciano famiglia: per dividere la paura. Se sei separato non hai, forzatamente, un centro in un punto definito, ma il centro gira con te e si sposta. Il centro, quindi, ce l’hai sempre sotto e non riesci a toglierlo di lì. Tutto si attende da te, lui o lei attendono tutto da te.

LA DIFFERENZA TRA INFERNO E PARADISO? LA PIPI’. Allora per non fotterti da solo che fai? Beh, giochi, prendi la rincorsa e giochi. Ho cominciato a farlo all’inizio della settimana per partire giovedì. Ho comprato una borsa per Davide, gli ho inventato il ruolo di vice-capitano navigatore, ho messo giù i programmi per cui dovevamo fare assieme alcune cose ogni giorno, Organizzatele, segnale, poi quando lo senti, anche se non è con te, falle. Il giorno del viaggio devi prenderlo tutto e cominciare dalla colazione a stabilire delle tappe che ti faranno arrivare in macchina: prima si fanno le cose solite, tipo colazioni e lavaggi. Poi la sua valigia, la tua valigia, la pulizia di casa, le immondizie. Infine si carica tutto e  si va. Un viaggio in macchina è un’avventura che fa rima… con la pipì: se il ritmo di quella è buono è un paradiso, se appena appena lui o lei aprono la bocca dire “mi scappa” diventa un inferno. Già, fa ridere, ma lo sai bene che è così. Mentre scorrono i chilometri devi diventare una specie di monaco buddista che cerca il Nirvana guardando la strada e lavorando sul karma: “Non gli scapperà, non gli scapperà, non gli scapperà”. Calcola le fermate e fagli fare pipì anche se non vuole. Beh, musica non se ne parla, specialmente se lui guarda i cartoni. Ok, teorizzavo la bontà dell’uso del tablet coi marmocchi in questo post, ma qui si raggiunge la summa: calcola le ore da passare e scaricati un paio di bei cartoni o usa Netflix. In fondo non costa molto, 10 euro al mese per fare un signor lavoro.  Io e Davide abbiamo parlato molto del tablet, fino ad arrivare a richieste preventive su quello che può o non può vedere. Vietati video di unboxing come questo: sono una violenza al cervello dei bambini che andrebbe vietata per legge. Cartoni veri e magari in serie in una playing list sono ok. Consiglio anche giochi tipo “chi arriva per primo a vedere 10 macchine del proprio colore preferito vince”. Poi a ogni fermata un controllino alla mappa, alla distanza dalla meta, a quanto del viaggio è stato fatto e quanto resta da fare. Il resto sono fantasie: ho già scritto che spesso mi trasformo nell’assistente di Sam il Pompiere… vero?

IL GRANDE GIOCO. A proposito. Io dimentico tutto il dimenticabile, ma non la fantasia. Di proposito cerco di non portare troppi giochi con me, perché i giochi si inventano e si può fare con qualsiasi oggetto. I pesci da vasca miei e di  Davide in casa mia sono diventati i vecchi barattoli dei doccia-schiuma vuoti: vuoi che non ti riesx. Diciamolo, comunque, il viaggio è il gioco più importante della vita di tuo figlio/a. Quindi è qualcosa cui non puoi sottrarti, cui non puoi dire no: rassegnati. Rassegnati perché so che ti senti svenire (succede anche a me) al solo pensiero di farti 400 km in macchina per andare da tua madre, so che le tue vertebre chiedono pietà al 40esimo chilometro, so che lavoreresti venti ore consecutive a quella pratica che ti ha detto il capo e che non ti va, ma il viaggio è il più grande strumento di conoscenza e di gioco per tuo figlio, quindi ti tocca.

LA SALUTE. La sua salute, fa rima con la tua e se ti metti in viaggio che non stai bene questo conta ed è un problema. A volte lo fai lo stesso, ma ultima nota, buona per te e per me: curati. Io non l’ho fatto… e mi si è bloccata la schiena 5 volte in un giorno in questo viaggio che ho fatto da Milano alla mia Udine. In uno dei prossimi post ne parliamo, devi diventare un guerriero e curarti quando lo puoi fare. E quando lo puoi fare è nei momenti più impensati. Tipo mentre dormi (quel poco) o mentre ti sposti (quel tanto). Ci ragioniamo insieme, ti va?