TI SEI ACCORTO CHE SEI ANCORA VIVO? Bene. E’ un inizio. Ti rendi conto che hai un figlio o una figlia? Beh, se è così bene anche questo. Anche io…

Oggi non avevo intenzione di scrivere, ma ho imparato una lezione che sento l’esigenza di condividere. Ieri la figlia di una mia cugina che si chiama Flavia ha dato alla luce un bel bambino che si chiama Davide. Una notizia normale che mi ha rallegrato, fatto piacere, regalato bei pensieri. Ho lavorato tutto il giorno sulle mie cose, fatto i miei passi, le mie azioni, coltivato i miei pensieri, preso anche i miei minuti di meditazione (grazie a Silvio Gulizia ormai me li prendo ogni giorno), sentendo emergere un pensiero molto importante che ha assunto i suoi contorni più definiti soltanto ora che è notte. Quel piccolo Davide mi ha fatto pensare alla forza della famiglia, ai legami, alla terra. Ho pensato molto al mio Friuli, ai miei parenti, ai miei cugini che vedo poco e che sono stati centrali nella mia vita, ma poi sono divenuti immagini lontane. Io sono partito, ho lasciato quel posto così intenso e denso che è il Friuli per tornare a Milano a caccia dei miei sogni. Qui per me, qui in questa Milano che mi ha abbracciato, amato, esaltato, ma anche menato, picchiato, distrutto e preso a sberle, tutto quello che sognavo nei miei sogni migliori e nei miei incubi peggiori è successo. Ed è stato bello. Però mi manca molto il senso della terra e oggi l’ho sentito.

THIS LAND IS MY LAND. Quella terra è la mia terra e quella gente è la mia gente. E’ gente piena di arte e sentimento, ma forte, salda a terra, sana, semplice. La loro vita è scorsa e scorre più lenta della mia, ma è bella e resa ricca dalle notizie dello procedere della vita e delle sue fasi che sono da secoli così. Crescere, costruire, fare famiglia, invecchiare, tenere saldi valori, principi, senso della famiglia. E accadono cose bellissime come quella che è accaduta a mia cugina Flavia Facchini, fotografa di enorme valore per passione e nonna da ieri a 50 anni e qualche spicciolo (se non mi sbaglio 53). La notizia ha risvegliato in me il senso della vita e di quella terra che è la mia terra. Il senso delle stagioni che vanno avanti, l’importanza di una cosa come una nascita rispetto a tante altre cose più stupide che, magari, popolano le mie giornate. Allora mi sono detto che questa è una cosa che #sharingdaddy deve fare. Sai quale? Raccontare la propria famiglia al proprio figlio, risalire verso le origini, visto che il germogliare di una famiglia nuova, quella costruita con la tua partner, non ti è riuscita. Senza pensare che sei sfortunato, ma pensando solo che dietro di te c’è una storia di secoli che va trasferita e che va regalata a chi ti seguirà. E che fare ed essere famiglia è bellissimo, anche in forme diverse, anche con percorsi tortuosi, anche con matrimoni interrotti, ma legami di rispetto mantenuti. Anche se la famiglia è un papà, un bambino e un gatto. Semplicemente perché quelle tre creature, il papà, il bambino e il gatto, sono figlie della bellezza della natura, una natura che regala il senso del tempo che passa e anche la dolcezza del capire di essere di passaggio.

RACCONTA LE TUE RADICI. Già, passeremo, allora, caro sharingdaddy che leggi. Ricordati, tuttavia, che è stupido davvero piegarsi al rammarico di aver fallito un matrimonio, specialmente quanto hai figli. Già, perché proprio loro sono la prova che comunque il matrimonio è andato bene anche se è finito presto. Vale invece più la pena di trovare nuovi sensi e nuove strade per vivere ed esplorare il mondo con i tuoi bambini: prova quella che porta al tuo passato, al racconto, alla tua gente, ai tuoi anni spensierati, ma anche al luogo dove è sepolto tuo papà, tuo nonno, tua nonna. Alle tue tradizioni, ai tuoi pomeriggi seduto sul ciglio della strada a mangiare l’anguria. Ricordati che tu sei tutto quello che hai vissuto e racconta, ricostruisci, riannoda i fili, ritrova i volti e scopri il fascino di rivederli con quelle rughe preziose e quegli occhi di Flavia che oggi guardano una figlia che è uguale a lei e che  ieri ha dato alla luce Davide. Dai, su sorridi, hai la tua radice da riscoprire e da raccontare, le tue montagne da ricordare e riguardare, il tuo vento da sentire, le tue rughe da regalare. A tuo figlio, che devi portare là, dove tutto il tuo te ha avuto inizio e dove un pezzo del tuo te è rimasto. Magari tra gli sbuffi di vento di una piazza di Trieste. Anche questa è salute per te e per tuo figlio o tua figlia.