UN ALTRO INCONTRO. Grazie alla Gesif (Genitori Separati Insieme per i Figli) ho avuto l’onore e la possibilità di passare una serata intensa con alcuni #sharingdaddy e alcune #sharingmummy (già, sono quelle a cui piacciono gli sharingdaddy). La città? Una Trieste bella come sempre, crocevia di emozioni e di storie che per me, che ho vissuto lì 4 anni, vogliono dire sempre molto. Ti dirò, a ogni incontro sale la tensione perché comincio a sentire che questa esperienza e questo progetto hanno un riverbero negli altri, un rimbalzo e un ritorno verso di me. Ti dirò che non sono mancati i momenti di autentica commozione, momenti di tensione, ma anche momenti in cui si è vista sgorgare tutta l’energia dei genitori separati maschi che restano al centro della vita dei loro figli e desiderano condividere il loro vissuto a beneficio di tutti. Cosa ho portato via dalla città giuliana? Tre immagini che non dimenticherò.

EL CAPITAN DELLA BARCHETTA. Mettiamo che si chiami Mario, non voglio scriverti il nome. Separato con due figlie, bello, con una capigliatura fluente e il fisico alto da capitano di vascello. Mi ha guardato con forza raccontandomi il suo momento speciale con le bambine. E’ in barca, accade all’alba o giù di li: le va a svegliare, le mette in piedi e racconta loro cosa bisogna fare. Salire sul ponte e buttarsi in mare. E lui con loro. All’incontro Mario ci ha raccontato che la sua emozione grande, il suo plus, il suo momento d’oro con le bimbe è quello. Buttarsi in acqua, al mattino, dalla barca. Poi ha anche regalato un consiglio: la barca per papà separati, magari con uno skipper se non si è esperti, è una strepitosa palestra di collaborazione, aiuto, disciplina, obbedienza con i figli. Certo, bisogna averci un filo di grano in tasca, ma si spera non siano tutti spiantati come me.

GLI OCCHI LUCIDI DI MAMMA. Anna (anche questo un nome a caso) ha gli occhi grandi, due specie di fanali. Marroni vispi, guizzanti. Ha raccontato di un papà piuttosto disorientato dalla paternità, ma che è riuscito a portare a termine un atto che sembra normale, ma quando ci si trova in difficoltà, diventa di straordinario coraggio: ha detto al suo bambino, con gioia e convinzione, di volergli bene. Dopo due anni. Penserai che è uno snaturato? Io no, perché #sharingdaddy sa bene che, talvolta è difficile amare anche i propri figli quando si è devastati da una crisi interiore. Io co ho visto soltanto del bello perché il gesto di lui è faticosissimo, quello di lei che lo racconta è una speranza di dialogo tra due ex che restano genitori di un bambino e lo devono saper fare costruendo amore per lui e concordanza tra di loro. E si può benissimo iniziare in questo modo.

IL TABELLONE DEI SUPER. Per stabilire nuovi equilibri di una vita ci vuole il tabellone. E’ quello che hanno usato Michele e Marina (si fa per dire) che sono due separati che si sono conosciuti dentro l’associazione e avevano due figli a testa. Sai cosa hanno fatto? Incredibile, ma vero hanno fatto il tabellone. Hanno riunito i figli davanti a un foglio di carta e hanno detto loro cosa era successo “Mamma stava con X” e dall’altra parte “Papà stava con Y”, poi hanno raccontato con serenità cosa è successo e si sono fatti dare un voto da tutti e quattro i bimbi. Tra sonore bocciature ed entusiastiche condivisioni i due sono riusciti a vedere dove stavano dentro il cuore e dove sulla porta (dei bambini). Li ho guardati e ho ammirato il loro coraggio di mettersi in discussione e sotto giudizio al cospetto dei figlioli. Poi hanno chiesto loro di inventare il nome di questo nuovo gruppo di persone che si trovavano ad avere la comunanza di un nuovo nucleo famigliare senza esserlo. Vuoi sapere come si sono autonominati questi Bradford de noantri? I Super. Formidabile.

Spero che qualcuno di quelli che erano alla serata colga l’occasione di lasciare la sua traccia e la sua sensazione nei commenti a questo pezzo. Mi farebbe molto piacere.