GRAZIE. E’ passato qualche giorno dall’incontro che #sharingdaddy (non sono rimbambito, non parlo in terza persona a caso, ma per dare un valore a un progetto che va oltre me) ha avuto alla Mediateca del Mediterraneo con molte mamme e pochissimi papà, sempre grazie alla Gesif. Devo innanzitutto un grazie enorme all’anima di questo incontro che spero tu possa conoscere: si chiama Silvana Migoni, è mamma e moglie sopraffina, è un’orgogliosa e tenace attivista sociale nel campo dell’aiuto alle vittime di violenza domestica e ai separati ed è anche una giornalista di lungo corso. Grazie, perché, lo devo dire, mi ha accolto in casa come fosse mia madre e mi ha fatto sentire molto onorato e pieno di affetto.

SAPER CHIEDERE AIUTO. La prima cosa imparata da lei, andando a caccia di storie in giro per l’Italia, è stata la capacità pazzesca di dare aiuto gratuito, ma anche la necessità di chiederlo per chi è in difficoltà come me e te. Se sei di Cagliari e vuoi trovare albergo per farti aiutare clicca qui e non te ne pentirai. L’accoglienza, la comprensione, l’assistenza sono, per chi si separa, un ingrediente necessario per uscirne. Poi lo spettacolo della famiglia di Silvana, del marito Onorio, dei suoi splendidi figli Alessandro, Martino e Lorenzo hanno fatto il resto. Assieme alla bellezza spettacolare di Cagliari e del suo mare.

LA BATTERIA DI MAMME. Beh, all’incontro mi sono trovato davanti a un problema. Cercavo sharingdaddy che mi regalassero storie di bellezza e di gioia con i loro figli, momenti di condivisione. Ho trovato una batteria di mamme che cercavano di capire perché i genitori maschi dei loro figli siano così omologati dentro a quei cliché di assenza, immaturità e latitanza. Beh non so come ti sentiresti tu, ma io ho fatto una gran fatica a portare in giro il messaggio di #sharingdaddy, ma, dopo un po’ di tensione, devo dire che è uscita allo scoperto una grande energia e una serie di riflessioni molto importanti. Storie da condividere? Tante, te ne racconto due. Ho trovato E, mamma di lungo corso, che mi ha raccontato di come il contatto più bello con i suoi figlioli maschietti sia stato un album di figurine dei calciatori.

S. IL COSTRUTTORE DI SOGNI. Ho trovato anche S., uno #sharingdaddy di razza. Da lontano, dagli ultimi banchi, ha raccontato qualcosa del suo modo di essere papà, ma nascosto dietro la timidezza o la fierezza di un uomo che porta dentro delle ferite e non te le mette sul piatto. Ha raccontato del fatto che essere padre non è una cosa che si flette o si impara solo quando si è costretti al rapporto con il figlio da una separazione. Papà si è da quando il figlio esce dalla pancia di mamma e si ha il problema di instaurare il rapporto. Una separazione, per quanto pensa S. non è un momento in cui uno comincia a essere papà, ma un momento in cui uno continua a esserlo e se non ne è capace, perbacco, non lo era anche prima. Così come se è capace lo era anche prima. Per cui sai che c’è, la lezione o la parte da scrivere nel mio libro è semplice: la separazione non centra un cazzo con la paternità. S., ho saputo poi, è un grande papà con una storia particolare e mi dicono sia capace di costruire dei giocattoli per i suoi bambini, veri e propri sogni condivisi con i pargoli. Mi sa che farò una cosetta su questo, su quello che si condivide costruendolo con le mani.