Se una app conferma quello che scrivo.

Nel libro di sharingdaddy, giunto al capitolo sulla salute, ho parlato di semantica e di dialogo: ebbene, una app mi è venuta in soccorso. Non ci potevo credere: mentre picchiavo sui tasti del capitolo, affermando che la semantica e il dialogo, per un padre separato, sono uno dei cardini più importanti della propria salute, ho scoperto

app

Ecco la Dashboard del mio account di 2houses

un’applicazione che aiuta le coppie separate a dialogare per il bene e per l’organizzazione della vita dei figli. Questa app, quindi, conferma già ora che parlarsi tra coniugi separati (e parlare correttamente anche a se stessi, aggiungo io) se non è il primo passo, è sicuramente il secondo, da fare, per uno sharingdaddy che voglia curare bene la sua salute (il primo è allenarsi a essere felice).

Di quale app si tratta? Si tratta di 2houses, creazione di un’azienda belga che è stata portata in italia da un esperto di marketing di Torino che si chiama Alfonso Negri. La base è una piattaforma di gestione di tutte le problematiche riguardanti le famiglie di separati, dal calendario della cura alle spese da registrare, dalle foto da mandare alla lista della spesa, dalla lista dei to do alla richiesta di un cambio di giorno da ratificare.

La app viene dal Belgio e fa pensare.

Negri ha trovato questa piattaforma e questa applicazione durante un suo viaggio in Belgio nel quale ha conosciuto il creatore di 2houses che si chiama Gill Ruidant, un imprenditore follemente appassionato di volo e di idee geniali, mentre veramente laterale se si parla di tecnologia. Con l’aiuto di Giuditta Pasotto, mente e ideatrice di Gengle, Negri ha portato in Italia la app che gira su device iOS e Android indifferentemente e che rappresenta la versione “smartphone” del mediatore famigliare. Perché il solo modo di essere sharingdaddy e anche sharingmummy è comunicare, mediare, dialogare. Se un’interfaccia elettronica aiuta a farlo in modo meno teso e più lineare, beh ancora meglio.

L’ho guardata, girata e voltata come un calzino

Ho fatto un account per usare questa applicazione e l’ho guardata sia nel mio iPhone, sia nella versione desktop. Beh, è centrata e facile, immediata e costruttiva. La sua barra menù con le sezioni Calendario, Finanze, Diario, Album, Informazioni, Cose da Fare, Lista della spesa, fa già capire che è stata pensata da divorziati o da persone preparate per analizzare i bisogni del nostro mondo. Non solo: anche nella grafica, nella disposizione degli argomenti, nei sotto menù e in tutte le sue caratteristiche “di comunicazione” essa mantiene basso il tono della possibile polemica.

Ha anche una modalità per cui ciò che si inserisce può essere visto solo da chi inserisce e non condiviso, di modo da dare la possibilità al genitore single, di organizzare lì, nello stesso posto, nello stesso momento, la propria personale gestione del periodo in cui sta col bambino. La app ha qualche piccolo baco (il mio ingresso fra i nuovi adepti l’ho dovuto fare due volte dal mio telefono perché si è impallata), ma ha anche già raggiunto un livello di maturità nel servizio che offre (e di semplicità nel come lo offre) che mi auguro non cambi.

Il costo non è male, ma…

Anche il costo sembra contenuto: 2.99 euro mese per averla a disposizione in tutte le sue funzionalità. Insomma tre caffé mensili per un mediatore è certamente meno costoso di uno psicologo anche se per questa app forse c’è il pagamento della fee su base annuale: non mi piace, perché come papà separato 2.99 euro mese con possibilità di togliermeli quando non ne sento più l’esigenza sono meglio di un tot di soldi sborsati tutti in una volta. Insomma, dopo alcuni mesi di 2houses potrei anche non avere più bisogno oppure potrei aver trovato il modo di parlare sempre serenamente con la mamma di mio figlio e, di conseguenza, non desiderare più la app.

Resta una cosa, determinante: per stare bene, per essere in salute, 2houses o no, un vero sharingdaddy non può scappare da qui, da quella necessità costante di usare bene le parole e di usarle, anche e soprattutto nel rapporto con la madre del proprio figlio, ribaltando completamente la semantica, facendola passare dalla tensione alla serenità, dal negativo al positivo. Non ti incazzare se lo dico facendolo sembrare facile, visto che magari con la tua ex stai facendo la guerra a ogni calzino. Tuttavia è proprio dalle parole che può iniziare il cambiamento, dal far cambiare loro posizione e significato. Per dare alle cose il giusto peso e per fare in modo che, con un vocabolario più incentrato alla costruzione, alla serenità, alla positività, si tolga la pressione dai giorni per avviarsi a una nuova realtà. Solo cambiando le parole con cui si parla e si scrive dopo la crisi coniugale si riuscirà a tornare verso la serenità. Se c’è bisogno di una app a “convogliarle meglio”, beh: è la benvenuta.