Lavoro e app: Sharingdaddy indaga.

Lavoro e app. Guardo sempre con attenzione e con speranza alla tecnologia che serve a incrementare le possibilità di lavoro per i papà single. Ho testato Vicker. Il risultato? Ho scoperto che è un equivoco, per momento,  una finta. Ecco il mio viaggio dentro questa app e dentro le sue contraddizioni.

Giusto verificare gli utenti, ma…

La procedura di verifica degli utenti, specialmente quelli che si offrono di lavorare,

lavoro, un mondo che sta cambiando

Il mondo del lavoro sta cambiando (Pixabay)

è un’operazione giustamente complicata. Vicker chiama proprio utente per utente, testando personalmente le sue qualità e la sua professionalità. Ottimo, di ciarlatani in giro ce ne sono molti e non bisogna ingrossare con impostori le fila di un database che sul feedback di serietà fonda la propria ragion d’essere. Dalla verifica in poi, tuttavia, è partito un lungo momento costellato di incertezze.

La prima, con l’attenuante che l’app è partita da poco: abito a Milano, città grande e molto “avanti” nel panorama italiano per quanto riguarda l’approccio a queste app. Ebbene, dopo aver guardato gli annunci di lavoro per giorni li ho trovati sempre pochi e uguali… talmente pochi da riuscire a ricordarmi titolo e testo degli stessi nel giro di tre-quattro utilizzazioni dell’applicazione stessa. Dalla mia verifica come utente è passato quasi un mese: sinceramente mi sembra un problema non da poco.

Chi offre lavoro non si attiene alle regole

Ho discusso una mia candidatura con un’utente che aveva bisogno della redazione di un testo. Nei fatti, nel giro di pochi messaggi, mi ha mostrato di non comprendere molto bene il meccanismo di funzionamento della stessa app. Nelle rules, infatti, essendo questa app l’evoluzione di un’agenzia di lavoro, c’è quella di non scambiarsi contatti per continuare a parlare fuori dalla stessa app. E’ giusto, ma alla prima candidatura, la persona che mi stava parlando, mi ha chiesto la mail… e io non gliel’ho data. Pochi giorni dopo ho trovato un annuncio di un lavoro normale, di un utente che stava cercando un collaboratore per la vendita di un prodotto tecnico. Subito un pensiero: ma questa non era l’applicazione del lavoro a progetto? Del “fammi questa cosa e ti dò tot”? Pur perplesso mi sono candidato, ma senza risposte, almeno per ora.

Il quantum (per quante ore) non si capisce

Un’altra perplessità è sorta a ogni apertura della app. Quale? Non si capiscono i prezzi per le prestazioni. Anche questo deve essere aggiustato dagli utenti perché il modo di farlo capire c’è, ma Vicker mostra di avere dei limiti nella gestione di quella che è la fase più delicata di uno che lavora da freelance: capire quanto mi dai, ok, ma soprattutto quante ore di lavoro mi costerai. Già, perché se la paga oraria scende sotto i 10 euro, magari mi metto a fare il baby sitter. Mi rompo di meno e mi diverto di più…

Da qualche giorno, poi, mi arrivano le mail di “avviso” che ci sono nuovi annunci di lavoro, con un entusiastico invito a candidarsi. Pieno di baldanzosa speranza vado sulla app scoprendo ben, uno-due annunci in più. Ecco, siccome noi papà single stiamo nella cacca, almeno abbiate cura del nostro tempo e del nostro buonumore, della nostra autostima, quando ci contattare.

Spero non finisca tutto nel solito modo

L’osservazione di questa app, quindi, ha rivelato un equivoco  per quanto riguarda il valore aggiunto che può dare a chi la usa. Per ora, a causa di fattori dipendenti dalla bontà del progetto, ma anche dalle difficoltà a capire questo nuovo approccio culturale che abbiamo al lavoro in Italia, Vicker va mandata agli esami di riparazione se non bocciata… Per il momento dimostra di essere quell’idea buona sviluppata nella furiosa fretta del mondo tecnologico che molte app premia, ma moltissime brucia. Sembra quel progetto potenzialmente “disruptive” che viene propinato agli utenti in attesa di dragare denaro dai Venture Capitalist e sperare che poi si trovi il modo di farlo funzionare. Ecco, di questo sono anche abbastanza stufo, per cui consiglio, sperando che non finisca tutto nel solito modo (con le persone che lavorano al progetto costrette a trovarsi un altro lavoro) dell’economia delle app, di lasciar perdere.

Questa Vicker è un gran progetto, ma ha enormi difetti per i quali c’è bisogno di risorse, correzioni, aggiustamenti. Io per ora, ti dico di non perderci tempo se vuoi un progetto, un lavoretto, un modo di farci qualche soldino in più. La mia osservazione e il mio uso di Vicker, tuttavia, continuano, sperando che quantità e qualità di annunci aumentino, che chiarezza e coerenza delle informazioni migliorino e che la app venga riempita di contenuto prima che qualche milionario metta dei soldi e si decida, forse, a farla funzionare. Perché resiste chi crea valore aggiunto, non chi vende un’idea che sarebbe anche splendida, ma non funziona.