Educazione digitale per genitori single

I lettori che hanno letto il mio post sulle foto dei bambini sui social, questo qui esattamente, sono circa 3 mila (spicciolo più e spicciolo meno). L’argomento ha suscitato profonde divisioni, ma è comunque argomento di enorme interesse. Va capito, approfondito. Se non hai ancora letto quel pezzo dagli un’occhiata e poi dimmi che ne pensi. Io, tuttavia, non sto nelle stanze dei bottoni e non frequento i salotti buoni. Sono solo un padre separato che fa esperienza e la racconta. Così, dopo aver ragionato sul problema delle foto dei bambini sui social, ho pensato che ci volesse una soluzione per mantenere pulizia, attenzione e coerenza sulla nostra vita digitale: ecco la mia ricetta (che è solo la mia ricetta e niente altro). Non sono un guru dell’educazione digitale, sappilo. Ecco un piccolo accenno a come, dai pericoli di una presenza online poco curata si può, invece, arrivare a un racconto coerente e a un  regalo per il proprio figlio. Basta soltanto un po’ di educazione digitale nel modo di proporsi.

Come sempre imparo, mentre faccio

Quelli fighi del marketing dicono “learning by doing”. Io ho pensato e valutato cosa desideravo fare con i miei account sui social network man mano che i commenti su Facebook al mio lavoro (ho parlato dell’argomento foto dei bambini sui social anche qui e guardate che ne è uscito) arricchivano la mia riflessione. Certo, avevo delle linee guida (foto del mio bimbo vietate), ma quello che ho letto mi ha fatto sorridere, pensare, incazzare, ma soprattutto riflettere. Allora ho reimpostato i miei account sociali, principalmente facebook e twitter, in modo da iniziare a creare un racconto coerente. Il primo punto: crearsi un pubblico. Mi sono immaginato che a leggere i miei post ci fossero diversi Davide. Un Davide piccolo, un davide ragazzo, un Davide giovanotto, un Davide adulto. Ora, ogni volta che scrivo, immagino, prima di farlo, un piccolo teatrino con un ristretto pubblico che ascolta e guarda.

Dopo il pubblico speciale, la qualità dei post

Quando scrivo non mento. Sempre. Certamente è pericoloso, perché chi ti vuole far male sa come farlo e quando farlo. Non è un mio problema, è un problema di chi spreca la sua vita  ferirmi: non ci riuscirà. Di post, in post, ho alternato un racconto di tre persone in viaggio (due adulti e un bambino), lasciando gli scritti a orari ricorrenti (quando riesco) per creare una storia. In mezzo ci ho messo altri post che potessero essere utili al mio pubblico di Davide per comprendere cosa sta succedendo al mondo o a me. Ho cercato di alternare argomenti seri, anche adulti, ad altri più leggeri, legati insieme dal racconto (a proposito, sono indietro di due puntate).

Se ho affrontato argomenti adulti (di recente ho postato questo  che mi pare un pezzo della miseria) l’ho fatto con un senso preciso, quello di tratteggiare chi sono io (e quindi, quando lo leggerà, chi ero..) in questo momento. Sono un maschio contemporaneo, non c’è altro da dire. Quindi, perché non postarlo? Perché un giorno mi chiederà cosa vuol dire fregna? Glielo spiegherò. E poi momenti di difficoltà, sorrisi aperti, cadute, strade, salite, discese. Vuoi scrivere? Fallo. Non sei la Yourcenar? Tuo figlio non ti chiede di esserlo. Non ti chiede nemmeno di mentire dicendo che va tutto bene o tutto male. In mezzo, racconta la tua storia di papà (o mamma, vale anche per te se lo sei) per immagini. Racconta un viaggio per quello che realmente è stato. Racconta con semplicità quando sei caduto, ma anche quando ti sei rialzato.

La semantica della felicità

Educazione digitale: la tua scrittura sui social sia semplice. Come una margherita

Educazione digitale: la tua scrittura sui social sia semplice. Come una margherita (Pixabay)

Ho parlato di foto dei bambini sui social e ho urlato la mia: NO! Però quando ho pensato e concepito il racconto scritto della propria vita di genitore lasciata come traccia ai propri figli che, prima o poi, sui social ci arriveranno, ho inconsapevolmente trovato anche la soluzione. Se il racconto inizia spedito e diventa continuo non sarà più attaccabile da chicchessia perché, oltre a non esserci materiale multimediale riguardante i tuoi momenti privati, ci sarà una storia che uno può leggere o non leggere, ma che nessuno può permettersi di rubare o discutere. Il motivo? E’ la tua, sei tu che l’hai scritta e l’hai vissuta. Una cosa, però, scegliti la semantica, l’uso della parola. Passa il confine di qualsiasi situazione per metterti nella regione della felicità delle parole. La felicità è una scelta e ha bisogno del suo vocabolario. Così il problema diventa un’avventura, la disperazione una salita, la felicità una discesa.

Il ritmo? Lento e costante. I social? Strumenti diversi

Anche il ritmo ha il suo peso. Lascia che il ritmo del tuo racconto sui social sia come la tua vita. Se sei lento perché le difficoltà sono tante, non chiederti di essere veloce. Molto probabilmente ti sei separato perché la tua vita è stata più veloce di te. Quindi rallenta, anche sui social. Social che, peraltro, sono strumenti differenti e quindi hanno bisogno di racconti differenti anche se devono comunque raccontarti con coerenza e purezza. Devono dire a tuo figlio chi sei stato, chi sei e chi sarai, fino al momento in cui vorranno leggere questo tuo diario. Un’idea? Facebook per la tua persona e la tua storia, twitter per i tuoi momenti, Instagram per i tuoi luoghi, i tuoi incontri, i tuoi istanti felici. Devi solo raccontarti e farti leggere da quel tuo pubblico di tanti diversi tuoi figli che un giorno, vorranno ascoltarti.