Evento social: diamo una mano ai papà separati.

Vuoi dare una mano ai papà separati che il 19 marzo “marceranno” su Roma per far puntare i riflettori sulla mancata equa applicazione della legge sull’affido condiviso? Fallo via social! Basta un hashtag, un piccolo hashtag. Si tratta di #iostoconpapa, il “grido” di battaglia con il quale il movimento dei papà vuole dare un segnale per far comprendere, senza nulla togliere all’importanza delle mamme, la fondamentale necessità dei figli di avere una bigenitorialità perfetta (in termini di qualità e quantità del tempo) anche se i genitori si separano.

Le regole del gioco.

Se non sei avvezzo ai social ti regalo un due dritte per fare i post come si deve.  Ti dico subito che quelli più impattanti sono Facebook e Twitter e comincio dal primo, avvertendoti che alla fine delle indicazioni tecniche ti darò anche quelle di scrittura. Il post deve contenere almeno 10 righe di testo. Lo farai principalmente da cellulare e la prima cosa cui devi badare è la privacy: deve essere impostata su TUTTI e fra un attimo ti spiego il perché. Scrivi il tuo testo e metti una foto. Un post con una foto ha il 150% in più di possibilità di essere letto. Ecco perché serve. Nel testo, specialmente se ti troverai a Roma e “coglierai” frasi o immagini forti da mandare, tagga una pagina di un’istituzione superpartes per attirare l’attenzione almeno dei social media manager di quella pagina. Esempio: quella del Premier si “tagga” scrivendo @paologentiloni.

Il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti ha questo indirizzo: @giulianopolettiministro. E così via. Ti consiglio di non addentrarti troppo nelle fazioni politiche (comunque @matteorenziufficiale è quella di Renzi, @beppegrillo.it è quella di Beppe Grillo, @SilvioBerlusconi è quella del Cavaliere) e di farlo “tirando in mezzo con il tag” solo quelli che sai non si stanno interessando al problema.

Se devi star stretto nei 140 caratteri.

Se fai la stessa cosa con Twitter sei costretto nei 140 caratteri e gli hashtag, quelle parole col cancelletto, per intenderci, diventano ancora più importanti. Anche in questo caso, però, metti una foto dopo il testo e tagga, se il messaggio è importante, gli account delle istituzioni che devono farsi carico di questo problema della revisione della 54/2006 e di una bigenitorialità perfetta per i nostri figli. Se il messaggio è corto, magari aggiungi un tag e lascia #iostoconpapa. Twitter è più immediato e devo aggiungere che è il social più utilizzato dai politici italiani e dai media. Per questo la sua funzione è importante. Se l’hashtag prende piede diventerà un trend topic e se riusciamo a farlo diventare un trend topic l’attenzione di migliaia di persone sarà un obiettivo raggiunto.

Le dieci regole di scrittura.

  1. Questi post o questi update dei tuoi profili social non devono assolutamente fare riferimenti negativi alle mamme dei nostri bambini. Se sei una mamma e vuoi condividere la nostra iniziativa sono molto contento e con me anche gli organizzatori
  2. Ricordati di metter sempre una fotografia. Aumenta esponenzialmente la possibilità di far leggere il post.
  3. Racconta il tuo viaggio verso Roma se vai al Daddy’s Pride o la tua giornata con il tuo bambino o la tua bambina se decidi di stare a casa (oppure sei obbligato)
  4. NON POSTARE FOTO DI BAMBINI
  5. Se sei al Daddy’s Pride le frasi del comizio o degli organizzatori, i cartelli particolarmente belli, le immagini che ti circondano possono essere un buon modo per fare un post.
  6. Inonda la rete di pensieri positivi. Se sei un padre separato e fai la vittima, aggiungerai problema al problema. Fai vedere quanto sei felice di essere papà o, se sei mamma, quanto sei felice che tuo figlio stia anche con suo papà
  7. Frasi ingiuriose, acrimoniose, razziste, populiste o atte a strumentalizzare il problema dei papà separati saranno guardate da me e segnalate alle autorità, alla Polizia Postale.
  8. Tagga nei post autorità che possano veramente darsi da fare per aiutare i papà separati a risolvere i loro problemi. Tagga anche organi di stampa che possano essere interessati al problema.
  9. Se vuoi cominciare subito, fallo. Una montagna di post può provocare l’impensabile.
  10. Cerca di essere orgoglioso e sereno, almeno in quella giornata. Anche se sei sepolto da un mare di merda.

Questa iniziativa social è il mio modo di partecipare al Daddy’s Pride. Starò a casa con mio figlio e ci lavorerò su tutto il giorno. Spero di essere inondato di tweet e messaggi (a proposito su twitter sono @sharindaddy) e spero di poter aiutare il retweet e spero di mettere tutto dentro un grande flusso. Per fare il Daddy’s Pride basta poco. Un sorriso, poche parole, un tag e #iostoconpapa (a proposito, scrivilo senza accento perché tanto i social non li riconoscono). Naturalmente #iostoconpapa, ma anche con la mamma. Alla pari. Intesi?