Otto marzo: finalmente addio alla maternal preference.

I primi segnali ci sono e mi fa piacere di raccontartelo proprio l’otto marzo. Di cosa sto parlando? Di come, finalmente, i tribunali si stiano staccando dal concetto di maternal preference nelle sentenze di separazione tra coniugi. Sono felice di dirlo l’otto marzo perché penso con forza che la rivisitazione dei ruoli genitoriali tra i coniugi e la revisione delle leggi e della giurisprudenza verso una genitorialità paritaria nelle coppie con figli che si lasciano, sia un bel regalo per i papà così come lo è per le madri.

Si, hai letto bene, se le madri non sono più immolate al ruolo di genitore dominante avranno più possibilità di rifarsi una vita e di essere felici: questo è un bene, te lo ripeto, un bene per la madre e per i suoi figli. Ed è un bene anche per la figura paterna che si vedrà alleviare i pesi economici di un divorzio, ma dovrà essere presente, attivo e paritario nei compiti e nelle azioni all’interno della vita dei figlioli.

Il caso di Catania e del giudice Lima.

Forse te lo ricorderai il caso: se non lo hai in memoria puoi rinfrescartelo andando qui. Il giudice Felice Lima del tribunale etneo ha deciso la collocazione del bambino a casa del padre e l’assegno di mantenimento da parte della mamma, pur riconosciuta pienamente idonea a far il suo ruolo. “Vi è una tendenza diffusa – spiega Lima nelle motivazioni della sentenza – ad affrontare il tema del collocamento dei figli sulla base di un non confessato pregiudizio di fondo per il quale i figli piccoli “sarebbero” principalmente delle madri“.

I figli vengono prima dei “duellanti”

E aggiunge: “L’obiettivo da tenere costantemente presente nell’esaminare le vicende del rapporto genitori separati/figli non è quello delle ripicche e delle sanzioni, ma quello della costante ricerca, indipendentemente dalle vicende del rapporto conflittuale fra coniugi/compagni e dalle eventuali responsabilità dell’uno o dell’altro nel naufragio della famiglia [… ] di condizioni relazionali sempre migliori dei figli con ciascuno dei genitori; anche con quello dei genitori che, per ipotesi, avesse mancato finora all’adempimento di uno o di tutti i suoi doveri di padre o di madre”.

“Va aggiunto che, nel valutare quali siano i valori ai quali ispirare le scelte (dei genitori in lite e del giudice) relative ai minori e a quali attribuire priorità, si deve tenere nella dovuta considerazione il fatto che per il corretto sviluppo intellettuale e affettivo dei figli minori, per la loro serenità interiore e il loro equilibrio psichico sono certamente utili gli ambienti accoglienti, la compagnia simpatica, i giochi adeguati all’età, le cure mediche e i sussidi pedagogici, ma è indispensabile un sereno rapporto con entrambi i genitori“.

La sentenza ha fatto scalpore, ma a Milano….

Il caso di Catania ha destato attenzione sul problema e ha cominciato a far virare, anche se di pochi gradi, la rotta che viene tenuta quasi col pilota automatico da molti Tribunali italiani e che crea migliaia di casi di padri che vanno in difficoltà e di madri “sepolte” dal loro ruolo genitoriale prevalente. Poco tempo prima era stato il tribunale di Milano, senza tema di smentite il capofila del lento rinnovamento, a “contraddire” la sentenza della Cassazione che il 14 settembre 2016 ribadiva il principio della maternal preference. Ecco un altro dei motivi per cui in questo otto marzo dò l’addio alla preferenza verso le mamme. In una sentenza passata con decreto il 19 ottobre 2016, il Tribunale ha collocato presso il papà una bambina di una coppia in condizioni difficili.

Il passaggio decisivo

Nel provvedimento vi è scritto un passo che vale la pena leggere con attenzione. Eccolo:  “Il tribunale si distacca dalla recente sentenza della Cassazione n. 18087 del 14 settembre 2016. In caso di conflitto genitoriale sul prevalente collocamento dei figli, il criterio “guida” è il superiore interesse del minore. Non può trovare applicazione quello da alcuni definito come principio della maternal preference, richiamato appunto dalla Cassazione”.

“Tale criterio interpretativo non è previsto dagli articoli 337 ter e seg. del codice civile ed è in contrasto con la stessa ratio ispiratrice della Legge 54 del 2006 sull’affidamento condiviso.Anche a livello di diritto internazionale, il principio di piena bigenitorialità e quello di parità genitoriale hanno condotto all’abbandono del criterio della maternal preference per favorire quello del gender neutral child custody, che si basa sulla neutralità del genitore affidatario, che può dunque essere sia il padre, sia la madre, in base al solo preminente interesse del minore“.

E’ un dono per l’otto marzo

Lo ribadisco, a costo di sembrare pazzo: questo è un regalo per l’otto marzo, davvero. Se le mamme affidatarie pensano per un momento al maggiore respiro, quindi alla maggiore serenità che potrebbe avere la loro vita, verranno dalla mia parte. Oltretutto in questo passo si mette in discussione il fatto che nel preferire la mamma ci sia un contrasto in atto verso la legge 54/2006. Già, ti sto parlando proprio della legge sulla quale si baserà la marcia dei papà separati del Daddy’s Pride di cui ho parlato in questo articolo qui e in questo articolo qui.

Una notizia ancora migliore

Grazie a un suggerimento della dottoressa Roberta Morabito che ringrazio pubblicamente, c’è ancora un caso da raccontare. E te lo dico: tre indizi fanno una prova. Nel Report Istat di fine 2016 ma anche nel testo della  circolare Miur 5336 del 2 settembre 2015, è emerso che l’affidamento condiviso, pur ovviamente applicato in teoria, è del tutto ignorato nella pratica, tanto che a inizio anno in Senato si è tornato a parlare di una nuova formulazione delle norme che lo regolano, della mitica 54/2016 al fine di garantire a tutti gli effetti il diritto dei fanciulli alla bigenitorialità. C’è un’istituzione che ha già messo in pratica una vera e propria revisione della legge: si tratta del Tribunale di Brindisi (dio lo benedica).

La terza prova che l’otto marzo si può festeggiare anche il primo addio alla maternal preference è questa. Nello stilare le linee guida della sua sezione Famiglia, il Tirbunale pugliese ha messo su carta una vera “fabbrica” di reali affidi condivisi. In questo pdf dello Studio Cataldi puoi trovare l’intero documento, che si regge su una fattiva collaborazione tra i genitori separati, sull’assenza quasi definitiva di un collocamento prevalente e sulla necessità di collaborazione economica più paritaria. Questo articolo riassume bene la situazione. Ecco, le donne hanno un motivo in più per festeggiare l’otto marzo. E anche i papà.