Caro ladro di bicicletta.

Ho deciso di scriverti, perché voglio dirti che ti ringrazio di avermi rubato la citybike che avevo (con un bellissimo seggiolino per Davide). Se leggi questa lettera ti spiegherò perché, anche se ti devo confessare di averti augurato il cagotto ogni volta che la toccherai la mia bici. Prima di passare ai ringraziamenti, tuttavia, ho bisogno di spiegarti delle cose sulla mia generazione in questo paese, cosicché tu possa capire a chi l’hai rubata. Anzi, dirò di più: tutti voi ladri di biciclette potrete capire a chi la rubate in generale, perché io, della mia generazione, sono un rappresentante medio, il rappresentante ideale per comprendere dentro quali portafogli voi, topi di cortile, andate a ravanare.

Probabilmente sono più povero di te.

Vista la bici del cazzo che hai rubato escludo che tu sia un ladro su commissione. Non avevo una Cinelli. Se te la sei venduta per farti una dose, beh, mi spiace per te. Se sei, invece, un esponente di quelle bande che ravanano di notte nei cortili, mi chiedo se tu non si senta un po’ ridicolo a venire a rubare in casa del povero. Sai, ho avuto anche la mezza idea che tu avessi visto il video con cui riprendevo (che beffa, sono le ultime immagini della mia bici che avevo perfino ribattezzato con il nome di Polda) la bici e il posto dove la tenevo dentro il cortile. Poi mi son detto, “Mah, vuoi che sia cos’ intelligente? Direi di no”.

Quindi non mi rimane che spiegarti bene che quelli come me che abitano in Bovisa son poveretti forse più di te. Vivo in un posto dove non sento parlare l’italiano, frequento un mercato nel quale, per un tozzo di pane, ho visto un ambulante mimare il gesto del “Ti taglio la gola” a un abusivo.

Siamo tutti poveri qui, coglione, anche quelli come me. Si quelli laureati, con un lavoro fatto per 25 e passa anni che ci ha cagati fuori come rifiuti, con una pensione che non vedremo mai, con un matrimonio andato male alle spalle, con quel peso sul cuore che se non ci fossero stati mamma e papà… adesso saremmo sotto un ponte.  Abbiamo rapporti con le donne pari a zero, facciamo fatica a mettere insieme il pranzo con la cena, specialmente quando dobbiamo dare da mangiare ai pupi. Siamo inseguiti dai creditori, spiazzati, confusi, rifiutati spesso dal mercato del lavoro che abbiamo amato perchè troppo costosi. Insomma credi che stiamo meglio di te? Non ne sarei così sicuro, pirla.

Però hai avuto un tempismo…

Sei stato eccezionale, lo ammetto. A parte che se salivi da me una 40 euro per lasciar stare la mia bici te la davo comunque e ti saresti risparmiato la fatica di portarla via per venderla a qualche ricettatore, se non peggio di portarla in Romania come dice questa interessante inchiesta di Repubblica.

Hai avuto un tempismo eccezionale perché avevo appena dichiarato urbi et orbi (non so se sai cosa vuol dire) che avrei fatto il papà single a due ruote per vedere il mondo e vivere le mie avventure da un’altra angolazione, in un modo più lento. Ciulandomi la bici mi hai dato modo di allargare a dismisura il mio piano editoriale e i miei pezzi e di partire da zero: già dall’acquisto di una bici. Anzi dalla denuncia di furto, dalle indagini in rete per sapere tutti i metodi per non farsi zanzare il velocipede, dalla ricerca della mia nuova creatura fino ai modi per nasconderla in casa (voglio vedere se la prossima volta mi suoni il campanello).

Caro ladro, passerai qualche guaio.

Caro ladro di bicicletta non sai in che guaio ti sei messo, perché io ho una certa abitudine a ricominciare da zero e lo farò anche per la mia vita a due ruote. Anzi, una delle cose che mi divertirò a fare è fare un giro a cercarti. Già, vengo a cercarti… sappilo. D’altronde sono povero quanto te, non ho lavoro, ho tempo di fare il cazzone in giro…

Poi chiederò, mi farò dare una mano, valuterò l’acquisto, ti farò vedere la mia nuova bici e ti chiederò se vieni a prendere anche questa (se la trovi). Mi fai simpatia perché mi hai messo alla prova e non sei riuscito a togliermi il sorriso. Si, dai, ti concedo il fatto che per 20 minuti, dalle 17 alle 17.20 di giovedì, ti ho bestemmiato dietro i peggio strali che una bocca possa proferire. Ma non mi hai nemmeno fatto fare tardi a scuola a prendere mio figlio. Ci sono andato a piedi.

Io pedalo sempre verso il sole.

Siamo tra poveri, non so se te ne sei accorto. I poveri, però, hanno l’ingegno fine. Io poi ho una caratteristica: pedalo sempre con la faccia al sole. Quindi un’altra cosa che mi hai regalato è la possibilità di pensare a quanto io sia ricco e quanto tu sia uno stronzo. Io sono ricco perché amo ancora questo mondo, questa città, questo paese e conosco un sacco di persone che meritano di essere amate. Tenderò la mano e chiederò aiuto.

#UnabiciperSharingdaddy

Teh, te lo dico. Mi hai fatto venire un’idea. Tempo fa ho letto un libro del mitico Rudy Bandiera che si intitola “Le 42 leggi del Digital Carisma”. Se sai leggere, è un libro che ti consiglio. Magari ti aiuta a smettere di rubare le bici in giro e a darti una regolata. In un passaggio, con l’ironia che gli è propria, ha raccontato di aver messo su una discreta baracca per aver creato una campagna a favore del fatto che qualcuno gli desse una macchina, visto che lui l’aveva distrutta in un incidente dal quale era uscito, per fortuna, illeso.

Ebbene, caro ladro, me ne inventerò una anche io e vediamo se riesco a farcela. Se qualcuno avrà il bene di darmi una bici riceverà da me un meraviglioso racconto di esperienze con un velocipede.  Guarda qui cos’ha combinato il buon Rudy e che cosa gli è successo….

 

Un appello ai produttori di velocipedi

Magari non succede niente, ma insomma, io ci provo. Sharingdaddy è qui e ha bisogno di una bici. Se qualcuna delle case produttrici vuole giocare con me a invogliarti a rubarmene un’altra e a vedere se ce la fai, ma vuole anche vedermi girare a scoprire il mondo armato di telecamera, dal basso della vita poveretta e felice di un papi single, beh, io sono qua.

Faccio un appello a tutte le case di velocipedi, quindi: potete dare due ruote a Sharingdaddy, in  modo che se ne vada in giro per la città a cercare di sfangarsela e vi racconti le più mirabolanti avventure? Adotta anche tu un papà single in bicicletta, spargi in giro l’appello social con l’hashtag #UnabiciperSharingdaddy.

E tu, caro ladro, la prossima volta, invece di zanzarmi il velocipede, sali su che ti faccio un caffé e ne parliamo. Tanto siamo due poveretti, è proprio inutile che stiamo a farci la guerra.