Una bici e un luogo comune da sfatare.

Sto per dare il via a un nuovo modo di vivere e mi sento come alla vigilia di una partenza per un viaggio che porta lontano. In questo caso in bici, lentamente. Più il viaggio è lento e più è umanamente difficile da sopportare e fisicamente facile da vivere. E’ un viaggio che cambierà me e mio figlio, riducendoci ancora di più all’essenziale. E’ un viaggio, tuttavia, che avrà un compito durante il percorso che sarà molto più importante della destinazione. Quale? Sfatare il luogo comune che una vita in bici sia un vita vecchia e lenta, fuori dalla connessione col mondo. Dimostrerò il contrario, puntando a lavorare meno, meglio e a pensare, connettere, interagire alla velocità della luce, alternata a quei momenti lenti di spostamento che permettono il respiro e la riflessione.

Ormai la ricchezza è il tempo.

D’altronde lo sai anche tu: la ricchezza è il tempo, non il denaro. Essere ricchi di quei tempi di spostamento che impongono un’azione sola (pedalare per spostarsi), è da considerarsi come una fonte importante di guadagno se utilizzata per rivedere progetti, contatti, operazioni, connessioni che possono migliorare la tua vita professionale. Vivere in bici è come fare il controllo-qualità della propria esistenza almeno una volta al giorno. Indubitabilmente migliora molti aspetti della propria vita di tutti i giorni.

Contemporaneamente, visto che aumenta il tempo disponibile per pensare a progetti, azioni, cose da fare, da dire, da pensare e realizzare, diminuisce quello in cui si prendono soluzioni poco efficaci. E’ come se questa alternanza azione-pedalata-azione, desse alle azioni più peso e alle pedalate più senso. A proposito: questo articolo di Silvio Gulizia sugli esercizi per riconnettersi con il proprio centro della vita può essere utile a migliorare le fasi azione-pedalata-azione

La settimana è diventata un’amica.

Sto preparando il bagaglio leggero e sarà un viaggio a pedalata non assistita che spaccerà una marea di consigli, episodi, luoghi, strade, incontri, dritte, modi, vie per vivere in un modo più frugale, meno violento nei confronti del mondo, più ecologico, sostenibile, economico e sereno. Sento che è il momento di cambiare per un motivo semplice. La cosa più importante per me, la paternità, è entrata nel sangue, nell’abitudine, nell’organizzazione delle cose. Tanto da cominciare a farmi essere pronto alla risposta immediata all’emergenze.

Dopo il primo periodo di apprendimento di una vita nuova, quindi, la vita è passata alla fase del consolidamento e riesco a organizzarla. Parlo dopo un paio di mesi di programmi fatti a inizio settimana e poi rispettati, cominciando dalla cosa più importante: dalla vita di Davide. Per questo la settimana è diventata un’amica e ho trovato un modo di raggiungere gli obiettivi di vita professionale e personale senza patemi.

La tua vita è un fiume: Day One App

Sto preparando il bagaglio leggero per il viaggio in bici e porto con me il mio nuovo modo di stare in piedi, basato su tre cose: un taccuino, una app e una frase. Il taccuino è il solito, quello rilegato di carta: serve per appunti veloci di ogni genere. La mia vita è un fiume che nel suo letto tiene insieme tutta l’acqua contemporaneamente: l’io che lavora non è diverso dall’io che fa il fratello, il padre, l’amico, il conoscente di qualcuno. L’io professionale non è diverso dall’io personale. Entrambi vivono e raccontano la stessa cosa, un viaggio.

La app è Day One 2 ed è un’applicazione di journaling e il journaling, scrivere un Diario, è l’unica cosa che mi fa essere produttivo. Finalmente, è finita l’epoca delle ricerche al buio per il miglior metodo di portare avanti i propri progetti. D’altronde io sono un fiume e nella mia acqua scorre tutto contemporaneamente, non posso essere tanti diversi me: sono uno solo con dentro tutto il brutto e il bello di una persona qualunque. Per cui ho scoperto che l’unica maniera per tenere tutto insieme è una app che mi faccia redigere un diario: sui suoi segreti, se desideri usarla, puoi andare qui.

Madre Teresa di Calcutta.

Poi c’è la frase, scovata per caso, di Madre Teresa di Calcutta che fa più o meno così:

Non aspettare di finire l’università, di innamorarti, di trovare lavoro, di sposarti, di avere figli, di vederli sistemati, di perdere quei dieci chili, che arrivi il venerdì sera o la domenica mattina, la primavera, l’estate, l’autunno o l’inverno. Non c’è momento migliore di questo per essere felice. Donati interamente a Dio. Egli si servirà di te per compiere grandi cose a condizione che tu creda più nel suo amore che nella tua fragilità.

La felicità è un percorso, non una destinazione. Lavora come se non avessi bisogno di denaro, ama come se non ti avessero mai ferito e balla, come se non ti vedesse nessuno. Ricordati che la pelle avvizzisce, i capelli diventano bianchi e i giorni diventano anni. Ma l’importante non cambia: la tua forza e la tua convinzione non hanno età. Il tuo spirito è il piumino che tira via qualsiasi ragnatela. Dietro ogni traguardo c’è una nuova partenza. Dietro ogni risultato c’è un’altra sfida. Finché sei vivo, sentiti vivo. Vai avanti, anche quando tutti si aspettano che lasci perdere. 

Tu sei l’acqua

Ho trovato questa frase su un profilo di un’amica di Facebook e l’ho fatta mia. Il motivo per cui l’ho divisa in due è semplice: fino alla parola “fragilità” dà il senso a una vita, fino alla parola perdere dà il senso al viaggio. Ecco, un viaggio in bici come questo, per andare più lontano con meno e per non avere limiti di pensiero, è quel percorso. Divento matto, in particolare, per la parte che dice: “Lavora come se non avessi bisogno di denaro, ama come se non ti avessero mai ferito e balla, come se non ti vedesse nessuno”. Il mio viaggio in bici, un progetto di lavoro e di vita, è tutto lì. Io sono acqua e, forse, lo sei anche tu.

Come organizzarsi le cose semplici

Per tanto tempo ho pensato, quando avevo la macchina a come facevano, negli anni ’50, a portare pesi non avendo un mezzo simile (era cosa per pochi). Eppure lo facevano. E’ uno dei tanti pensieri che devi riorganizzare se non hai un mezzo tuo. E’ una cosa semplice, una cosa che può capitare spesso: però la devi fare in un modo diverso da prima. Una cosa che impone un ragionamento, una filosofia diversa e nuove abitudini: anche una semplice “spesona” diventa un cosa da pensare. Sono ancora un neofita del campo, non riesco ancora a pensare semplice mettendo a somma quello che posso fare da solo (senza mezzi) con quello che la tecnologia e il contesto sociale possono farmi fare con l’aiuto delle infrastrutture o degli altri.

Per farti uno stupido esempio: so che devo andare a fare la spesa vicino alla scuola di mio figlio quando lo vado a prendere a inizio settimana, nel pomeriggio del lunedì. Mi sono anche preso un carrellino capiente da vecchietta per contenere la spesa di 7 giorni per due. Oh: ci fosse una volta che ci sono riuscito… Il ragionamento diventa azione, l’azione ha bisogno dell’abitudine, poi si consolida.

La tecnologia, grande amica mia

Per il resto, per completare un’azione senza la proprietà di un mezzo, c’è, tuttavia un alleato potentissimo che si chiama tecnologia, che si chiama web. In questo progetto di viaggio un posto determinante ce l’avrà la tecnologia che mi fa compiere delle azioni facilitandomi il compito attraverso la condivisione di un mezzo o di un oggetto necessario a completarle. D’altronde è impossibile che Sharingdaddy non sia un amico fraterno del web e delle sue dinamiche per risolvere delle cose aumentando la qualità della vita e diminuendo il costo della stessa.

L’appello di Sharingdaddy è una grande occasione

Se questi sono i contenuti di questo viaggio e tu sei un produttore di biciclette non potrai resistere a lungo al fascino di poter fare questo viaggio insieme: sarà un doppio storytelling. Sarà un racconto di un modo di vivere diverso, lontano da qualsiasi modello, ma anche un racconto di un mezzo che sta tornando centrale nella vita delle persone. Un progetto di storytelling aziendale in totale mobilità e con tecniche mojo che può essere molto più “ingaggiante” e coinvolgente di qualsiasi pubblicità. Ti aspetto. Sali anche tu in bici, se sei una persona che vuole cambiare (anche le mamme sono benvenute) o un produttore di biciclette che vuole far capire che vivere in bici è lento, nuovo e al centro di questa nostra nuova epoca.