Col mojo sei velocissimo sulle breaking news (e lento quando vuoi).

Da qualche settimana stiamo parlando di immagini, di campo, di comportamenti da tenere mentre si sviluppano le storie, mentre si produce contenuti  “mojo”. Chi si avvicina al mobile journalism, avendo una base di linguaggio giornalistico video, trova un mondo che può essere velocissimo (o lentissimo) a seconda delle esigenze. Se si sta sul bollente territorio delle breaking news, con le telefonate del capo che ogni mezzo minuto chiama per rompere i cosidetti e chiedere se “hai mandato”, ci sono precise tecniche conservative che fanno produrre efficientemente, risparmiare tempo e inquadrature, per finire al volo. Di solito la differenza di tempistica è di questo genere: tu mandi il pezzo quando la troupe classica riprende la macchina per tornare in redazione e il videogiornalista è a metà montaggio. Un astronauta. Però, quando puoi, il mojo ti dà la possibilità di essere lentissimo e di lavorare le storie come un artigiano.

Immagini necessarie, coperture essenziali: la regola del cinque

Se sei sulle news, molto spesso ti capita di fare interviste coperte o piccoli pezzi speakeati con insert di voci. Si tratta di timeline semplici, con un po’ di quello che gli americani chiamano b-roll a spiegare per immagini ciò che la voce dice, assieme a pochi altri aggiustamenti audio e video (qualche transizione?). Il dato di fatto è avere la voce del giorno e poterla condire con piani fermi e regolari sul posto dove il tal soggetto ha fatto la dichiarazione, alcune immagini sull’evento che ha visto protagonista l’intervistato e poco altro.

Cinque inquadrature per l’evento bastano a meno che non sia diviso in più azioni, allora adotti la regola del “5 quadri ogni evento”. Se l’evento è una star della cucina che parla ai ragazzi di una scuola, poi risponde alle domande, poi si mette a cucinare davanti a tutti, beh, le inquadrature sono 15.  Cinque inquadrature per il luogo vanno bene. Riservati due tre inquadrature per l’uscita di scena del protagonista. E poi? E poi basta. Fine. Stop. Ti fermi. Certo, se poi sorprendi la star dei fornelli addormentata mentre parla la Preside ti concedo un altro shoot…

Il mare infinito, però, sono le storie…

Non giriamoci tanto intorno: per me e per te l’epoca degli scoop è finita da un pezzo. Può arrivartene tra le mani uno ogni sei mesi se sei fortunato (la bravura, ormai, non c’azzecca più col mondo delle news). Hai, tuttavia, un mare infinito dove andare a pesca tutti i giorni, con un bacino potenzialmente enorme di prodotti vendibili. E’ il bacino delle storie straordinarie di gente comune, dei racconti unici che stanno di casa alla porta accanto alla tua. Quello è un mercato da cui puoi cercare di cavar fuori un onorario decente per arrivare a fine mese, trovando il campo di specializzazione nel quale poter essere un punto di riferimento.

Il vento per le vele è il mojo.

In quel mare la navigazione alla scoperta delle storie può andare lenta, può andare a vela. Nei consigli per andare sul campo dati qualche giorno fa, fornivo alcune indicazioni su come sfruttare il proprio tempo per essere efficienti anche oltre la semplice produzione di immagini. Ora ti invito a pensare che la versatilità dello smartphone dona molte possibilità in più per poter raccontare una storia rispetto alla normale telecamera. I posti dove può essere messo, le angolazioni, la vicinanza con l’azione, la caduta della barriera che crea una camera tra intervistato e intervistatore: questi sono alcuni degli elementi che soffiano sulla barca del racconto di una storia, anche minima, un vento nuovo.

Sarà facile capire dove stare

Il tipo di racconto è più intimo, più particolare, reso meno artificiale dal mezzo di ripresa. Chi, invece, è incaricato di raccontare la vicenda o la storia, grazie a una strumentazione meno pesante, a comandi più intuitivi e a maggiore facilità di spostamento per trovare l’inquadratura giusta, avrà più sicurezza nel dirigere il racconto per immagini e nel prevedere lo sviluppo della storia e quindi il punto esatto dove andare a fare l’inquadratura. Anche prima dell’uscita per le riprese ci sarà più tempo per preorganizzare la produzione con delle tecniche precise (e sia nell’organizzazione, sia nella ripresa, le tecniche mojo sono molte).

Un urlo nell’orecchio….

Un urlo nell’orecchio te lo faccio, anche se fa sorridere il fatto che la limitatezza dell’hardware ti obbligherà a rispettare questa regola (pena danni incalcolabili :-)). NON MUOVERE LA CAMERA. Niente carrellate, niente zoomate, niente piani sequenza. Consumati il cervello per giorni, mesi, anni a trovare le inquadrature giuste, ferme, con le linee a posto. E fai solo quelle. E falle quando sei sicuro che quelle inquadrature, sono le inquadrature che volevi.