La dieta di Sharingdaddy serve per il viaggio.

Sto continuando il mio lavoro di preparazione per il viaggio in bicicletta, per il cambiamento definitivo di abitudini e modi di vivere la città, il lavoro, la vita, le passioni e le esperienze con mio figlio. Per questo viaggio una delle prime cose da fare è la dieta perché anche mentre mangi devi ridurre pensieri, azioni, operazioni, sprechi e tornare a essere essenziale. Faccio una premessa: per i post come questo mi sono fatto consigliare e guidare dalla biologa e nutrizionista Alice Cancellato di Milano, ma lo specifico in stampatello: NON SONO UN DOTTORE. Per questo motivo quello che ti scriverò lo devi accettare come un consiglio, una possibilità, di cui parlare prima col medico.

La semplicità è una necessità.

Quando sono andato dalla dottoressa (a proposito, lo dichiaro, ha degli occhi che sono un’opera d’arte) avevo in mente una domanda precisa. Eccola: dottoressa, come faccio a raccontare ai papà separati come mettere qualcosa in tavola facendo solo poche operazioni e cucinando la stessa cosa per entrambi? Già, perché diciamocelo, io e te non sappiamo cucinare, siamo i principi dell’alimentazione sbagliata e del disordine e non abbiamo tanto tempo.

La dottoressa mi ha risposto spiegando alcuni principi di educazione alimentare e alcuni modi di riempire il piatto per i quali sono rimasto a bocca aperta. Ho deciso di studiarli proprio adesso perché, mentre aspetto che qualcuno raccolga il mio appello social #UnabiciperSharingdaddy, sto preparando le nuove abitudini di vita che si coniugheranno con i nuovi modelli di spostamento e organizzazione dei giorni. Mangiare bene, diciamolo, è una delle basi per pedalare bene. Allora ti spiego due cosette.

La regola del Piatto.

La dottoressa Alice mi ha disegnato un piatto (quello che vedi nella foto) e lo ha diviso in quattro. Ebbene, in quel piatto, per te e per lui o lei (intendo il pupotto), ci devono essere quattro lettere dell’alfabeto. La V, come verdura, la F come frutta, la C come Carboidrati, la P come proteine. L’alimentazione, quindi, deve avere una base di partenza varia e non privativa. Vedremo in un prossimo post quanto bilanciamento dovrai fare in settimana tra queste 4 lettere per essere efficace.

Nel piatto ci devono essere questi quattro componenti base dell’alimentazione e ci devono essere tutti. Abituati a metterli tutti e a metterli secondo le esigenze che il tuo bambino mostra. Cerca di pensare che le sue dosi non sono le tue e cerca di lasciarlo andare da solo alla scoperta dei sapori, senza preoccuparti se mangia poco. Mangia quello che si sente, si regola da solo.

I colori da mangiare: che goduria.

Una componente importante del piatto che metti in tavola non è la tua eccellente o meno capacità di cucinare. Sappiamo che sei una schiappa che Cannavacciuolo a Masterchef prenderebbe a calci nel sedere. Una capacità importante è quella di saperlo colorare quel piatto.  Faccio un giro del piatto per spiegarti: se la V è rossa come il pomodoro e la F è gialla come la Banana, la P è bianca come una bella fettina di Merluzzo e la C è marroncina come il Pane, hai fatto un giro di colori vari e belli, che regala serenità alla tua pancia quando mangi e felicità al tuo occhio che vede cosa stai mangiando. Una goduria.

Giocaci come un matto, vedrai l’effetto.

Facendo facce con la frutta nel piatto ho fatto mangiare a Davide la qualsiasi. Perchè non lo fai anche tu? Per far mangiare senza inviti non serve andare da Mc Donalds. Bisogna cucinare con la fantasia. Appena puoi gioca col cibo mentre lo stai facendo, permettigli di toccarlo, di assaggiarlo. Il gioco, tuttavia, non deve continuare a tavola. Invitare tuo figlio a mettere il sale nella pasta o a colorare il piatto come ti ho accennato prima è un modo per entrare in contatto con quello che l’alimentazione è veramente: un momento di dialogo con se stessi, con il proprio corpo e con gli altri.

Faglielo capire bene, magari raccontandogli (o le) che effetto benefico può avere su di lui (o lei) il mangiare quel cibo che state per portare alla bocca. Fallo sperimentare, spiegagli sempre che non può dire se una cosa è buona o meno, se non dopo averla assaggiata. Non piegarti a molte alternative e spingilo dolcemente a mangiare quello che prepari. Il caro vecchio “O mangi la minestra o salti dalla finestra” vale. L’effetto sarà dirompente: il bambino ti devasterà di domande su questo o quel “superpotere” che regala il pomodoro piuttosto che la carota.

Cerca di essere semplice.

Come vedi in questo gioco del piatto, in questa dieta, non vengono menzionati piatti o piattini da fare, metodi di cottura o ammenicoli vari. Il senso è semplice: con quel piatto, quelle quattro lettere, il modo di giocare e di allestire insieme il momento del pranzo, la serenità che deve contraddistinguere l’atto del mangiare insieme, ti alimenterai bene tu, alimenterai bene lui (o lei), cucinerai velocemente (per poi, magari, diventare pratico nel tempo)  e perderai ben poco tempo nella preparazione. Tutto molto semplice. Ti giro due frasi del blog di Alice, riflettici.

Dieta” deriva dal greco δίαιτα che significa”abitudine”, “stile di vita”. La dieta non si inizia, quindi. La dieta si cambia. Ogni giorno, per vivere meglio.

Avere una dieta sana è trovare un equilibrio, un’armonia. E’ come quando si impara ad andare in bicicletta. Quando hai imparato è per sempre.

Riflettici. La dieta è un’abitudine, non è un percorso a ostacoli fatto di privazioni e incubi notturni. Se ti alimenti in modo semplice e gioioso e alimenti il tuo bambino nello stesso modo, regali a te stesso e a lui una carta vincente per tutta la vita. A proposito di alimentazione chiudo così: questo è solo il primo di tanti spunti che ti darò. Stay tuned.