In bicicletta bisogna stare leggeri e ricchi.

Il progetto Sharingdaddy è in un momento di attesa e cambiamento, da quando ho deciso di cambiare tipo di vita vendendo due cose centrali del modo classico di stare in questo mondo, l’automobile e la televisione. Sto cambiando abitudini, sto organizzando le settimane, curando la salute e l’alimentazione e progettando viaggi. Sto facendo le valige con un pensiero di base: deve essere più quello che tolgo di quello che metto. Così, in bicicletta, viaggerò più leggero e sarò arricchito dall’esperienza.

La valigia al contrario.

Facendo questa valigia al contrario, quindi, cerco di far anche comprendere quale sarà il piano di viaggio della mia vita e, di conseguenza, quello del blog. Per attuare il cambiamento ci vuole il coraggio, come dice la mia carissima amica Gloria Vanni,  di uscire dalla propria zona di comfort, ma ti do una notizia: una volta che sei fuori il panorama sarà bellissimo. Dalle cose che è deciso di togliere dalla valigia, naturalmente, non metto le prime due, l’auto e la tv, le quali rappresentano il gesto simbolico di questo cambiamento.

In fondo, oltretutto, se dovessi riassumerlo, questo nuovo piano, lo potrei riassumere in un modo molto semplice, proprio partendo dai due oggetti tolti prima di partire. La televisione e l’auto, infatti, sono due orpelli decisivi della nostra vita che ci costringono a un’azione ben definita, quella di stare fermi, mentre ci portano in giro. La prima lo fa con le immagini, la seconda con le ruote.

Da oggi mi devo muovere per quello che voglio.

La differenza sostanziale tra la vita di prima e quella che farò da ora in poi è che per prendere una cosa, per conquistare un traguardo, per crescere, per sapere, per conoscere, per vedere, dovrò essere io il primo a muovermi, anche quando questo mi costa fatica. Certo, anche gli altri mezzi di trasporto (la bicicletta no, su quella devi pedalare), sono mezzi che, in qualche modo, ti costringono a stare fermo. Sì, però ti lasciano maggiore libertà di movimento e ti regalano un plus: puoi fare altre cose molto belle. Guardare, leggere, studiare, intessere relazioni, innamorarti, stupirti, piangere, ridere (beh, magari quello lo puoi fare anche mentre guidi). In generale, comunque, l’azione più bella che ci regala questa nuova epoca, muoversi per cercare di ottenere quello che vogliamo, desideriamo, diventa un mantra in ogni azione. Anche nella più piccola. Mettendo al centro l’unica cosa che conta davvero: tu.

Lascio il pensiero comune.

La prima cosa che tolgo dalla valigia è il pensiero preconfezionato, il sapere quello che è giusto e quello che è sbagliato. Lo soffro terribilmente perché sono un giornalista e vedo tutti i giorni lo scempio che i mezzi di informazione stanno facendo della nostra coscienza critica. In questi giorni mi viene in mente spesso il “Paese dei Buoni e dei Cattivi” dell’amica Federica Sgaggio, collega scrittrice che esamina bene quello che il giornalismo, in special modo italiano, ci sta combinando.  Ecco, penso che 27 anni di mestiere fatto così possano bastare e che sia ora di cambiare. Per cui via dalla valigia la divisione fra buoni e cattivi, tra giusto e sbagliato, fra bello e brutto. Resto solo con una distinzione: l’utile e l’inutile.

Lascio la frase “non ce la faccio”.

“Non ce la faccio, sono stanco, faccio domani”. Quante volte l’ho pensato, quante volte ha vinto questa frase. D’ora in poi “ce la faccio, prima o poi, ce la faccio”. Uso questa cosa da lasciare per spiegare un altro movimento del blog e della mia vita. Ho raccontato la vita da papà separato con tutte le sue difficoltà perché desideravo dare un inizio veritiero alla mia esperienza, ma ora devo cambiare.

Non posso più dire non ce la faccio, perché ce l’ho fatta a uscire da una delle esperienze più difficili della vita, con l’aiuto di una donna intelligente (la mamma di mio figlio) e di Davide. Per questo motivo desidero lasciare la figura del papà separato ed entrare in quella del papà viaggiatore. Spero sia un messaggio anche per le persone che ancora restano impantanate nella categoria difficoltosa e disperata dei separati. Se lo sei ti auguro di iniziare a pensare che sei assolutamente normale e che puoi fare tutto, puoi essere tutto, puoi arrivare ovunque.

Il pensiero è semplice, ma la motivazione è forte. Il cambiamento non vuol fare rima con dimenticanza o con disinteresse: al contrario. Se i separati si sentono normali, possono uscire dall’incaglio della frase “non ce la faccio”, risolvere i problemi e chiedere diritti. Io continuerò a farlo, ma senza mettermi il mantello di colui che versa in difficoltà. Non lo sono più.

Lascio lo zucchero.

Una delle cose importanti di cui sto parlando in questi giorni sul blog è l’alimentazione. Io sono sovrappeso, mentre mio figlio è educato dal punto di vista alimentare. Ecco, procederemo a dei cambiamenti per diventare educati entrambi, quindi sarò io a dovermi muovere e togliere tutte le cattive abitudini. A cominciare dallo zucchero che cercherò di assumere solo nelle sue versioni più semplici (come quello contenuto nella frutta).

Lascio le strade già battute.

In bicicletta sarà più facile girare l’angolo e mettersi in strade che non conosco. Vivrò con meno, ma punto alla ricchezza, alla bellezza inaspettata, allo stile, alle storie, all’artigianato, alla natura, all’agricoltura, allo sconosciuto che c’è sotto casa. L’unico modo per raggiungere queste mete è mettersi su strade nuove, su selciati sconnessi, su vicoli stretti, su vie silenziose. Il mio obiettivo è stare vicino a oggetti che raccontino qualcosa, all’arte, alla sapienza dell’uomo, alle grandi imprese e alle magnifiche storie minuscole. Ci vuole attenzione, lentezza, preparazione. E’ per questo motivo che l’appello social fatto qualche tempo fa ti sembra non dia frutti: non è così. Scommetto fin da ora che su queste strade troverò la ricchezza e l’eccellenza di questo paese, quella che ci rende famosi nel mondo e di cui manco ci accorgiamo.

Lascio i libri di carta.

Io, scrittorucolo e blogger, ho deciso di non portare i libri di carta con me. Niente di personale, ma una delle cose importanti sarà la connessione con il mondo attraverso il web e gli ebook. In questa vita lenta, infatti, ci saranno parti velocissime. Quali? Quelle nelle quali cercherò connessioni, farò operazioni, creerò occasioni per soddisfare quelle necessità o sviluppare quei progetti che mi serviranno per crescere personalmente e professionalmente, ma che non potrò affrontare live per merito della mia lentezza nello spostamento. Per cui benvenuti ebook, bentrovato tablet, connessione in mobilità sali a bordo del velocipede. D’ora in poi si lavora ovunque, si va ovunque, si trova qualsiasi cosa lontana attraverso strumenti elettronici. Addio carta, ti preferisco albero.

Lascio l’ufficio.

Addio anche all’ufficio. Non c’è più da tempo, perché, come dice Davide “il mobail giornalista lavora da casa”. Già che sono in questo paragrafo lascio anche l’altra cosa che ti ruba l’esistenza: l’iperconnessione. Da qualche tempo sono io che domino lei, non il contrario. Se rimanessi sempre connesso non godrei il panorama, non potrei farmi stupire da quello che vedo. La connessione sarà a finestre, ma la vicinanza alla tecnologia che aiuta la vita non mancherà. A proposito, ti dico una cosa: anche i ricchi, grazie alla tecnologia, spendono meno e lo fanno volentieri. Fallo anche tu, per rispetto anche al mondo che ti circonda. Ti sentirai meglio, anche se sei pieno di soldi.

Lascio chi non risponde ai messaggi e passo oltre.

Un malcostume tutto italiano, quello di non rispondere alle email o ai messaggi. Si può anche essere presidenti del consiglio, ma non rispondere alle mail è una cosa da cafoni. E non mi si dica che si perdono oppure non arrivano. Succedeva, forse, nel 2002, non oggi. La risposta, cortese o sgarbata che sia, è un segno di correttezza. Per questo motivo va data. senza remore. Sempre. Nella mia vita lentissima nel movimento e veloce nel pensiero non ci sarà più posto per chi non risponde alle email, ma inseguirò fino all’ultimo bite disponibile chi mi deve una risposta. Questione di rispetto. Ps: se capita a me, offendetemi pure. Ne avete il diritto.

Lascio il “dover essere”.

Ho responsabilità cui devo ottemperare. Ho progetti da sviluppare, sogni da realizzare. Una cosa che non metto in valigia, tuttavia, è il “dover essere”. Qualsiasi ruolo mi verrà chiesto di interpretare avrà come risposta un educato “no, grazie”. Dimostrerò con le esperienze che la vera ricchezza è il tempo. Farò solo cose in cui credo o lavori che mi permettano di realizzare i sogni che faccio. Non sarò ossequioso se non con i partner che ricalcano i valori di questo progetto. Neanche nei rapporti sarò qualcuno o qualcosa di particolare. Sarò solo un papà in viaggio.

Lascio la diffidenza.

I nuovi meccanismi dell’economia della condivisione, nei quali vale più il possesso della proprietà, regalano a me e a te un mondo di opportunità. Ho già cominciato con Bla Bla, ma ora abbraccerò tutti i servizi di consivisione che possano agevolare viaggi, spostamenti, esperienze, lavori, ricchezze. Per farlo devo tirare fuori dalla valigia e dai miei comportamenti la diffidenza. Vivere nel timore che possa succedere qualcosa mentre scambio valore con qualcuno è il miglior modo per non godere di quello che sto vivendo. Quindi, via, via dalla valigia.

Lascio la destinazione.

La verità è che non so dove sto andando. Non ho una destinazione. Ho solo il viaggio da fare, un viaggio della vita, nel quale non saranno contemplati risultati misurabili con la parola successo, ma solo risultati su una scala precisa: quella della felicità. Insomma, sono stati anni difficili, ma ho reagito. Ora sono sereno, lucido, ricco. Ora io e mio figlio partiamo per il viaggio più lungo. Il viaggio che ci farà crescere, insieme.