Corso di mobile journalism: a ognuno il suo mojo.

Caro corsista, ti scrivo, cosi mi distraggo un po’. Nella serata che precede il primo corso di mobile journalism  della storia di Italianmojo a Milano, sono molte le considerazioni che mi attraversano la mente. La prima è quella di un “grazie” grosso così a tutti a te e a tutti coloro che, domani alle 9, saranno nei locali del Parini Coworking a Milano, in via Bernabò Visconti 13, a sfidare caldo e voglia di riposare per sentirmi parlare. Sarai in buona compagnia e la compagnia poteva essere anche più folta, ma abbiamo deciso di chiudere il numero poco sotto le 20 unità. Uno solo il pensiero: a più di 20 si insegna peggio, voglio essere efficace per tutti. La prima cosa che mi permetto di dirti è che domani non troverai solo un corso di mobile journalism ad aspettarti, ma troverai innanzitutto il tuo mojo, il linguaggio che serve a te.

Alcuni indizi su quello che scoprirai domani.

Per questo motivo ti regalo alcuni pezzi del puzzle che domani comporremo insieme, alcune considerazioni sul mio modo di insegnare il mojo o mobile videomaking. Ecco, quindi, dieci punti cardine che troverai nel mio mojo, sperando possano entrare anche nel tuo:

  1. Il mojo o movi è semplicemente uno che deve raccontare una storia e che usa uno strumento nuovo, immediato, informale, diretto, veloce, avanzato e “incontrollabile” come lo smartphone per fare questa operazione.
  2. Nel mio modo di fare mobile videomaking non troverai aggeggi, accrocchi, diavolerie che trasformino il tuo smartphone in un artefatto in grado di girare le scene di Apocalypse Now. Un telefonino è un telefonino e la sua peculiarità è che deve “filmare” da telefonino.
  3. -Le inquadrature? Da domani le facciamo semplici, le facciamo parlare per quello che realmente hanno da dire. Come fossero quadri, più che inquadrature.
  4. Tanto meglio pensi e organizzi la storia che vuoi raccontare prima di iniziare a raccontarla, tanto più veloce sarai nel farla e nel presentarti agli acquirenti per venderla. Questa è una delle tante cose per dire che ai miei corsi parleremo anche dei modi per fare soldini o per risparmiare soldini.
  5. Non sapere la storia di questa materia equivale a non conoscere la materia. Ti farò una testa così con questa rivoluzione che, dal basso, ha cambiato e sta cambiando il giornalismo mondiale. Onde evitare che tu possa pensare che il mobile journalism è una questioncina idiota che si risolve in qualche app o qualche aggeggio.
  6. Se devi aggiungere qualche cosa da studiare oltre a questi corsi io ti darò un solo consiglio: studia l’inglese.
  7. Da adesso in poi, se vieni a fare un mio corso, ti avverto soltanto di una cosa: prova a usare lo zoom in mia presenza o i movimenti di camera (te ne concedo uno e domani ti spiego quale) in generale e io ti mozzo le dita. E’ vietato: lo zoom è vietato.
  8. Quando sei sul campo a fare immagini pensa a schiacciare rec solo quando sei convinto che sia l’inquadratura giusta e non sprecare frame.
  9. Ricordatelo: se stai facendo una storia sappi che se non filmi una cosa quella cosa non è mai esistita.
  10. Ognuno ha il suo mojo, tu cerca il tuo e cerca di farlo pensando che il mobile journalism è un linguaggio unico e un modo di fare la professione o di sviluppare un’immagine visuale coerente e utile per la tua vita.

Dai, te ne dò ancora uno di consiglio e poi vado a dormire: ricordati che essere mojo (o movi) è un mindset e quindi ti metterà davanti a delle situazioni da risolvere, a delle decisioni da prendere, a delle inquadrature completamente inusuali da fare. La differenza tra uno che vuole diventare mojo e uno che non lo diventerà mai è che il primo, davanti a un problema piuttosto s’ammazza, ma trova una soluzione. Il secondo chiama qualcun altro e chiede: ma tu come hai fatto a…?