Cinque Cerchi ritorna con una fuoriclasse: Jessica Rossi

Si ricomincia. Cinque Cerchi riparte e prepara sorprese. La prima ha il nome, il sorriso e la classe di Jessica Rossi, giovanissima, ma già formidabile interprete del tiro a volo. Jessica si racconterà come al solito ed è a disposizione di tutti coloro che desiderano fare domande. Naturalmente i modi sono i consueti: la mail redazione@cinquecerchi.tv, il contatto Skype redazionecinquecerchi oppure la chat mentre saremo in diretta. L'appuntamento è per venerdì 10 settembre 2010 alle ore 17, in diretta, come al solito, su www.cinquecerchi.tv. Non perdetevi la prima puntata, vi racconteremo le novità della stagione che va a incominciare.

Delpiano: Un campione speciale a caccia di sogni

30 Sep in Francesco Delpiano, Nuoto, Storie

Silla Gambardella, amico e giornalista, ci ha regalato questa bellissima storia. Grazie (fac). «Ascolta, a me l’intervista sta bene, purché emerga un messaggio di speranza. Il tempo della rabbia e del dolore l’ho superato, ora ho altro da raccontare».

Quando lo contattiamo telefonicamente, Francesco Delpiano accoglie la nostra la nostra richiesta con questa premessa. E quando pochi giorni più tardi lo incontriamo nella sua Parma, dopo una lunga chiacchierata seduti al tavolino di un bar, capiamo che dietro quel suo desiderio c’è la forza di chi, di fronte al dramma che gli ha cambiato la vita, ha saputo riconoscere il “prima” e il “dopo”, e ricostruirsi una seconda vita anche quando il “dopo” gli aveva lasciato nulla del “prima”.

Francesco, partiamo dall’incidente.


«Venerdì 17 febbraio 2000. Di quel giorno, l’ultimo mio ricordo è l’immagine della portiera della mia auto che non riuscirò mai ad aprire: pochi attimi prima che lo facessi, una macchina che proveniva contromano mi ha investito. Mi sono risvegliato nel letto dell’ospedale di Sassari, incapace di muovere la gamba sinistra. A Sassari stavo seguendo la costruzione della metropolitana cittadina, per conto di una delle più importanti società italiane impegnate nella realizzazione di opere pubbliche. Avevo 33 anni ed ero uno dei tre più giovani ingegneri italiani a rivestire quel ruolo. Una carriera in ascesa, e in un attimo mi sono ritrovato privo di tutto».

Qual è stata la diagnosi del trauma?

«Emidistonia. Una malattia neuromuscolare che – al pari del Parkinson – causa disordine motorio e ti rende incapace di essere padrone del tuo corpo. La diagnosi è arrivata un anno più tardi. Infatti, dopo tre mesi di ospedale in Sardegna, la mia situazione clinica stava peggiorando e allora, su consiglio di mia sorella, mi recai a Parma per una visita da un amico medico. Feci il biglietto d’aereo di andata e ritorno, ma quello di ritorno non lo usai mai. Rimasi a Parma è lì cominciai la mia battaglia».

È stata lunga la riabilitazione?


«Per quattro anni non ho fatto altro che pensare a “rimettere insieme i cocci” del mio corpo. Per quattro anni ho messo da parte tutti gli altri aspetti della mia vita. Per quattro anni ho vissuto al Centro di Riabilitazione Neurologica delle Terme di Monticelli, in provincia di Parma. Facevo terapia da lunedì a sabato, dalle 8 alle 13 e dalle 14 alle 18: gli orari di lavoro di un impiegato. E ancora oggi, pur avendo recuperato la mobilità con l’uso delle stampelle, ogni tre mesi devo presentarmi in ospedale per sottopormi a una cura farmacologica a base di tossina botulinica, per contrastare gli effetti della malattia».

Comments

mah

mah a me sembra una storia banalissima e noiosa

 

Le ultime inchieste

Qualche minuto per raccontare un'altra passione degli italiani e un malcostume diffuso. Sto parlando di quel sottile oggetto di status sociale che è il cellulare, unico gadget che non conosce miseria per quanto attiene alle disponibilità degli italiani, siano essi ricchi o pezzenti. O c'hai l'Iphone o sei una merda e quindi... Non avrei mai creduto, tuttavia, di assistere alle cose che ho visto in una palestra della ricca e cafonissima Monza. Sto facendo una settimanina di prova in un posticino fico che costa un sacco e mi diverto a fare qualche ora di sauna. Mi indigno ancora, lo dico facendo un inciso, perché fino a quando questo succederà, allora sarò vivo.

Questa proprio non me l'aspettavo. Cioè, non ci pensavo: così la seconda puntata dell'Antitaliano arriva ancora dalle mie vacanze in Croazia, nella splendida cornice di Dubrovnik, uno dei posti più belli del mondo. Tre famiglie italiane, con tre camper, erano posizionate di fianco alla mia tenda, nel camping non lontano dalla spiaggia dove abbiamo passato degli splendidi giorni di riposo e cultura. Tre famiglie di persone che non salutano e che, a ogni pié sospinto, si allargano invadendo lo spazio degli altri, di persone che urlano, ridono, commentano in italiano ogni comportamento di qualsiasi persona che gli si pari vicino, bellamente inconsapevoli del fatto (o forse perfettamente consapevoli) che quasi tutti li capiscono in un posto che è stato Italia fino a poco tempo fa.

Prendo qualche minuto di attesa per raccontarvi un esigenza che ho avuto qui in Croazia, mentre vivo una vacanza meravigliosa. Ho visto davvero troppi modi e troppe immagini da Italia cafona in giro. Ho visto poco rispetto, superbia, ignoranza o, semplicemente, maleducazione. Una signora che in un mini market piccolissimo di un camping di Dubrovnik tira fuori la carta di credito per pagare e poi si indigna perché non c'è il pos per me è solo una cafona. E credo anche per voi. Quindi ho deciso un cosa: faró una piccola rubrica sul blog contro l'Italia maleducata, contro le ingiustizie, contro il mio paese così stronzo di questi periodi.

Voglio fare il punto della situazione su Pisa e, con questo post, scrivere di nuovo alle istituzioni comunali che non mi hanno risposto fino a questo momento. Già alcuni mesi fa avevo notato questo Palazzetto dello Sport nei pressi della stazione di San Rossore in pesante degrado. Lo avevo notato arrivando in stazione con un trenino regionale che avevo preso per andare a trovare i miei cari. Non ero riuscito a capire dove si trovasse e me n'ero andato. Era l'estate passata e avevo ben in mente che qualcosa avrei fatto per chiedere spiegazioni su questo degrado nel quale versava la struttura.