Paloschi al Gillette Future Champions

So' ragazzi. Ben vestiti, facce pulite, occhi svegli. Ragazzi che giocano al calcio, con l'iPhone in mano, con il capello al gel o con l'accessorio che costa più di un mio stipendio. Sono Alberto Paloschi e Nicola Pozzi, due dei calciatori scelti da un noto monopolista della rasatura per disputarsi un premio che si chiama Future Champion. Mattinata milanese, dalle altezze della "Terrazza Martini" locale dalla vista mozzafiato della Milano da Bere. Giornalisti, luci, ricchi premi e cotillon e anche un futuro davanti a dire che loro sono due delle speranze dell'attacco italiano per i prossimi anni e che hanno, molto probabilmente, una bella carriera "in canna". Alberto vince il premio e Nicola no. Alberto è nell'orbita del Milan e ci resterà perché è molto molto dotato. Nicola, invece, attraversa un momento difficile e si districa con le frasi "da cassetto numero uno" in pubblico. In separata sede, però, si oscura e chiede di non fare interviste se non quelle di obbligo, di rito. Chiede di non parlare perché è scontento. Non vede il campo se non da lontanissimo in una squadra, la Sampdoria, che non naviga in buone acque. Di conseguenza gli viene ben da pensare che non sia il caso di parlare, di esporsi. Anche perché, molto probabilmente, la società lo redarguirebbe. Allora resta lì, accenna qualche sorriso alle telecamere, si presta ai giochi che gli impone il cerimoniale, ma non è felice. Non lo è. E si vede. E' il volto triste del Doria. Sono convinto che i problemi della vita siano ben altri se guadagni 250 mila euro all'anno e non ti fanno giocare. Sono, tuttavia, altrettanto convinto che per Nicola, come per tanti altri, non sia una questione di soldi.

Nick è triste e non è questione di soldi. E' triste perché non gli fanno fare quello che davvero riesce a fare molto bene: giocare a calcio e fare go. E' giovane, si dirà, si farà. Dall'altra parte c'è Alberto, giovane ragazzotto di buona famiglia che il futuro lo vede certamente più roseo e più sereno. E' nell'orbita del Milan e ci rimarrà: il futuro è assicurato. Il fatto di riuscire a vedere il campo un po' meno. Magari avrà tempo per rattristarsi un po' quando si renderà conto che non vede il campo perché qualche 30enne brasiliano che beve tanta Sambuca con la mosca. Eppure pensa che "anche se facciamo più gavetta noi italiani, non credo che il calcio italiano ci tratti male". Saggezza vuole che sia meglio stare in silenzio e dire ovvietà. Però mi resta l'idea che in Italia viga la legge del prendi uno che sappia fare una cosa e cerca di non fargliela fare. Se hai un Paloschi e un Pozzi, giovani, belli e talentuosi, cerca di non farli scendere in campo. Ci sarà qualche "inho" in squadra che va meglio no?