Cinque Cerchi ritorna con una fuoriclasse: Jessica Rossi

Si ricomincia. Cinque Cerchi riparte e prepara sorprese. La prima ha il nome, il sorriso e la classe di Jessica Rossi, giovanissima, ma già formidabile interprete del tiro a volo. Jessica si racconterà come al solito ed è a disposizione di tutti coloro che desiderano fare domande. Naturalmente i modi sono i consueti: la mail redazione@cinquecerchi.tv, il contatto Skype redazionecinquecerchi oppure la chat mentre saremo in diretta. L'appuntamento è per venerdì 10 settembre 2010 alle ore 17, in diretta, come al solito, su www.cinquecerchi.tv. Non perdetevi la prima puntata, vi racconteremo le novità della stagione che va a incominciare.

Un calcio nei palloni a chi non è Delio o Simplicio

08 Feb in Campionato italiano di calcio serie A, Delio Rossi

Innnanzitutto mi scuso con i commentatori anonimi e non che hanno lasciato pareri più o meno illuminati sull'ultimo contestatissimo calcio nei palloni ai murignisti della prima ora. Mi scuso perché non li ho pubblicati tutti e subito, ma non sono riuscito a farlo soltanto per motivi tecnici. Ora sono tutti online e andranno tutti online se non scriverete parole indegne di pubblicazione.

Comunque anche oggi il campionato regala belle soddisfazioni in quanto a calci nei palloni da rifilare. Ne rifilo uno a tutti quelli che non si comportano come Delio Rossi o come Fabio Simplicio, riservandomi poi un calcetto finale anche per tutti coloro che hanno a che dire con le abitudini sessuali del capitano del Chelsea John Terry. Andiamo con ordine. I due signori autentici del Palermo bello di questi giorni sono veramente degli uomini normali (e la normalità è straordinaria sui prati verdi) e dei professionisti impeccabili. Delio io l'ho visto sudare di persona a Zingonia, quando era al timone dell'Atalanta più scarsa della storia, un'Atalanta che andò in B, ma entusiasmo per il disperato e orgoglioso tentativo di recupero finale. Delio è un uomo di campo, un uomo che suda quando un calciatore mentre insegna il football al calciatore stesso. Delio è un tipo strambo che esce da ogni allenamento arrovellato in mezzo ai dubbi di aver fatto tutto il possibile, di aver svolto i suoi compiti nella maniera più professionale possibile. Il signor Rossi risponde sempre al telefonino se lo chiami, perché è una persona seria. Rossi è un creatore, un cesellatore di squadre come ce ne sono pochi. Non si formalizza se a sua disposizione ci sono maniscalchi o scalpellini, contrabbassi o primi violini. Delio Rossi è unop che spreme il meglio da ogni situazione, ma non allena il Milan, l'Inter o la Juve perché è, come dire, bruttino. Comunque ha la fortuna di avere dei giocatori con discreti mezzi tecnici, alcuni fra questi campioni. Per questo motivo è lecito pensare che il Palermo arriverà davvero molto avanti e che il Delio Rossi sarà il primo a domare in modo definitivo Maurizio Zamparini. 

Un calcio nei palloni se lo merita anche chi non è Fabio Simplicio. Il ragazzo è stato veramente bravo a fare il serio professionista del calcio. Cosa intendo? Intendo questo: il mondo del pallone è pieno di bimbi balotelliani che se non giocano si sentono giù e poi rompono e poi chiedono ritocchi e poi vanno via e poi "lei non sa chi sono io". Fabio Simplicio è stato ed è un'altra cosa. Il brasiliano ha fatto trattare il suo procuratore con la Roma, è salito a Milano l'ultimo giorno di mercato per sapere cosa gli proponeva l'Inter e poi è tornato a Palermo in tempo per fare gli allenamenti, per giocare sabato e fare le magie. Come dovrebbe essere un professionista serio del calcio di oggi? Così.

Le ultime inchieste

Qualche minuto per raccontare un'altra passione degli italiani e un malcostume diffuso. Sto parlando di quel sottile oggetto di status sociale che è il cellulare, unico gadget che non conosce miseria per quanto attiene alle disponibilità degli italiani, siano essi ricchi o pezzenti. O c'hai l'Iphone o sei una merda e quindi... Non avrei mai creduto, tuttavia, di assistere alle cose che ho visto in una palestra della ricca e cafonissima Monza. Sto facendo una settimanina di prova in un posticino fico che costa un sacco e mi diverto a fare qualche ora di sauna. Mi indigno ancora, lo dico facendo un inciso, perché fino a quando questo succederà, allora sarò vivo.

Questa proprio non me l'aspettavo. Cioè, non ci pensavo: così la seconda puntata dell'Antitaliano arriva ancora dalle mie vacanze in Croazia, nella splendida cornice di Dubrovnik, uno dei posti più belli del mondo. Tre famiglie italiane, con tre camper, erano posizionate di fianco alla mia tenda, nel camping non lontano dalla spiaggia dove abbiamo passato degli splendidi giorni di riposo e cultura. Tre famiglie di persone che non salutano e che, a ogni pié sospinto, si allargano invadendo lo spazio degli altri, di persone che urlano, ridono, commentano in italiano ogni comportamento di qualsiasi persona che gli si pari vicino, bellamente inconsapevoli del fatto (o forse perfettamente consapevoli) che quasi tutti li capiscono in un posto che è stato Italia fino a poco tempo fa.

Prendo qualche minuto di attesa per raccontarvi un esigenza che ho avuto qui in Croazia, mentre vivo una vacanza meravigliosa. Ho visto davvero troppi modi e troppe immagini da Italia cafona in giro. Ho visto poco rispetto, superbia, ignoranza o, semplicemente, maleducazione. Una signora che in un mini market piccolissimo di un camping di Dubrovnik tira fuori la carta di credito per pagare e poi si indigna perché non c'è il pos per me è solo una cafona. E credo anche per voi. Quindi ho deciso un cosa: faró una piccola rubrica sul blog contro l'Italia maleducata, contro le ingiustizie, contro il mio paese così stronzo di questi periodi.

Voglio fare il punto della situazione su Pisa e, con questo post, scrivere di nuovo alle istituzioni comunali che non mi hanno risposto fino a questo momento. Già alcuni mesi fa avevo notato questo Palazzetto dello Sport nei pressi della stazione di San Rossore in pesante degrado. Lo avevo notato arrivando in stazione con un trenino regionale che avevo preso per andare a trovare i miei cari. Non ero riuscito a capire dove si trovasse e me n'ero andato. Era l'estate passata e avevo ben in mente che qualcosa avrei fatto per chiedere spiegazioni su questo degrado nel quale versava la struttura.