
UDINE. Ho vissuto in Friuli vent'anni e ogni volta che ritorno ci ricasco. Casco dentro l'abbraccio di fuoco che, alle 18, riempie gli occhi di chi si trovi, in queste terre, a guardare verso il tramonto. Uno spettacolo che lascia senza fiato, che invita a tornare anche soltanto per essere travolti ancora, di nuovo, ripetutamente, da un vero spettacolo naturale. Sarà il cielo terso, saranno le nuvole veloci, sarà quella corona di montagne che protegge questo spicchio di pianura. Forse sarà l'aria pulita, la terra rigogliosa, forte, che butta grano, natura intensa, forse sarà la gente dura, spigolosa, chiusa. Non so che dire, ma lo spettacolo è sempre travolgente e fa capire fino in fondo come mai in questa terra siano germogliate alcune fra le più belle poesie di sempre o abbiano scritto alcuni degli scrittori più prolifici della nostra letteratura.
Mi fermo con la macchina, mi giro e fotografo e vedo aria, nubi, sole, fuoco, arancione, viola grigio. Qui in Friuli toccare la natura è ancora possibile, è una cosa che bisogna fare se non si è mai stati da queste parti. Venite in Friuli a provare l'ebbrezza di toccare l'aria con le mani e di farvi travolgere dai fuochi che la cantante Elisa ha cantato in maniera assai intensa nella sua canzone "Tramonti a Nord Est". Lei li guardava quei fuochi, lei si lasciava trapassare da quel colore intenso, da quel fuoco in aria. Il fuoco qui in Friuli c'è ancora, ma non c'è più il fuoco della tolleranza e della passione che animava la gente che abita qui. Nel corso della storia di questa terra molti sono stati i conquistatori. L'ultimo è arrivato in modo sottile, ma ha spazzato via la bellissima civiltà della condivisione e dell'aiuto che qui albergava non tanti anni fa: il nemico è l'individualismo, arrivato nel cuore dei friulani assieme all'agiatezza. Chiudo con una piccola notazione. Il credit di questa foto è Sofia D'Ambrosio, 10 anni, mia nipote.
