
MILANO. Sto mangiando una sostanziosa baguette appena acquistata da un nuovo negozio qui di fronte alla redazione. E penso, metto in fila i ragionamenti attorno a Milan-Juventus che ho avuto la fortuna di non seguire in diretta. Perché dico la fortuna? Beh, perchè il sabato sera preferisco, non a torto, fare altro. Poi vedo le immagini, leggo i giornali, sento i resoconti. Metto lì in fila le cose che escono dal calderone: botte moltissime, bel calcio poco, parapiglia nel tunnel, Galliani che offende Conte, Pellegatti offende Conte, Conte offende Boban, Boban offende Conte, il guardalinee vattelapesca non vede un gol di Muntari dentro di un metro, poi non vede un Matri in gioco mentre va in gol, poi altre risse, mani in faccia, un cazzotto di Mexes, uno di Muntari a Lichsteiner, Galliani che insegue tutti e urla, la dietrologia imperante che dice che la Juventus dei ladri è "tornata", quella della corrente che sostiene che i bianconeri hanno pianto per non avere Ibrahimovic tra i piedi. Ecco, questo è ciò che è uscito dal frullatore che ha sparso sterco in giro. Perchè di sterco si tratta. Quando dalla partita che è il meglio del meglio escono risse, offese, errori marchiani, follia assortita, maleducazioni a profusione, beh, vuol dire che questo è il simbolo del panorama desolante che il calcio italiano offre. Poi, buon ultimo, arriva Buffon che dice "Non mi sono accordo che era dentro, ma onestamente dico che non avrei certo detto all'arbitro che era gol". Una vera ciliegia sulla torta. E ora, cosa resta? Un campionato sputtanato da una bella torta allo sterco per far la quale si sono disimpegnati giocatori, dirigenti, arbitri, allenatori e giornalisti. Benissimo. Allora mi faccio in parte e dico: questo Milan-Juve è il peggio del peggio che potessimo immaginare se cercavamo una medicina per guarire dal problema di un campionato inguardabile. Aggiungo che la Juventus ha brillato per un atteggiamento di pianto preventivo che è da considerare al limite del pornografico. Completo dicendo che la cosa assurda, in questo campionato del ciapanò, è il richiamo totale e globale alla moviola in campo e agli strumenti tecnologici. Almeno quello, almeno su quello io urlo: no, il calcio lo voglio ingiusto e impreciso come la vita, visto che della vita è una perfetta metafora. Invocherei invece, il bromuro per tutti. Prima e dopo... la partita. E il bello è che i giornalisti hanno messo in fila solo questo da raccontare ai bimbi. Non benissimo