#sharingdaddy: gli strumenti indispensabili del papà che ce la fa

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#sharingdaddy: gli strumenti indispensabili del papà che ce la fa

LA PAURA, AMICA MIA E TUA.  Il viaggio di #sharingdaddy è appena cominciato. Ci vogliono strumenti, mezzi, conoscenze, forza, salute, concentrazione. Ci vuole voglia di imparare e di mettersi in discussione, ci vuole la voglia di ammettere di aver sbagliato, di aver combinato casini, di aver paura. Già: #sharingdaddy fa i conti con la paura. Una paura che mozza il fiato, che spesso fa piangere, che spesso fa deprimere e che, invece, è la più grande amica tua e mia. Se sei un genitore single, infatti, hai un solo additivo per poter imparare il mestiere al doppio della velocità degli altri: la strizza. Allora mi viene da dire che se ti stai preparando per provvedere al tuo bambino assieme alla sua mamma, in un senso paritario ed equo, beh, la prima cosa che devi mettere nello zaino per questo viaggio è la paura. La paura è quella sensazione che fa capire dove sta il confine tra quello che puoi fare e quello che non puoi, tra la ragionevolezza e la pazzia. Ti darà talmente tante informazioni, la paura, che non ne potrai più fare a meno.

TROVATI UN METODO, CHE SIA TUO. Sono disordinato e, forse, mi sono dimenticato di mettere il disordine nelle cause di morte prematura che, probabilmente, agiranno su di me entro il 45° anno di età. Scherzi a parte, dai: sono disordinato e quando sono con Davide la dimenticanza è dietro l’angolo. Ho provato di tutto, agende, applicazioni, to do list, minchiate di ogni genere. Poi ho scoperto che non dovevo recitare un ruolo dato da altri, ma il mio. Da quel momento ho trovato un amico: è il mio taccuino. Quando devo viaggiare col pupotto mi siedo e faccio una lista di cose che devo fare e una di cose che devo prendere. Poi spunto una cosa dopo l’altra. Quando faccio un errore lo annoto e me lo mando a memoria per la successiva situazione. Devo ammetterlo, sto imparando e nel mio taccuino ci finiscono regolarmente tanti tipi di liste e di note diverse che ancora non chiarificano la situazione. Però la strada davanti è chiara. Parto da un presupposto: ho un cervello che non riesce a pensare a una sola cosa alla volta. C’è chi pensa che per questo io possa essere considerato nella migliore delle ipotesi un creativo, nella peggiore un inconcludente. Io penso soltanto che sia così: sono uno degli uomini più femmina che conosco. Ridi, ridi pure. Il problema non è, tuttavia, cambiare, ma cercare di valorizzare quello che si ha. Allora questo cervello si scontra con due ordini di problemi: le priorità (che ridiscuto troppo velocemente e troppo arbitrariamente) e la chiusura precisa di ogni operazione, a causa del disordine. Se, tuttavia, questa fase di apprendimento di una vita nuova, mi vedrà riuscire  nell’intento di chiudere precisamente le cose che faccio e che penso con il giusto senso di priorità a breve, medio e lungo termine, allora sono a posto. Si come se non ci provo crepo comunque, vale la pena tentare. Lo strumento che ho scelto è il taccuino e non cambio. Le liste importanti per #sharingdaddy sono quelle che attengono al periodo di permanenza di Davide in casa, a un uscita con lui, a un viaggio con lui, a un’esperienza insieme. Funziona, per me. Non so se sarà la stessa cosa per te, ma questo è il metodo che ti consiglio: trova un metodo e che sia tuo. Nessuno te lo deve insegnare. Segna le cose su un quaderno, su un taccuino. E impara dagli errori. La sera rileggilo per ricordarti quello che hai sbagliato.

LE BENEDETTE LISTE. Ho comprato un libro qualche giorno fa. Si tratta de “L’arte delle liste” di Dominique Loreau, una giornalista francese che si è trasferita in Giappone 20 anni fa e ha imparato a vivere con meno, facendo dei suoi consigli di organizzazione della vita un lavoro. Questo è uno dei tanti manuali di automiglioramento, ma ha una caratteristica. Associa le liste all’anima. Leggilo e scoprirai molto chiaramente a che punto sei e quanto disordinato sia il taccuino della tua vita. Tuttavia, grazie a lei o meglio grazie a te, capirai come mettere ordine alle liste della tua esistenza, quelle di ambiti diversi e impianti diversi. Le benedette liste diventeranno le tue compagne, ma una cosa te la impongo, te la ordino, non limitandomi a consigliartela. Fai in modo di arrivare a sera e guardare quello che hai fatto, non quello che dovevi fare. Altrimenti nella tua condizione è dura. Non sei in equilibrio, se ti va bene stai uscendo da una crisi di merda, quindi sarai facile preda del buco nero della distanza tra quello che sei e quello che vorresti essere. Anche col pupo, se vedi le liste e le dimenticanze, gli errori anche marchiani che compi, il tuo sentirti un cretino avrà la meglio su quello di buono che avrai sicuramente fatto per tuo figlio e con tuo figlio. E allora esegui: guarda il buono e migliora quello che non va.

HO SCOPERTO LA PSICOLOGIA POSITIVA. Sono laureato in Scienze Politiche e nel mio piano di studi avevo 5 esami di psicologia. Conosco la materia, ma di beccare questa non me l’aspettavo.

In ambito psicologico, lo studio del benessere soggettivo ha dato origine al vasto e sfaccettato movimento della Psicologia Positiva (Seligman & Csikszentmihalyi, 2000), le cui attività si sono sviluppate a partire da due prospettive di base. La prima, definita edonica, comprende studi volti prevalentemente ad analizzare la dimensione del piacere, inteso come benessere prettamente personale e legato a sensazioni ed emozioni positive (Kahneman, Diener, & Schwarz, 1999). La seconda, detta eudaimonica, privilegia l’analisi dei fattori che favoriscono lo sviluppo e la realizzazione delle potenzialità individuali e dell’autentica natura umana (Ryan & Deci, 2001) secondo il concetto aristotelico di eudaimonia, intesa come ciò che è utile all’individuo, nel senso che ne arricchisce la personalità. L’eudaimonia comprende non solo la soddisfazione individuale, ma anche un percorso di sviluppo verso l’integrazione con il mondo circostante (Nussbaum & Sen, 1993). Il termine è spesso considerato analogo a “felicità”, ma il suo campo semantico è molto più ampio: esso implica un processo di interazione e mutua influenza tra benessere individuale e collettivo, tale per cui la felicità individuale si realizza nell’ambito dello spazio sociale. (fonte qui)

La conosci? Sembra una delle tante puttanate per spillare soldi degli psicologi, ma è invece una delle teorie psicologiche più innovative e più utili che mi sono capitate tra le mani. Tra gli strumenti del papà che ce la fa ti giro anche un libro di uno psicologo francese che si chiama Cristophe André e che ha scritto un’opera utilissima e semplicissima che offre strumenti pratici per badare alla felicità. Se vuoi sapere qualcosa di lui lo trovi qui. Se invece vuoi il libro eccoti servito: schiaccia qui. Si intitola “E non dimenticarti di essere felice” ed è edito da Mondadori. In versione elettronica si trova a 9,90. E’ un abecedario di situazioni ed esercizi per conservare, capire, individuare, trattenere, provocare la felicità. Tu e il pupotto (o la pupotta) ne avete bisogno più di qualsiasi altra cosa.

Ecco quindi i miei strumenti (del tutto opinabili) indispensabili per il viaggio del papà che ce la fa: la paura, un taccuino e un libro di un francese. E i tuoi quali sono?

Ps: “Un giorno mi dirai”, la canzone vincitrice dell’ultimo festival di Sanremo, ha veramente un testo idiota.

 

 

By | 2016-11-04T17:19:26+00:00 febbraio 15th, 2016|Sharingdaddy|0 Comments

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Sono un papà single e un cronista di strada. E penso che l'elefante si mangi soltanto a pezzettini

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