Sharingdaddy e le parole: padri separati? No, padri single

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Sharingdaddy e le parole: padri separati? No, padri single

STO ANCORA CERCANDO DI CAPIRE. Ho scritto i primi capitoli del libro di #sharingdaddy, ma mi sono fermato e ti spiego perché: devo ancora capire il mondo dei padri single e dei padri separati. Ecco quanto sono riuscito a comprendere in questi primi giorni di contatti con le associazioni che aiutano chi si separa e ha figli.

LE PAROLE SONO IMPORTANTI. Sai, questa frase, me la sono sentita ripetere in molte situazioni e da molte persone diverse: le parole sono importanti. Già dalla semantica delle persone e delle politiche, degli atti e della assistenza a chi è in difficoltà, capisco che qualcosa non torna. I padri separati sono una categoria di nuovi poveri, di persone distrutte, di vittime di madri arpie o streghe. Sono condannati a essere un Bancomat, possibili omicidi, sicuramente candidati alla disgrazia assoluta. Come tale vengono trattati. Naturalmente questo va contro il mio progetto e rappresenta il primo muro da scalare quando vado a manifestazioni come queste per cercare di parlare della felicità da costruire (o ricostruire) per i padri separati o della felicità da curare nei loro momenti con i figli. Una mamma separata è una mamma single, figura sociale che fa perfino trend. Un padre separato (quando non è considerato uno stronzo) è, se va bene un bancomat (poi specifico cosa penso della parola associata ai papà), ma se va male un condannato o un latitante.

IL MAMMO, CHE ODIO. Poi c’è una figura che odio con tutto me stesso: il mammo. Nella coppia sposata è il raro esemplare che rinuncia alla vita lavorativa o la mette in secondo piano per badare ai bambini e alla casa. Certo c’è un’intera letteratura sul caso, ci sono anche film indimenticabili che hanno segnato la nostra vita come Mrs. Doubtfire, ma è la benedetta ora di metterlo in soffitta sto mammo. Il motivo è semplice: il padre ha diritto quanto la madre di seguire da vicino l’evoluzione della vita dei propri figli. Anche da separato, senza distinzione di genere. Quindi il mammo non esiste, esiste il babbo. Magari dovrà imparare più cose, magari dovrà farsi aiutare a comprendere le fasi della vita dei bambini per le quali la madre è più geneticamente dotata. Tuttavia solo con un distacco dal genere, del quale si fa un gran parlare in merito alle adozioni di coppie omosessuali, potremo parlare finalmente di educazione dei bambini indipendentemente dal sesso di chi li educa.

COME ODIO IL MAMMO, NON AMO IL BANCOMAT. Premetto, massimo rispetto per chi sta conducendo le campagne di sensibilizzazione per i diritti dei papà separati anche con le forzature, ma anche da quelle bisognerebbe uscire. Così come non mi piace la categoria mammo, non amo il papà bancomat, sia esso separato o meno. Esaminando il mondo dei padri separati ho sentito molte storie: tante di queste sono figlie della discordia e del contenzioso nel corso della separazione, con pesanti risvolti economici, ma tante persone si separano civilmente e lo fanno mettendo davanti i figli. Per cui, non dimenticare: ci sono tante donne che considerano i padri dei loro figli un bancomat, ma tante non lo fanno.

SEMANTICA DELLA DISPERAZIONE. Grazie a questa semantica della disperazione ci tengono tutti lì, caro papà che leggi, se va bene in un alveo socio assistito (e può andar bene per chi è nei casini e ci sono molte associazioni lodevoli in tal senso), ma sempre comunque lontano dalla possibilità di avvicinarci alla parola felicità. Allora credo che da ora in poi non parlerò più dei papà separati e basta, ma dei papà single. Perché hanno anche loro il diritto a venire considerati quanto le mamme completamente capaci di farsi una vita, con i figli al centro. Il tutto sperando di superare le barriere delle parole “di genere”. Mamme e papà devono stare sullo stesso piano, quello immediatamente sotto i figli, in questo discorso della separazione e di una nuova vita. Certamente mi imbatterò negli strali di chi mi considera fuori di testa, ma se non faccio per primo un cambiamento non potrò sperare che lo facciano gli altri. #sharingdaddy è il progetto per i papà che vogliono essere felici con i loro figli.

UN PAPA’ SPECIALE. Qualche giorno fa, sempre al Festival dei papà di Brugherio, ho incontrato Gabriele Fabris. Si tratta di un papà chioggiotto che, per difendere i diritti dei bambini e dei papà che non li vedono, andrà, dall’11 settembre, in bici da Venezia a Strasburgo dove, alla Corte Europea dei diritti dell’uomo, cercherà di denunciare la non applicazione della legge 54/2006 che potete leggere qui. Ecco la video intervista.

 

By | 2016-11-04T17:19:24+00:00 settembre 7th, 2016|Sharingdaddy|0 Comments

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Sono un papà single e un cronista di strada. E penso che l'elefante si mangi soltanto a pezzettini

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