Caso Cantone: educazione digitale necessità assoluta

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Caso Cantone: educazione digitale necessità assoluta

UN POST, UN’IDEA NON ORIGINALE. Stamani un post su Facebook del blogger Riccardo Esposito, conseguenza del caso del suicidio di Tiziana Cantone, ha scatenato in me  un’urgente reazione che nasce dalla pancia, ma soprattutto dalla testa  per la quale sharingdaddy, se padre lo è fino in fondo, ha la necessità assoluta di essere attivo con i figli anche nella loro vita digitale. Ecco il post.

Lo leggo con molto interesse perché è un professionista di alto livello del blogging in Italia e si è pronunciato sul caso di Tiziana, nel quale, come si è visto da molti, moltissimi, approssimativi articoli, nel mirino è finito il web. Come se fosse un’entità che ragiona da sola, un killer capace di uccidere per sua volontà. La riflessione ha puntato il dito sul centro del problema: la mancanza di educazione digitale. Facciamo a capirci: come suggerisce Esposito, con l’educazione digitale non intendo corsi di html, ma corsi di approccio a una cosa che esiste, per giovani e meno giovani, la quale risponde al nome di Vita Digitale. Hai fatto ai tempi tuoi corsi di Educazione Civica? Ecco, quelli erano il prodromo per entrare correttamente nella vita sociale e politica della realtà fisica. L’educazione digitale, invece, dovrebbe essere una serie di studi e regole precise per conoscere come ci si comporta nel mondo digitale che ormai è esattamente metà della nostra vita (se non di più). Rispetto, leggi, reati possibili, psicologia della scrittura mediata, creazione e coltivazione di un corretto profilo sociale, il quale ci rifletta, ma non sia mai un’arma da rivolgere contro di noi o contro gli altri. Ho scoperto che il commento che ho dato a Riccardo, invocando la creazione e lo studio dell’educazione digitale nelle scuole di ogni ordine e grado, non è stato un’idea originale.

C’E’ CHI LA INVOCA, MA… Alcuni giornali, dopo il caso del suicidio di Tiziana Cantone, ne hanno parlato. Dato ancor più importante ne ha parlato Antonello Soro, il Garante della privacy.  Ecco la sua dichiarazione:

Servono procedure di risposta più tempestive da parte delle diverse piattaforme, ma è anche necessario far crescere il rispetto delle persone in rete. In questa prospettiva è sempre più urgente un forte investimento nella educazione digitale per promuovere una cultura ed una sensibilità adeguate alle nuove forme espressive del mondo online

Ci sono altre tracce, tra corsi e iniziative sporadiche delle scuole, ma non credo ci sia qualcosa di organico per una necessità assoluta, lo dico da #sharingdaddy, per aiutare i nostri figli ad avere una corretta vita digitale. Non vuol dire censurata, non vuol dire dimezzata, vuol dire corretta.

E l’avvento della diretta non può che moltiplicare i rischi, le violazioni della privacy, i motivi di persecuzione. Questi padroni delle anime, che hanno sostituito i padroni delle ferriere in cima alle classifiche degli uomini più ricchi al mondo ma al contrario dei predecessori godono di ottima stampa (anche se come dimostra il caso Apple pagano malvolentieri le tasse), stanno accumulando una grande responsabilità. Certo, quel che è accaduto a Napoli e a Rimini non è colpa loro; è colpa nostra, della nostra incapacità di educare i ragazzi, della nostra permeabilità al narcisismo e alla malevolenza di massa.Ma una collaborazione più stretta tra gli inventori dei social, la magistratura e la Polizia postale è solo il primo passo sulla via che porta a riappropriarci di noi stessi, dei nostri amori, delle nostre vite. In caso contrario, il tempo favoloso della rivoluzione digitale sarà ricordato come il tempo peggiore.

Queste, invece, sono parole di Aldo Cazzullo in questo articolo qui. Dice una cosa molto interessante: le dirette, ormai su qualsiasi social, sono uno strumento incredibilmente potente, anche per rovinare le persone. Messe in mano agli adolescenti e ai loro meccanismi possono risultare scimitarre in grado di spezzare in due una vita. Però fa un’errore, a mio modesto avviso di papà, parla dell’educazione digitale come di qualcosa che ci manca. No, caro Cazzullo, l’educazione digitale non ci manca: non l’abbiamo mai avuta. Per questo andrebbe sintetizzata, valorizzata, passata all’accademia per essere codificata e mandata nelle scuole SUBITO. Se non vogliamo altre Tiziane appese a una corda o altre minorenni stuprate. L’educazione digitale non deve essere appannaggio dei padroni dei social, della magistratura o della polizia postale: deve essere appannaggio della scuola. 

UN APPELLO. Cercherò di verificare, facendolo girare tra i blogger più influenti, se vi sia un’anima comune tra di loro disposta a portare avanti quello che dovrebbe essere un appello fondamentale per il futuro del web italiano: portare una materia, propositiva e aperta, giusta e operativa, a scuola, portare l’educazione digitale a scuola in modo organico. Riccardo Esposito, Marco Montemagno,Silvio Gulizia, Oscar di Montigny, Riccardo Scandellari, Rudy Bandiera e altri potrebbero essere gli influencer in grado di smuovere una coscienza collettiva su questo tema. Ci vogliono testi, programmi, regole, sogni, proposte positive sull’educazione digitale: chiediamoli insieme. Migliorerebbe anche in modo molto importante il nostro lavoro  di comunicatori. Il passo successivo? Il netbranding e il personal branding, fratelli maggiori dell’educazione digitale da portare a scuola.

Lo dico come padre, lo dico come sharingdaddy: codificate, codifichiamo insieme, l’educazione digitale e portiamola a scuola. Ne va del futuro dei nostri figli e del nostro.

 

By | 2017-02-12T20:46:01+00:00 settembre 15th, 2016|My Job, Sharingdaddy, Vita Digitale|0 Comments

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Sono un papà single e un cronista di strada. E penso che l'elefante si mangi soltanto a pezzettini

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