I padri “analizzati” e una cultura da cambiare

//I padri “analizzati” e una cultura da cambiare

I padri “analizzati” e una cultura da cambiare

Padri in un mondo che non ci conosce.

Credo che sia il momento di cominciare a parlare di una nuova cultura della genitorialità, specialmente maschile, specialmente dei padri. Credo che sia il momento di smetterla di guardare i padri con gli occhi con cui si guarda una madre e o di guardarti (se, tu, lettore, sei papà) con gli occhi di chi vorrebbe essere una madre, ma non lo è. Credo che sia il caso di buttare a terra tutti i luoghi comuni e di riscrivere la carta dei genitori, dei nuovi genitori. Ce ne sono milioni, forse miliardi, ma chi parla di loro li categorizza, li analizza con una cultura vecchia e completamente fuori dalla velocità con cui cambia la società attorno a noi.

Questo è un concetto che dedicherò a un post che sto scrivendo per il mitico blog di mamme nella rete, ma ora ti voglio far arrabbiare come ho fatto io di fronte a un sondaggio, questo, proposto da Alley Oop, il blog del Sole 24 Ore sulla “diversity” (concetto che mi piace tantissimo).  L’idea del sondaggio, devo dirlo, mi piace: almeno qualcuno si interessa di capire chi siano i padri in un mondo che non ci conosce più. Dai, dì la verità, il mondo non ci conosce perché a stento ci conosciamo noi. Diciamocelo, su, tanto non ci sente nessuno.

La foto malandrina

padri sbadatiComunque il sondaggio è partito qualche giorno fa e si propone di comprendere il mondo in evoluzione dei genitori maschi. L’arrabbiatura mi è venuta guardando questa foto con la quale l’account twitter di Alley Oop pubblicizzava il lancio del sondaggio sui padri. Sono permaloso, lo premetto, forse ho reagito di pancia protestando subito, ma ho ricevuto subito un’assunzione di responsabilità sulla pubblicazione della stessa da parte della responsabile del blog Monica D’Ascenzo che ho molto apprezzato e alla quale ho promesso risposta. Eccola. Parto dalle motivazioni per le quali questa foto mi ha fatto incazzare. E’ una foto che fa esplodere in pochi istanti una serie di luoghi comuni sui padri che vanno oltre la semplice ironia e la semplice “presa in giro”. Qui c’è un padre fighetto, che tiene in braccio molto malamente un bimbo e quasi lo passa sul gas… Non sono riuscito a resistere all’incazzatura perché se la si mette per dare voce alla partenza di un viaggio alla scoperta dai padri non si può certo partire così. La cosa che mi fa adirare di più e la ripresa del concetto di inettitudine e di inadeguatezza del padre nell’educazione dei figli. Lo dico senza bisogno di rivendicare per me un’approvazione o una conferma: la mia buona paternità, così come quella di miliardi di altri papà al mondo, la certifica il sorriso di mio figlio ogni mattina. Il resto sono stronzate. Le la cultura, anzi la kultura con la “kappa”, è tuttavia incentrata al metro di valutazione materno di un’educazione per i figli.

La conseguenza? I padri non potranno mai essere liberi di avere una loro identità. E quando vuoi fare un sondaggio per capire chi sono i papà non puoi partire prendendoli per il culo. L’ho fatto presente sulla pagina del blog su Facebook, pagina di un progetto interessante. Te lo dico con grande sincerità e senza secondi fini. Infatti ho deciso di investire il mio tempo a rispondere perché penso che la cosa meriti e l’interlocutore anche.

Una nuova cultura

Ho detto che l’idea del sondaggio mi piace, ma mi piacerebbe ancora di più se tutti gli operatori di questo settore dell’informazione, assieme alle associazioni che aiutano padri e madri single, si riunissero per “disegnare” insieme una nuova cultura della genitorialità propositiva e positiva, indipendentemente dal genere. Vorrei che l’essere padre non venisse raccontato in base alla distanza dall’essere madre, perché così facendo non andiamo da nessuna parte. Te lo dico scrivendoti anche la frase contraria che è la seguente: anche la tua cultura, se sei un padre, deve cambiare e deve valorizzare quel modo peculiare, personale, attivo, felice, sereno. Quando sei con tuo figlio ed eserciti il “mestiere”, non devi essere una madre senza utero. Lo dico sperando di essere ascoltato anche da tutti quei padri in pericolo, quei padri poveri, quei padri ostacolati e osteggiati che sacrificano anche il mezzo minuto in cui potrebbero essere gioiosi padri e orgogliosi padri per mettere avanti la rabbia, la frustrazione, l’odio e la disperazione della loro condizione. Vorrei che tutti quei padri separati che sono felici di essere padri lo mostrassero al mondo, almeno un minuto al giorno. Potrebbe essere l’inizio di una nuova cultura, l’inizio di una silenziosa e sorridente rivoluzione che vuole al mondo, esistenti e “scalcianti”, anche tanti uomini che vogliono fare i papà. Davvero e  a modo loro.

Tornando a quella foto, ciò che mi ha ferito vorrei fosse lo spunto di una riflessione. Quale? Cominciate a guardare i padri senza gli occhiali del luogo comune, senza il pregiudizio della “correttezza o non correttezza” del modo di educare che hanno i padri. Guardateli in azione e guardateli secondo i principi della felicità: se loro sono felici e i loro bimbi anche, sono buoni papà. Non è difficile, non è scontato, ma smettiamola tutti di pensare a un aspetto della vita come se fosse governato da leggi immutabili. La genitorialità è un’esperienza fondamentale della vita, ma non ha un modo di essere sviluppata: ognuno ha il suo. Solo quando avremo cambiato cultura, semantica, linguaggio e possibilità di confronto, allora potremo prenderci per il culo, non prima.

 

By | 2016-12-06T14:30:10+00:00 dicembre 2nd, 2016|Sharingdaddy|0 Comments

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Sono un papà single e un cronista di strada. E penso che l'elefante si mangi soltanto a pezzettini

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