Padri separati: spiegare la morte a un bambino

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Padri separati: spiegare la morte a un bambino

Spiegare la morte da padri separati.

Come sai, se segui le colonne di questo blog, scrivo molto spesso in base all’esperienza personale e questa volta voglio aprire una riflessione su come i padri separati possono raccontare la morte di un nonno, di un loro genitore, al proprio figlio piccolo. E’ un evento naturale, normale, un evento che colpisce in particolare modo la nostra generazione di genitori, solitamente un po’ attempata. A me è capitato di recente ed è stata un’esperienza importante nella mia vita di genitore di un bambino tra i 4 e i 5 anni. Anche in questo caso ti specifico che non sono un medico, uno psicologo, una persona che può dare consigli professionali, ma solo un esponente della categoria dei padri separati che ha vissuto questa esperienza e ti racconta come l’ha vissuta.

Il parere di un esperto

Anche io, come fai tu, mi sono informato via web su quali potessero essere i metodi più giusti per rendere questo evento accessibile alla mente vigorosa, ma giovane, di un bimbo piccolo. Ho trovato molta ispirazione da questo articolo qui, dal quale estraggo la frase principale.  Si tratta di un’intervista allo psicologo infantile e fondatore della associazione GeA Fulvio Scaparro che aiuta a risolvere i conflitti tra persone che si separano. Un esperto, quindi, con la E maiuscola.

Nei primi tre anni di vita i bambini negano ogni forma di interruzione di vita, ovvero negano la scomparsa definitiva. Ma quando ci si trova a dover rispondere alle prime domande scottanti sul tema, come fare? Qui le strade si dividono.I genitori che possono contare sul proprio credo religioso, sulla fede, sono in grado di raccontare storie più edificanti e messaggi di speranza (“Un giorno ci ritroveremo tutti insieme in Paradiso”). Per chi è non credente, la questione si fa più ardua e dare risposte confortanti è più complicato. Non è corretto prendere a prestito spiegazioni religiose se non si crede, ma al tempo stesso non si deve commettere l’errore di trasmettere così nudo e crudo il proprio pensiero ateo. Sarebbe irrispettoso del bambino rispondergli brutalmente che non ci sarà più niente dopo la morte, solo per essere coerenti con le proprie convinzioni. E’ irriguardoso nei suoi confronti perché lui ha tutto il diritto di formarsi le proprie convinzioni personali col passare del tempo. Magari può essere d’aiuto, nel rispondere, utilizzare frasi non troppo dirette del tipo: “Il nonno, la mamma, o chicchessia non lo rivedremo in questa vita, ma i suoi insegnamenti, il suo ricordo vivranno con noi, continueranno a esserci accanto anche se in modo diverso, un segno che andrà al di là della pura esistenza. Oppure “La nonna continuerà a vivere con noi finché noi ne manterremo vivo il ricordo”. Oppure “Alcune persone credono che ci rivedremo tutti nell’aldilà, chissà, io non lo so, ma nel frattempo l’importante è mantener vivo il ricordo del nostro caro.

E ancora.

Raccontare storie consolatorie può non essere sbagliato quando si ha a che fare coi bambini. Perché no? In fondo ogni anno a Dicembre non raccontiamo loro la storiella di Babbo Natale? E allora ben vengano, finché si parla con i piccini, le storielle che addolciscono la pillola.La storia della stellina a modo mio la usai anche io con mio figlio quando mancò suo nonno al quale era molto legato. Raccontai che ogni sera il nonno passava a mangiare il panino al salame messo per lui sul davanzale della finestra. Il mattino, non vedendolo più, mio figlio era più sereno. Provvisoriamente può andare bene seguire questa tattica, è rassicurante. Per far passare meglio il messaggio si può anche far riferimento ai cicli della natura: “Le foglie dell’albero muoiono e cadono, ma l’albero continua a vivere, va avanti.

Ho provato di persona l’esperienza del racconto un po’ magico al mio bambino, il quale, a 4 anni e mezzo, ha razionalizzato l’evento in maniera temporanea, ma poi lo ha rimosso dalla propria mente continuando a far prevalere la vita e lasciandosi andare soltanto a una semplice frase sul fatto che gli dispiaceva che la nonna non potesse tornare a trovarlo. Gli ho raccontato del vento, del vento che avrebbe riportato i nonni ad abbracciarlo  e a danzare con lui, del vento che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita  che avrebbe fatto sentire comunque la presenza dei nonni che aveva conosciuto e di tutto l’amore che loro (ha già patito due perdite) gli avevano dato.

Non dire bugie, è penalizzante.

Padri separati

Pixabay

Questa esperienza, per un padre separato, è importantissima e va condivisa con lentezza con il proprio figlio. E’ un momento di passaggio che serve anche a cementare un rapporto. Vedere mio figlio al funerale di mia madre giocare con le sue macchinine e dire alla bara “Ciao Nonna, aspetto il vento per sentirti tornare” è una perla che mi ha regalato un tale sollievo che non dimenticherò mai. Spero accada anche a te. Un’ultima considerazione: non mentire, non evitare, non confinare dietro un “Capirai quando sarai grande”. Sarebbe penalizzante per lui o per lei. Se l’immagine della nonna o del nonno morente è troppo brutta evitagliela, perché diventerà un ultimo imprinting negativo nella sua memoria che toglierà tutti quelli precedenti. Chiedigli, tuttavia, se desidera vedere la nonna addormentata per sempre. Sarà un ricordo più lieve che anche lui ha diritto di vivere. Il mio lo ha fatto e ha detto che era bella. Lo era, infatti.

By | 2017-05-17T15:15:03+00:00 gennaio 13th, 2017|Sharingdaddy|1 Comment

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Sono un papà single e un cronista di strada. E penso che l’elefante si mangi soltanto a pezzettini

One Comment

  1. Roberta 16 gennaio 2017 at 22:09 - Reply

    Anche se non ho 5 anni, l’immagine della nonna che arriva ad abbracciarti con il vento è molta bella ed ogni volta che sentirò sul mio volto il soffio del vento lo vivrò diversamente e mi sentirò più coccolata. Insomma la stella mi illuminerá il cammino e il vento indicherà la direzione! L’importante è che soffi alle spalle!

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