Padri separati e quelle maledette foto dei bambini

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Padri separati e quelle maledette foto dei bambini

Padri separati e il brutto, comprensibile vizio.

I padri separati sono una categoria fragile della nostra società e, bonariamente, commettono un errore. Lo fanno più delle mamme, in maniera più continuativa, più insistente, quasi a rivendicare con una testimonianza il loro ruolo di papà. Di cosa sto parlando? Del brutto, ma comprensibile, vizio di mettere le foto dei loro bambini sui loro profili sociali. Anzi, allargo il discorso: lo fanno in dosi massicce tutti i genitori (è una malattia che si chiama sharenting), quindi questo post andrebbe girato a tutti, perlomeno per pensare a un’educazione digitale coerente per il proprio ruolo, che non vada a incidere in alcun modo sulla vita dei figli.

Le conseguenze dell’amore

Certo, sarà anche un gesto d’amore, ma la potenza dei social è talmente devastante che non possiamo garantirci che le foto dei bimbi al mare, con i loro sederini al vento, non finiscano tra le mani di chi ha interessi sessuali in merito. Non possiamo essere sicuri che il ritratto non sia oggetto di morbosità o che eventuali malintenzionati non riescano a raggiungere più facilmente i vostri figli animati da cattive intenzioni. Per questo le conseguenze dell’amore del ritrarsi insieme ai bambini o ritrarli per fissare un momento di felicità, possono tranquillamente ritorcersi contro di noi. Non lo dico io, lo dice la Polizia Postale, per non parlare della legislazione di paesi avanzati come la Francia, che prevede multe salatissime e la reclusione per chi pubblica foto non autorizzate dei bambini in luoghi privati. Oltretutto, diciamolo per bene: se usate i social date punti di riferimento localizzabili a chi voglia violare la vostra vita. Perché dare a chi vi vuol nuocere una posizione, un riferimento che espone i vostri figli?

Ma i danni sono nel futuro

wondermar / Pixabay

Non ci ho pensato fino a pochi giorni fa, ma devo dire che è arrivato Davide a darmi contezza di quello che sto per scrivere. Sì, proprio il marmocchio quattrenne. Con la sua esplosiva vitalità mi ha fatto innamorare della canzone di cui ho parlato in questo post qui. C’è una parte che parla dei figli che non ci prenderanno sul serio a causa delle minchiate che scriviamo. Ho pensato anche al resto e, per farti capire l’antifona, ti faccio un esempio finto. Ti è mai capitato di fare un bel primo piano di tua figlia dai bellissimi occhi blu? Certo, è irresistibile, non si può evitare. Mio figlio Davide è talmente geniale e bello che mi verrebbe da postarlo ogni quarto d’ora. Ecco, pensa bene a quegli occhi e pensa al fatto che fra 15 anni tua figlia potrebbe, dio non voglia, perdere un occhio. Come si sentirebbe a scrollare il tuo profilo e a trovare quella foto lì, quella dei suoi bellissimi occhi blu? Ecco, ti senti una merda? Fai bene. Bene perché i danni sono nel futuro.

Parlo ai padri separati perché quella loro esigenza di condividere le foto dei bambini è comprensibile, ma è un tradimento. Un tradimento della loro fiducia perché noi dobbiamo accompagnarli e stare loro accanto nel mondo digitale, ma non esporli come fossero una macchina fuoriserie o un Rolex. Loro, nel futuro, leggeranno i nostri post, li guarderanno, per capire come erano, come eravamo. Esponendoli al rischio di una foto daremo loro possibili ferite. Dai, su, ragionaci. Tu posti adesso e i danni sono nel futuro. E possono essere gravissimi.

Un parallelo inquietante.

Stamani stavo spippolando su internet alla ricerca delle informazioni per scrivere questo post e ho trovato questo articolo qui. Ripresomi dal senso di ribrezzo che provo per questi esseri sub-umani, mi sono avventurato alla ricerca di qualcuno che abbia agito in prima persona contro questo fenomeno (ben spalleggiato, per motivi di traffico, da Facebook). Ho trovato questo.

 

Applausi al collega che ci ha messo la faccia, ma ti dico una cosa. Sei sicuro che una foto di tuo figlio postata innocentemente sul diario non finisca in gruppi del medesimo genere di onanisti da tastiera interessati ai bambini. No, eh? Allora, sai che c’è. Canta anche tu “Vorrei, ma non posto” e se sei un papà separato pensa a tenere quei tuoi ricordi fotografici in uno scrigno prezioso che, un giorno, andrai a prendere per darlo a tuo figlio. Insieme, potrete guardare foto per foto e decidere cosa pubblicare, ma soprattutto cosa non pubblicare. Così un tradimento diventerà un regalo

By | 2017-05-17T15:12:04+00:00 gennaio 17th, 2017|Sharingdaddy, Vita Digitale|0 Comments

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Sono un papà single e un cronista di strada. E penso che l'elefante si mangi soltanto a pezzettini

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