Italian Mojo: racconto visuale e una mano dalla Spagna

//Italian Mojo: racconto visuale e una mano dalla Spagna

Italian Mojo: racconto visuale e una mano dalla Spagna

Italian mojo: il mobile journalism raccontato.

Il mojo merita cultura, definizione, confini, ma anche racconto. Ho iniziato oggi a raccontare il mojo, il mobile journalism, sui miei canali sociali e, soprattutto, sul gruppo Facebook di Italian Mojo, il progetto professionale che sto portando avanti da alcuni mesi. Vuoi sapere cos’è il mojo? Oltre a seguire il sito puoi richiedere l’iscrizione al gruppo di una community (non l’unica) in crescita su questo argomento nel social network di Zuckerberg. Ti spiegherò (quasi) tutto di questa nuova filosofia di lavoro che sta cambiando il giornalismo e il videomaking in generale.

Una provocazione già raccolta

Il semplice tema di questo video, la definizione del mojo, ha già fatto attivare curiosità su questa disciplina, utile per i giornalisti che si vogliono rinnovare, ma anche per tutte le professioni della comunicazione o per chi, più semplicemente per passione, voglia imparare a fare contenuti video di qualità in completa autonomia. Nel gruppo di Italian Mojo abbiamo ricevuto un documento dai colleghi spagnoli con un testo che racconta anche la loro esperienza di evoluzione con questa filosofia.

Al centro un problema: la necessità di sorpassare gli ostacoli rappresentati da  categorie, da resistenze mentali e da pastoie burocratiche. Con un fine semplice: rimettere al centro la figura del giornalista che, attraverso mezzi e linguaggi nuovi, si riprende il ruolo principale, quello di raccontare la realtà. Una realtà completamente cambiata che va raccontata con nuovi strumenti. In particolare modo ci ha scritto il collega Urbano Garcia Alonso, direttore di RTVE Extremadura.

Ecco il suo scritto

Il mojo spagnolo Urbano Garcia Alonso, direttore Rtve Extremadura

Lo tsunami è qui. Dal nostro punto di osservazione di giornalisti immigrati digitali canuti abbiamo avvistato l’onda gigante e ora balliamo nel dubbio tra il farci travolgere dall’onda e il salire sopra la cresta per fare surf. Abbiamo visto, ma dobbiamo ancora interpretare, assimilare e cambiare di conseguenza. Siamo bloccati nella prima fase, caricati nei nostri piccoli remi in barca.

Il giornalismo senza giornalisti è arrivato. Le nuove tecnologie danno il potere ai cittadini. Ognuno di loro, con uno smartphone in mano, è un mezzo di comunicazione nel pieno potere. Ora i nostri avversari non sono altri mezzi. Sono quei cittadini (blogger, tweeter, YouTuber ..). Rivali, ma non nemici. Se stanno combattendo in mischia, siamo perduti. Se mettiamo insieme le nostre risorse per il nostro perseguire una più ricca, più piena comunicazione, allora non affogheremo.

  Il MOJO (giornalismo mobile) dà a tutti, in un colpo solo, la possibilità di realizzare i tre grandi sogni di un  giornalista: essere ovunque, in qualsiasi momento ed essere in grado di trasmettere in diretta quello che sta succedendo. Ma questo obiettivo è ora nelle mani di tutti, non solo nella nostra. Il potere comunicativo è andato verso l’altro lato della scala, il “prosumer” (user-girare-produttore) è diventato attore protagonista.

La nostra professione è svalutata e, con essa, le classiche scuole e collegi di formazione dei giornalisti. Dobbiamo cercare strategie apprezzamento per la valanga professionale amatoriale, che viene interpretata da persone altamente motivate, che amano quello che fanno. La maggior parte, tuttabia, non ha studiato Comunicazione e Scienze dell’Informazione.

Il 90% dei dati che compongono la conoscenza umana nel corso della storia è stato generato negli ultimi due anni. Ognuno ora è in grado di produrre, in particolare il materiale audiovisivo. La somma di produzione video di massa più social network ha portato alla tempesta perfetta in cui i giornalisti classici sono naufraghi nel mare dell’insicurezza e dell’indecisione. Lo scoglio cui ci attacchiamo è la zattera fragile chiamata routine. Facciamo resistenza a lasciare la zona di comfort che vogliamo continuare a vivere seduti comodamente in redazione, al nostro pc, sulla nostra scrivania, alla nostra comoda postazione.

I nostri modi tradizionali, ereditati dagli anni ’80 e ’90, non sono più validi. Nei loro formati sono obsoleti o sono obsoleti i loro racconti. Se continuiamo con loro, il massimo che possiamo sperare è di mantenere, a malapena, il nostro lento declino. Se guardiamo alle nuove generazioni per i nostri prodotti, stiamo già perdendo il contatto con la realtà. Questo nuovo paesaggio richiede un grande cambio di mentalità, non solo la tecnologia.

Oggi, la sfida delle classiche aziende radiotelevisive pubbliche è quella di fornire contenuti attraverso il maggior numero di media e piattaforme possibili, per fruitori che le guardano dal telefono o sal tablet. Finora abbiamo guardato membri con arroganza reparto interattivo delle nostre aziende, repellenti “tecnoadictos” con i loro giocattoli digitali. D’ora in poi, i “tipi strani” saranno i giornalisti “analogici”: ricordatevelo.

La possibilità di rinnovare il nostro contatto con i cittadini non è più sul televisore o alla radio. E ‘al telefono, un mezzo che è nato per parlare e ascoltare e si è trasformato in un dispositivo in cui si vede, si legge, si scrive, si lavora. Due dati: ogni 22 secondi 1.000 smartphone venduti in tutto il mondo, l’82% del traffico che passa attraverso le reti è il video.

Data l’abbondanza di fonti e formati di dati, il risultato è stato  l'”infoxication”. Il nostro nuovo ruolo è quello di selezionare, contestualizzare, arricchire, il contrasto e la forma. Sono passati i ruoli, ma è anche cambiato il flusso di informazioni … ora dobbiamo cambiare il flusso di lavoro: essere, prima di tutto, social e mobili.

Le priorità sono cambiate. Il nostro valore distintivo è stato la qualità. Ora il valore principale è l’immediatezza. La qualità è il valore aggiunto che non dobbiamo mollare, ma la velocità sarà la porta che apriamo come un invito per raggiungere il nostro pubblico e fargli assaporare la qualità che ci contraddistingue. Se non siamo rapidi e immediati, siamo fuori dal mercato. La più bella sfida che ci possa capitare, a pensarci bene.

Forse, in qualche misura, dobbiamo modificare il messaggio o contenuto. Ma ciò che veramente cambia è come presentare e raccontare quei contenuti. Nel giornalismo non ci sono argomenti noiosi: ci sono approcci e strutture noiose.

La sopravvivenza dei giornalisti è possibile solo se il nostro tasso di conversione è pari o superiore al nostro ambiente. Quello là fuori è esponenziale, inarrestabile. Il nostro è rallentato, pieno di rifiuti, resistenze, complessità e ritardi. Il mojo incontra ostacoli, ma, soprattutto, regala potenziale e opportunità per i professionisti dell’informazione. Siamo a un bivio. E´ tempo di Mobile Journalism.

Urbano Garcia Alonso
Direttore Rtve Extremadura

By | 2017-02-08T00:05:15+00:00 febbraio 7th, 2017|Italianmojo|0 Comments

About the Author:

Sono un papà single e un cronista di strada. E penso che l'elefante si mangi soltanto a pezzettini

Leave A Comment