Il mobike journalism: storia di un caso diventato format

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Il mobike journalism: storia di un caso diventato format

Mobike Journalism: il punto di contatto tra due parti di me.

Ora ti spiego proprio com’è nato, per assoluto voler del fato, il mobike journalism e come potrebbe interessarti non poco. Se leggi queste colonne, se frequenti questo blog, sai che ci sono sostanzialmente due progetti differenti. Uno è quello della diffusione del mobile journalism e l’altro è quello che racconta le esperienze di papà single in bicicletta. Ho pensato spesso al fatto che queste due facce differenti della mia vita dovessero essere “separate” in due creature diverse, in due siti distanti fra loro. Qualche giorno fa, tuttavia, ho avuto la prova, del tutto casuale, che non devo proprio splittare i due progetti, semplicemente perché entrambi sono parte di me. E’ stato il giorno in cui, per caso, è nato il mobike journalism (definizione che devo al collega Efrem Bovo).

Ecco com’è andata (e sono serio).

La mia vita è un fiume che scorre, è un continuo costruire e fortificare (con pochissimi mezzi e con un’enorme voglia di realizzare nuovi sogni), ma ha giorni negativi, giorni in cui l’acqua del fiume sembra arrotolarsi nei gorghi dietro i sassi e non uscire di lì. Sembra, ma poi non è vero.

Quel giorno in cui è nato il mobike journalism era uno di quelli negativi e mi domando ancora adesso, mentre la calura del giorno scende qui nel mio ufficio di via Visconti, cosa mi abbia spinto a issarmi sulla bicicletta. Non lo ricordo. Ho portato la mia pesante panza e la mia pesante mountain bike giù per due piani di scale e ho cercato nelle tasche le chiavi per aprire il portone del condominio. Trovandovi due regali che non so perché erano lì: la mia Insta Nano 360 e la base per fissarla al moschettone della bici che uso per mettere il cellulare o le telecamere.

La camera ha fatto miracoli.

Con quelle due cose in mano è cambiato tutto in un attimo. Mi è passata la stanchezza e sono partito a pedalare, subito dopo aver fissato la camera alla bicicletta. Ho aperto la registrazione facendo un test, un video per il mio progetto Sharingdaddy in cui ho raccontato come basti rompere l’inerzia delle cose per cambiare abitudini e per raggiungere traguardi. Ho detto che speravo che quella giornata fosse una giornata di cambiamento. Nonostante la scarsa vena, infatti, ero partito in bici verso un incontro di lavoro. Insomma la camera registrava (facendo miracoli) e io parlavo a braccio, non accorgendomi dello splendido risultato del test, test eseguito in una via anonima della città. Vuoi vedere di cosa parlo? Eccoti servito.

 

Il mobike journalism è nato e io non lo sapevo.

Ho continuato la mia pedalata fino al pranzo con un collega, il già citato Efrem Bovo, mettendo a caricare questo video che vedi durante la nostra chiacchierata con una pizza davanti. Poi lo abbiamo guardato e io sono rimasto di stucco: l’esperienza è coinvolgente, l’effetto è assolutamente quello di un percorso fatto in bicicletta, le potenzialità enormi, l’audio perfetto. Ero esterrefatto quando l’amico Efrem Bovo ha sparato la definizione di mobike journalism. Guardavo le immagini e pensavo: questo è un format, questa è una figata. Emozionante, stimolante, immersivo, pazzesco.

C’è un altro mobike journalist, ma…

Per questo motivo mi sono messo subito a ragionare sul fatto che i giri in bicicletta di Sharingdaddy, ma anche tanti altri tipi di blitz nella produzione di video, possono essere fatti da me in questo modo. Per il mese di agosto ho già progettato un paio di incursioni di cui ti farò partecipe, ma solo sognare di portare la mia bici per via dei Fori Imperiali o in giro per la necropoli di Pompei è magnifico.

Il collega di RTE Cian Mc Cormack ha raccontato l’Irlanda per conto della sua TV girandola in bici armato solo di strumentazione del mobile journalist. Ecco qui un resoconto del suo lavoro. Io, però, ho quasi inconsapevolmente fatto di più portando avanti un format immersivo cui ho intenzione di far seguire un progetto.

Cerco aiuto: da subito.

I video iniziali riguarderanno i giri di Sharingdaddy, ma cerco aiuto fin da questo momento. Da chi? Da siti, da giornali, da televisioni, da media, ma anche da produttori di bici o di abbigliamento da due ruote che vogliano investire in racconti immersivi di bellissime gite in bicicletta nei luoghi più belli d’Italia, per regalare emozioni a chi li vorrà vedere. Io nel mese di agosto, a cominciare da sabato, farò due numeri zero, ma se qualcuno comprende dal semplice test quale sia il livello di possibilità che si possono sviluppare, beh, sono disposto a cambiare subito i miei programmi e a progettare subito una serie.

#unabiciperSharingdaddy: rilancio l’appello.

Vista questa opportunità, punto di congiunzione tra la sperimentazione del mobile journalism più avvenieristico e i progetti di gite da papà in bicicletta, ho deciso, quindi di rilanciare il progetto #unabicipersharingdaddy. Il posto di bici ufficiale per questi video specialissimi è ancora vacante e il risultato penso sia assicurato. Basta mettersi in contatto, progettare una campagna di contenuti e partire per le gite. Chi si lascia sfuggire questa occasione, a mio avviso, potrà pentirsene a breve.

 

 

By | 2017-08-01T20:52:41+00:00 agosto 1st, 2017|Italianmojo|0 Comments

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Sono un papà single e un cronista di strada. E penso che l’elefante si mangi soltanto a pezzettini

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