Il ritmo della vita? Scegli quello di tuo figlio

//Il ritmo della vita? Scegli quello di tuo figlio

Il ritmo della vita? Scegli quello di tuo figlio

Il ritmo della vita da che musica arriva?

Pensaci bene, che ritmo tieni durante il corso dei tuoi giorni? Pensaci bene, sei assonante o dissonante con tuo figlio? Perché il diavolo di problema che abbiamo noi padri single (e forse le madri ce l’hanno peggio di noi) è il ritmo da tenere per non “grippare” il motore e per non avere cicli delle giornate completamente dissonanti da quelli dei nostri figli. Il ritmo della vita, la pressione che hai addosso: sono temi che mi ronzano in testa da un po’, proprio in questa fase nella quale Sharingdaddy cerca una sua dimensione, ma soprattutto attende migliori fortune. Cosa intendo? Poche ciance: sto cercando di migliorare la mia situazione economica e sto lavorando in modo da stabilizzarla. Per questo i desideri di vita alla Sharingdaddy vanno un po’ in secondo piano. Comunque penso e lavoro sui concetti del futuro come quello del ritmo della vita che dobbiamo mantenere per cercare di campare adeguatamente e di non essere sopraffatti dai ruoli che dobbiamo interpretare.

Se la tua vita ha una cadenza, quale deve essere?

Insomma, hai scadenze, bollette, lavori da finire, clienti (o un datore di lavoro da conquistare). Il ritmo della vita è un concetto importante, un concetto che quando risolvi i tuoi casini iniziali da separato, devi imparare ad affrontare. E’ una questione sottile, ma determinante. Parte da te, dal professionista o lavoratore che vuoi essere, dal tipo di successo che ti aspetti, dalla necessità o meno dell’approvazione del tuo contesto. Se riesci a trovare una distanza giusta da tutti questi stilemi che ci condizionano in questa epoca, avrai trovato una posizione. Poi devi trovare una cadenza, un battito, un ritmo, un refrain: insomma, la tua musica.

Tieni conto che avrai una sorella, una compagna: si chiama pressione. Sarà indotta dall’esterno e ti peserà sul collo, sulle spalle. Ti peserà dagli occhi addosso di chi non ti approva, da chi ti guarda con gli stessi occhiali di anni fa, mentre si avverte davvero che sei cambiato. Ti arriverà come un’onda che si infrange sugli scogli da chi rileva la distanza tra te e la buona paternità, anche solo passando il dito sulla polvere che ce tra gli scaffali delle cose che non hai ancora messo a posto.

L’importante resta la musica.

Ciò che è determinante se vuoi trovare un ritmo, è continuare a esercitare la tua musica, ad emettere il tuo suono. In continuo. Sai qual è la scintilla che mi ha fatto scegliere questo tema per questo sabato di ottobre? E’ un pezzo di Silvio Gulizia, del grande Silvio Gulizia, un pezzo che puoi leggere cliccando qui. Semplice il ragionamento: parte da una passeggiata con un bambino. Se la fai assestando il ritmo della camminata sul tuo passo, beh, lui si stancherà. Se ti adatti al suo, beh, lui sarà felice e tu anche. Allora te lo sparo chiaro in faccia: come è possibile che tu cerchi di andare avanti con i ritmi di tuo figlio, ma alla fine sei sempre insoddisfatto? Semplice: perché suoni la sua musica coi tuoi strumenti, perché vai alla sua cadenza, ma pensi che dovresti andare alla tua.

Tutto il resto sembrerà inutile.

Pensi che la lista di cose da fare è lì che aspetta e ti chiede attenzione, ritmo, performance, consegne, segnali. Perché sei dove non dovresti essere, almeno per il mondo che ti gira intorno, quando stai seduto al parco guardando tuo figlio che gioca. Però se non risolvi la dissonanza della tua musica con la sua, va a finire che non ti godi il viaggio della tua vita e non ti godi il suo. Rinuncia alle cose di cui si può fare a meno e cerca di ascoltare quale è il ritmo di tuo figlio. Vivi al suo e il tuo ti sembrerà migliore. Ti sembrerà strano, ma attorno a te si avvicineranno persone che sentono la tua stessa musica, quella dei bambini, futuro del mondo. Tutto d’un tratto la vita assumerà maggiore densità e i riscontri del tuo lavoro maggior piacere. Perché vissuti e ottenuti suonando il ritmo che vuoi tu, non quello che ti viene imposto. Tutto il resto sembrerà inutile. E ci sorriderai sopra.

By | 2017-10-10T19:16:10+00:00 ottobre 14th, 2017|Sharingdaddy|0 Comments

About the Author:

Sono un papà single e un cronista di strada. E penso che l'elefante si mangi soltanto a pezzettini

Leave A Comment