Il nuovo bike sharing? Un grande tranello… razzista

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Il nuovo bike sharing? Un grande tranello… razzista

Bike sharing a rilascio libero: un mondo pieno di difetti.

Da buon papibiker o mobike journalist che dir si voglia, non potevo non interessarmi al  bike sharing. Oggi ho provato entrambi i servizi di biciclette condivise a rilascio libero (free floating, come dicono quelli fighi) che stanno prendendo piede in questi mesi a Milano. Si tratta di Mobike e Ofo, due aziende a capitale cinese. Ho pedalato dentro un mondo pieno di problemini e ho fatto una prova di entrambi i servizi, ricevendone un’impressione fondamentalmente negativa.

Mobike: nostra signora della pesantezza.

Il primo su cui sono salito, fra i due servizi di bike sharing a fermata libera, è stato quello di Mobike. Capillare la distribuzione delle bici, facile da usare la app, anche se poco chiara in una parte determinante come quella del costo del servizio di bike sharing. Ho trovato subito la due ruote, l’ho sbloccata facilmente, sono salito rapidamente, ma da quel momento in poi è iniziato il calvario.

Miii, più che un servizio di bike sharing, mi è sembrato una via crucis. Le ruote piccole di queste bici acciaio e arancio rendono la pedalata un inferno e la versatilità del mezzo pari a quella di una moto BMW 1200 di cilindrata. E’ stata un’esperienza pessima e mi è costata 0,13 euro per nove minuti di tragitto nei quali la app ha detto che avevo fatto 1,8 chilometri (ma a mio avviso ha dato di matto, ne avevo fatti  meno della metà).

Ofo: app incomprensibile, ma bici ok

Il servizio di bike sharing di Ofo, invece, ha rivelato una app che nemmeno un ingegnere nucleare comprendderebbe al primo colpo, ma anche una bici migliore, più stabile, più veloce e più leggera. L’esperienza di corsa, in questo caso e per un periodo limitato, non mi è costata, ma ha comunque evidenziato una tendenza di entrambi questi servizi di bike sharing. Dietro una non trasparente grafica che non chiarisce al volo quale sia il costo del servizio e anche quali dati vengano gestiti, beh, si cela un tranello sostanziale.

Business insider ha indicato la strada.

Ecco, avete in mente le foto che girano per il web con le mobike appese agli alberi o nel Naviglio? A quelli di Mobike (e anche a quelli della Ofo) non gliene sbatte nulla. Non gli importa molto nemmeno di perdere dei soldi, come ammette questo articolo di Business Insider Italia.  Alle aziende del Regno di Mezzo interessano i dati che le migliaia di biciclette producono su di noi, anche in senso spaziale. L’articolo è circostanziato nel raccontare di un mondo nel quale stanno mettendo le mani (guarda caso) colossi del commercio digitale come Alibaba o della tecnologia social come Tencent, di un mondo che, facendoci girare in bici, può raccontare a quelle aziende, golose di big data, dati di notevole valore economico.

Forse sono un ingenuo, ma…

Certo, adesso potrai anche darmi del pirla, come ha fatto il mio amico Ivan su Facebook poco fa. “Beh, i dati li hanno comunque”, ha detto. Per avere i tuoi dati, infatti, è sufficiente che tu abbia uno smartphone in tasca. Anche spento… quindi. Beh, chiamala provocazione, chiamala minchiata, chiamala ingenuità, chiamala come diavolo vuoi, ma io da adesso voglio parlare della vendita dei miei dati.

Avere i miei percorsi, le mie abitudini, le mie fermate, i miei giri per la città, significa anche sapere dati di grande qualità su cosa io acquisti o dove io spenda i miei soldi. Ecco, siccome questi sono servizi comunali, da adesso in poi voglio che si sia consapevoli che quando si usufruisce di un servizio a così basso costo, è chiaro che cedi i tuoi dati in qualche modo. Voglio sapere a chi e dove vanno.

La mia prova video del bike sharing.

Ho fatto un video facendo una prova di entrambi i servizi e delle loro app. Ecco il mio resoconto, assieme a un secondo j’accuse, dopo questo sul fatto che voglio sapere meglio come vengono gestiti i dati dalle app. In questi servizi di bike sharing non c’è una soluzione che permetta a un genitore di portare un figlio in giro. Una discriminazione razzista (si fa per dire, dai) che esclude dalla possibilità d’uso del bike sharing una buona parte dei clienti, di coloro che vorrebbero usarlo, ma hanno il solo difetto di essere in compagnia di un bimbo.

 

Ps. Ultima notazione. A proposito di vandalismo, va detto che nessuno ne è esente e che davvero la madre dell’imbecille è sempre incinta. La foto d’apertura è la foto della mia Ofo, poco dopo che l’avevo lasciata, davanti al mio ufficio in Bernabò Visconti. Però non c’è da stupirsi e non c’è da pensare che l’abitudine sia solo italiana. Tutt’altro. 

By | 2017-11-01T11:48:11+00:00 ottobre 17th, 2017|Sharingdaddy|0 Comments

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Sono un papà single e un cronista di strada. E penso che l'elefante si mangi soltanto a pezzettini

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