Il Gimbal e il mobile journalism: un binomio inutile

//Il Gimbal e il mobile journalism: un binomio inutile

Il Gimbal e il mobile journalism: un binomio inutile

Lo stabilizzatore e il mojo: parliamone un attimo.

Ho uno stabilizzatore (o Gimbal) per il mio smartphone. Vuoi sapere di cosa di stratta? E’ un braccio che rende il telefono stabilizzato come fosse una steadycam e permette, grazie ai suoi “motori”, di fare meravigliose inquadrature in movimento. Ferme, praticamente perfette. L’ho comprato lo scorso anno dall’azienda leader mondiale di questi hardware così tecnologici per il mobile journalism. Nei corsi base della community Italianmojo che sto facendo ormai da qualche mese l’ho mostrato, l’ho fatto vedere in azione. Ho anche magnificato le doti di questo accessorio per il mobile journalism, sebbene io non ne abbia mai consigliato l’acquisto. Il mio mobile journalism, infatti, è una questione legata soprattutto alle potenzialità che il telefono riesce a esprimere da solo e alla peculiarità del suo linguaggio, non ai supporti che lo rendono una telecamera e ne contribuiscono l’omologazione al linguaggio di una telecamera.

Nello zaino sempre, ma…

Nel 2017 ho prodotto una quindicina di lavori in total mojo (principalmente corporate) e tra questi anche alcune parti di immagini per documentari. Riempivo la mia borsa come al solito il giorno prima, andavo a fare le riprese, poi tornavo, ma c’era sempre una cosa che “non mi tornava”. Vuoi sapere quale? Nelle mie escursioni ho sempre portato con me il Gimbal, ma, alla fine, non l’ho mai usato (o quasi). Lo tiravo fuori, lo guardavo, poi preferivo sempre l’immediatezza delle azioni a mano libera. D’altronde gli stabilizzatori ottici dei cellulari di ultima generazione hanno sviluppato ormai uno standard per il quale solo un occhio molto allenato può comprendere la differenza tra una sequenza fatta col gimbal e una senza stabilizzatore. Così, per cazzeggiare, ho fatto una prova con gimbal e senza poco sotto i 20 secondi: riesci a capire quale è la parte filmata con lo stabilizzatore?

 

 

Dai, dì la verità: si vede la differenza? Non credo. Comunque quello stabilizzato è il contenuto a destra, ma non ci sono evidenti differenze.

Il Gimbal è un attrezzo mojo che non mi appartiene.

A chi segue i miei corsi, dico spesso un concetto che è basilare per avvicinarsi adeguatamente al mobile journalism. Prima di fare il vostro kit di lavoro, cercate il vostro mojo. Il mio, l’ho scoperto con l’esperienza, è un mojo semplice, puro, legato al cercare di trarre il meglio dal telefono che ho tra le mani senza artefatti che gli regalino delle potenzialità che da solo non ha. Non è la verità sul mojo, è solo il mio mojo. Per esempio questo discorso non vale per l’audio, sul quale investo e sul quale sto attento a usare gli strumenti che mi permettano un’acquisizione del suono eccellente. Anche questo è il mio mojo: immagini a mano, sì, audio perfetto, anche. Il Gimbal, quindi, è semplicemente un attrezzo formidabile di un mojo che non mi appartiene.

Il mio handmade mojo mi fa fare un paio di ragionamenti.

Durante una skype call con uno dei maestri del mojo mondiale, il professor Ivo Burum, mi ha raccontato questo piccolo particolare: in Asia la maggior parte dei mojoer non usa nemmeno microfoni. Ecco, non riesco nemmeno a pensare una cosa del genere, per il momento. Però so che presto comincerò a lavorare “mic free” oltre che “gimbal free”… Semplice il motivo: anche l’audio live ha un senso nel linguaggio mojo, così come ce l’ha la ripresa a mano (al limite aiutata da un handheld). Lo verificherò. Il mio mobile journalism è in costante evoluzione e penso che cambi rapidamente, talvolta anche di giorno in giorno.

A mano significa più vicino.

Ho deciso di andare rapido su questa via. Nei prossimi mesi, oltre alla produzione classica, proverò tutti i possibili stili, esiti, formati e modi di essere mojo che si possono praticare a mano. Su tutte le principali piattaforme che ci sono in giro. In questo, va detto, c’è un maestro formidabile che è Yusuf Omar. Il sereno addio al Gimbal l’ho, infatti, maturato di fronte a una foto diffusa su Facebook proprio dal mitico mojoer di Hashtagourstories. Qualche tempo fa, infatti, ha fotografato il suo kit e ha corredato la fotina con una frase molto semplice, questa: “Il mio kit diventa sempre più leggero”. Il Gimbal non c’era…

Ho fatto le prime ignobili prove del filming e del montaggio in verticale multipiattaforma (tra il live di Periscope e il live di Instagram). Beh, una cosa l’ho compresa molto bene: quando hai in mano solo il cellulare e per giunta in verticale, puoi avvicinarti molto rapidamente alla vita, all’azione, al racconto di ciò che veramente capita intorno a te. Qualche tempo fa ho scritto un pezzo sull’imminente fine dello smartphone come macchina da filming per il mojo, a vantaggio di forme più immersive. Ecco, una cosa che può ritardarne la morte è proprio questa: filmare a mano, in verticale, senza esoscheletri che rendano meno naturale e più artificiale la ripresa. In questo gioco, sinceramente, il gimbal non serve.

By | 2017-11-02T07:48:57+00:00 novembre 2nd, 2017|Italianmojo|0 Comments

About the Author:

Sono un papà single e un cronista di strada. E penso che l'elefante si mangi soltanto a pezzettini

Leave A Comment