Genitori digitali: l’enorme peso di un leggerissimo “like”

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Genitori digitali: l’enorme peso di un leggerissimo “like”

Torno sulle basi della vita digitale, con una forza nuova: quella dei genitori digitali.

Come Sharingdaddy sto cercando ancora la mia strada e la mia “collocazione” nel mondo del web. So che sono un papà single che racconta di avventure con suo figlio (a proposito, presto parliamo di condivisione delle passioni), ma in questi giorni mi sto trovando molto a mio agio nel nascente progetto dei genitori digitali. Vuoi sapere di cosa di tratta? Beh, in questo pezzo ne avevo scritto un piccolo manifesto, ma nei giorni successivi, fino a oggi, si sono chiariti i concetti e sviluppate le forze.

Siamo solo una mano tesa per chi non è digitale.

I genitori digitali sono un gruppo (ancora molto piccolo) di genitori che operano nel web a vario titolo, i quali si sono messi in testa di creare una rete di persone che può insegnare, con l’aiuto delle istituzioni, la consapevolezza e i fondamenti dell’educazione digitale ad altri genitori che non hanno vicinanza con il mondo del web. Stiamo iniziando, per il momento, a creare discussioni digitali per sviluppare una rete che raggiunga altri papà e mamme digitali per chiedere loro di darci una mano. Vogliamo fare in modo che il gruppo si allarghi, si rafforzi, si costruisca e diventi un soggetto attivo nell’azione sociale in grado di insegnare l’educazione digitale ad altri genitori che non hanno avuto occasione di impararla e di viverla. Il tutto perché si preparino a viverla con i loro figlioli. Siamo solo una mano tesa che dà una mano a chi ne ha bisogno.

Voglio cominciare io con un tema che sembra piccolo, ma è enorme.

Ti ricordi che qualche tempo fa avevo scritto un articolo sul valore della condivisione? Era questo qui. Non ti nego che ho osservato la situazione dopo la diffusione di questo post e non l’ho vista cambiare granché, almeno nella mia community. Gli italiani, siano genitori digitali o vattelapesca cosa, non sanno condividere creando valore. Condividono per sciatteria, per omologazione, per clonazione del pensiero.

Tuttavia non creano valore. Non comprendono minimamente come una condivisione possa creare occasione di pensiero, di visione, di cultura diffusa, sparsa nel mondo. Dico di più: la condivisione seria crea ricchezza anche economica. Niente: prevale la noia e il cazzeggio, primeggiano l’ironia e la compresenza, svetta la voglia di ognuno di noi di diventare famoso per i canonici 15 minuti. Postando qualsiasi sproloquio, condividendo qualsiasi merdata.

Eccolo qui il tema piccolo, ma enorme. Voglio chiederti se sai il peso di un like, se capisci bene i segni di approvazione che dai quando metti un pollice in su, un cuoricino, una risatina a una cosa scritta da un amico. Premetto: ho visto dei like a post che annunciavano la morte di un proprio caro. Mi sono chiesto se il destinatario di quei like non abbia bannato tutti.

Un like è perfino un gesto politico.

Lo dice spesso il professor Ranfi, uomo digitale di gran vaglia. “Un like è perfino un gesto politico! Bisogna saperlo!”. Ecco, se sei di quelli che, “ma che vuoi che sia, per un like!”, ricordati bene che tutto il tuo operare digitale, anche quello che fai da smargiasso con qualche donna o qualche sproloquio contro negri e migranti, è pubblico. Tutto irrimediabilmente pubblico. Se sei, invece, un utilizzatore coerente della rete, non può sfuggirti che l’approvazione a un post in cui chi scrive inneggia “alle donne con la minigonna che se la sono andata a cercare” è un incontrovertibile segnale di posizione. Rispetto a un argomento, a una visione della vita, a un diverso da te.

Facebook ha moltiplicato i segnali di apprezzamento e inserito anche i segnali di arrabbiatura, stupore, comunque di distacco verso una cosa scritta. Lo ha fatto dandoci una varietà di possibili adesioni o “allontanamenti” da un concetto scritto da un’altra persona più colorata e simile alla vita reale. Noi, però, sì, anche io e te che leggi, ci dimentichiamo che anche una piccola approvazione ha un peso enorme perché rappresenta un’adesione e viene vista, anche perché sulle timeline i like altrui (o i cuoricini di twitter) sono visibili in modo netto da tutta la community che ci segue su quel social network.

Un like può sporcarti la fedina penale.

Ecco, allora, diciamolo. Siccome un like può sporcarti la fedina penale (ne basta uno a qualche vomitata fascista di qualcuno, vomitata fascista che incontra il tuo mal di pancia per come stanno andando le cose…), sarà il caso che tu abbia contezza di quello che puoi combinare. Con un semplice pollice in su o con un semplice cuoricino o un retweet puoi far disarsti. Detto questo sarà meraviglioso, d’ora in poi, riflettere, dopo averlo fatto su quello che scrivi e quello che condividi, anche su quello che “approvi” con un semplice pollice pro. Diventerai consapevole di quello che fai.

I genitori digitali sono qui per dirti anche il bello.

D’altronde con il pollice verso o con il pollice contro, si decideva la vita e la morte nell’Antica Roma. E adesso? Ora può essere lo stesso, ma forse non te ne accorgi. Forse non lo saprai mai se sei sicuramente digitalmente morto per colpa di un like di troppo agli occhi di qualcuno. Magari un qualcuno che voleva darti il lavoro dei tuoi sogni e non lo ha fatto a causa di un pollicino che, sinceramente, in quel momento, potevi anche infilarti in un orecchio.  Tuttavia pensa anche questo: un like, è come un abbraccio, un segno di stima, un gesto di affetto. Allora se i tuoi like o quelli dei tuoi figli sono coscienti e ragionati, invitali a disseminare il mondo di like. Di like messi con consapevolezza ne abbiamo davvero bisogno.

 

By | 2017-12-13T18:54:34+00:00 dicembre 13th, 2017|Sharingdaddy, Vita Digitale|0 Comments

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Sono un papà single e un cronista di strada. E penso che l'elefante si mangi soltanto a pezzettini

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