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Bambini e tablet: io sto davanti allo schermo, con loro


Francesco Facchini
Bambini e tablet: io sto davanti allo...

Bambini e tablet: ho letto un articolo interessante.

Grazie all’amico dei #GenitoriDigitali Marco Troiani mi è capitato di leggere questo articolo bellissimo di Daniele Novara. Apprezzo il dottor Novara e lo ritengo uno dei più intelligenti e lungimiranti professionisti della Pedagogia in Italia. Tuttavia, in quanto a bambini e tablet, mi prendo la briga di andare in direzione ostinata e contraria. Non per essere divisivo, ma per provare a sancire il fatto che questa epoca è un’epoca di cambiamenti umani importantissimi e i sistemi di riferimento che abbiamo non possono essere basati soltanto su quanto appreso in passato, ma anche su quello che viviamo nel presente. Il tutto cercando di capire cosa ci presenterà il futuro che è molto più vicino e molto più rivoluzionario di quanto noi crediamo. 

Del tablet santo subito avevo già parlato.

Molto tempo fa avevo santificato le doti del tablet e delle device mobili in generale, pur ponendo dei rigidi distinguo. Nel rapporto tra bambini e tablet, infatti, mettevo in evidenza come questa interazione possa sviluppare per tempo la multisensorialità e sia interessante per le capacità logiche. Già in quella occasione, manifestavo infatti l’idea che il binomio bambini e tablet dovesse essere, soprattutto, un binomio didattico, interattivo e non passivo. L’articolo di Novara, invece, urla tutta l’apprensione, circostanziata, ben spiegata e giustificata, per arrivare al dettame di allontanare il più possibile i bambini dagli schermi. Ecco, per spiegare questo rapporto tra bambini e tablet, però, non sono d’accordo che il messaggio debba essere così severo e limitativo. Mi voglio mettere, quindi, dalla parte dello schermo assieme al bambino.

Non abbiamo più paradigmi, non abbiamo più certezze.

In questi anni di cambiamenti del rapporto genitori figli una cosa credo di averla compresa: ci sono poche cose certe nel rapporto con in bambini, ma una di queste è che non credo che si possa fare affidamento su qualsiasi tipo di paradigma educativo o metodo che abbiamo appreso fino qui. I nostri bambini sono un misto di empirico e di mediato, di vissuto e digitale, di cui noi non conosciamo più direttamente la realtà. Non possiamo pensare nemmeno lontanamente di paragonare il nostro essere stati bambini con il loro.

Per questo motivo, ma anche per la grossissima importanza che avrà la loro vita digitale che sarà assolutamente una parte reale e tangibile dell’esistenza, l’idea di liberare il bambino dagli schermi è assolutamente fuori dal mio registro. Noi non siamo capaci di comprendere cosa sia il vissuto di un bambino che, se nasce oggi, non è più nemmeno un nativo digitale, ma è addirittura un nativo digitale visuale. Cioè maneggia gli schermi touch come se fossero il suo linguaggio, guarda il mondo attraverso i pixel di uno schermo, racconta se stesso e l’esistenza come se fosse in un video.

Ho due armi nella tasca, le volete anche voi?

Purtroppo o per fortuna è e resta così il bambino, è e resta un mondo di cui è più quello che non conosciamo di quello che conosciamo. Per questo io condivido le esperienze con mio figlio davanti a uno schermo, con due armi nella tasca: la prima il dialogo costante e l’interazione: posso dire al dottor Novara che mio figlio sta meno di mezz’ora al giorno “passivo” davanti a uno schermo, ma sta almeno un’ora e mezza al giorno davanti a uno schermo, ma in posizione di attività.

La seconda arma che ho è la costante alternativa di gioco, di esperienza, di esplorazione, di viaggio con la fantasia, da proporre. Ho in tasca le lotte di cuscini, le scatenate ballate, i giri al parco, la bicicletta, la costruzione della fionda. Io però, te lo dico sinceramente: non so se mio figlio è più felice quando ormai fai i puzzle da 50 pezzi alla velocità del suono davanti all’iPad o quando gioca col suo cane.

La necessità di una valida alternativa.

Sinceramente non faccio questo distinguo e non dico che una cosa è buona e l’altra è cattiva. Dico questo: stiamo a vedere e ragioniamo insieme con la testa e col cuore. Che ne pensi? Io ho un test cui sottopongo mio figlio un giorno si e uno anche. A un certo punto gli schermi si chiudono. Lui mi guarda e mi dice: “Adesso, però, non so cosa fare”. Io lo guardo e gli rispondo: “Usa la fantasia e vedrai che qualche gioco te lo inventi”.

Lui mi guarda perplesso, ma, dopo 5 minuti, lo trovo di là che usa le macchinine per raccontare una storia, che dice ad alta voce.  Fino a quando il mio bambino dirà si anche all’alternativa, perfino “provocata” da un “arrangiati a trovare qualcosa”, ritengo con il cuore di non dovermi preoccupare di “liberare” mio figlio dagli schermi. E’è già libero, perché sa sempre trovare un’alternativa.

 

 

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