Auguri di uno splendido Natale #mojo

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Auguri di uno splendido Natale #mojo

Sono assolutamente fermo e guardo.

Ieri ne ho parlato con un amico, oggi è arrivato un articolo del bravissimo Silvio Gulizia (nella sua newsletter che vi consiglio vivamente) a confermare l’impressione che già avevo. Sono fermo, sono come un gabbiano che è tornato sulla scogliera dopo un superbo volo. Il 2017 è stato meraviglioso: se guardo indietro posso, senza tema di smentite, definirlo come un grande volo e come l’anno più difficile e più bello della mia vita. Dopo questo magnifico percorso mi sembra normale che io abbia schiacciato il freno fino a fermarmi.

Del tutto. Sono immobile e, qualche volta, la cosa fa un po’ male perché vengono su, dal profondo, i ricordi, le mancanze, le ferite del tempo. Sono beni preziosi per farti capire cosa hai fatto, dove eri e dove sei, qual è il tuo limite, ma anche quanta potenzialità hai ancora. Sono, tuttavia, anche piccoli sussulti che non rendono proprio l’animo felice. Essere fermo, però, è una cosa di basilare importanza: non lo dico io, ma, come scrive Gulizia, Leonardo. Lui lo faceva, talvolta si fermava a guardarsi da fuori e a occuparsi di cose tremendamente normali, lasciando stare i suoi progetti più alti. Lo sto facendo anche io, come se tornassi a livello zero per capire, dopo questo Natale, dove potrà arrivare il volo del 2018.

La parola del 2017 è “Grazie”.

Una delle cose che ho pensato in questi giorni d’arresto (assieme ai progetti del 2018 che vedrai svolgersi dopo questo Natale e nei prossimi mesi) è che volevo trovare la parola giusta per questo anno che sta finendo. L’ho trovata ed è “grazie”. Grazie per l’aiuto che ho ricevuto e che spero di aver contraccambiato, con valore e dedizione, con il mio lavoro e l’umanità di cui sono dotato.

Molte, moltissime persone mi hanno aiutato e mi stanno ancora aiutando. Volevo dire loro, dai primi come Fabio, Barbara, Marisa e Roberto fino agli ultimi come Lucrezia e Marco, i miei primi donatori, che sono grato, onorato e felicissimo dell’aiuto che ho ricevuto. Per ripagarli della fiducia ho dato il meglio, ho fatto del mio meglio, ho amato, vissuto, pianto, riso, lavorato come un matto e studiato come mai mi era successo prima. A Natale penso a tutti quelli che mi hanno teso la mano e dico loro: “Grazie!”. Bisogna saper dire grazie, ti consiglio di farlo spesso.

Grazie anche ai miei maestri.

La community di mobile content creators di cui faccio parte (e che, se vuoi, puoi trovare qui) è stata, per me, un faro che indica la direzione. Vorrei poter trovare le parole per ringraziare Glen, Michael, Ivo, Urbano, Stephen, Marc, Bernhard, Mike, Wytse, Yusuf e tutti gli altri maestri da cui ho imparato, ma sinceramente non ci riesco. La community dei mojoer è un posto di tale creatività, di tale amicizia e di tale elevata condivisione che mi ha letteralmente travolto. Anche a loro vorrei dire l’unica cosa che riesco a dire: “Grazie!”.

Spero soltanto di aver ridato, sotto forma di crescita del movimento, almeno parte di ciò che è stato dato a me. Certo, c’è molto da fare in uno Stato, come quello italiano, nel quale la mobile content creation è ridotta a una “soluzione B per quando non si riesce a fare le cose come si deve”. Tuttavia i maestri internazionali di questa materia, da Brisbane a Nuova Dehli, mi hanno dato e mi stanno dando, con il loro lavoro, tutto il supporto di conoscenza necessario per andare avanti. Per questo non mi spaventa la missione di diffondere questa cultura ai quattro angoli della nazione.

Nel 2018 vado diretto verso gli editori.

In Italia tantissime persone sono mojo e non lo sanno, tanti colleghi lavorano ogni giorno con i cellulari senza conoscere bene la cultura che vi sta dietro. E’ così anche per gli editori. Per non lasciare a casa tutte le strutture, vecchie e lente, che hanno, comprendo come siano praticamente pochissimi i publisher sensibili a cambiare completamente in senso “mobile”.

Sarebbe bello, però, che gli editori cominciassero a pensare che il cambiamento di un flusso di lavoro in un senso totalmente “mobile” potrebbe senza dubbio essere rappresentato come uno sviluppo delle professionalità presenti in un corpo redazionale e anche come un potente risparmio di costi. Il mio lavoro del 2018 sarà incentrato anche verso gli editori che vogliano perlomeno parlare di questo movimento e di questa nuova cultura, per cercare qualcuno che possa progettare un esempio “mojo” di una testata.

Per mostrare quello che può essere e quello che può fare, ma anche quanto può essere vincente sotto il profilo economico. E per mojo intendo proprio mojo: nelle macchine, nel linguaggio, nel flusso di lavoro, nella filosofia. Un’ altra cosa che mi riprometto da questo Natale in poi è evidenziare che, a mio avviso, il mojo è “total mojo”. Nei miei giorni di lavoro i PC e le videocamere DSLR stanno a casa. Libertà per tutti eh, ma io lavoro così.

La parola del 2018 sarà business.

Già, io diffondo una cultura. Lo faccio in molti ambienti diversi. Questa cultura, però, deve a mio avviso essere orientata a una missione precisa per i giornalisti e per tutti coloro che fanno una professione per la quale l’immagine digitale sia importante. Quale? Fare business. Parlerò molto di modelli di business, ne proverò io stesso, farò esperimenti, test, progetti di sviluppo. Cambierò linguaggi, come ho detto, ma con l’idea di verificare se possano diventare prodotti. Con la filosofia di disintermediare il passaggio giornalista-spettatore (o lettore), ma anche con l’idea precisa che la mobile content creation sia un modo efficace di creare prodotti vendibili per i professionisti che offrono servizi. Insomma, il mio obiettivo sarà divulgare o sviluppare idee di business per i freelance (e per me, naturalmente).

2018: l’anno dei Genitori Digitali.

Questo Natale è anche il primo da Genitore Digitale. Questa novità, questo gruppo di persone che si sta formando e sta iniziando la sua attività, è uno dei grandi obiettivi per il mio 2018. A Natale, infatti, sotto quest’Albero pieno di emozioni e senza regali per me, ho trovato in dono la collocazione per Sharingdaddy. Il mio progetto, dal prossimo anno, cambierà ancora volto e, da quello di papà pedaloso (a proposito, scusami ma non sto benissimo in questo periodo e non riesco a pedalare davvero), diventerà quello di un papà utile… con un sacco di notizie. Un papà pedaloso (perché porcaccia, mi riprenderò!), insegnante (chi non ha dimestichezza con la vita digitale e ha figli mi contatti senza indugio) e… utile. Per sapere come vi invito a riposare, fare un bel respiro e tornare il 2 gennaio. Vi spiegherò cosa succederà.

Auguri, a tutti. Di cuore. Ci sentiamo il 2 gennaio. 

By | 2017-12-25T12:35:03+00:00 dicembre 25th, 2017|Italianmojo|0 Comments

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Sono un papà single e un cronista di strada. E penso che l'elefante si mangi soltanto a pezzettini

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