Navigation

Related Articles

Back to Latest Articles

Bambini e nuove tecnologie: bluff ed equivoci dell’Educazione digitale


Francesco Facchini
Bambini e nuove tecnologie: bluff ed...

[fusion_builder_container hundred_percent=”no” equal_height_columns=”no” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” class=”” id=”” background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” parallax_speed=”0.3″ video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” overlay_color=”” video_preview_image=”” border_size=”” border_color=”” border_style=”solid” padding_top=”” padding_bottom=”” padding_left=”” padding_right=””][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ background_position=”left top” background_color=”” border_size=”” border_color=”” border_style=”solid” border_position=”all” spacing=”yes” background_image=”” background_repeat=”no-repeat” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” margin_top=”0px” margin_bottom=”0px” class=”” id=”” animation_type=”” animation_speed=”0.3″ animation_direction=”left” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” center_content=”no” last=”no” min_height=”” hover_type=”none” link=””][fusion_text]

Bambini e nuove tecnologie: consapevolezza, basterebbe quella per spazzare via tutto.

Oggi una serie di incazzature online mi hanno chiamato in causa e sento l’obbligo, anche se è tardi, di mettere un tassello per ristabilire la giusta analisi su certi argomenti che riguardano una materia come l’educazione digitale che, come membro dei Genitori Digitali, vedo da più parti sbrindellata a uso e consumo di tesi precostituite ad arte per farci non ben precisati “orticelli di interesse”. C’è di peggio: ci sono anche gli articoli di quotidiani economici che, mettendo insieme pezzi di notizie ricicciate da quotidiani internazionali, hanno già gettato l’ombra su Apple quale mostro che sta violentando i cervelli dei nostri figli. Eppure basterebbe una parola sola per ricacciare le minchiate che ho visto in giro al loro ruolo naturale: consapevolezza.

La Apple sotto attacco.

Oggi il Sole 24 Ore, che spesso di luoghi comuni ne spara a iosa, ha messo nel mirino la Apple che è stata avvisata da due dei suoi  fondi azionari (titolari di 2 miliardi di dollari in azioni su 859 miliardi totali di capitalizzazione, non grandi cose, quindi….) che è il caso di fare ulteriori studi e di prevedere ulteriori feature restrittive sul parental control. Motivo? Eh, semplice, gli investitori della  Jana Partners and the California State Teachers’ Retirement System (Quest’ultimo è il fondo pensionistico degli insegnanti della California) hanno paura che qualcuno rompa i maroni e che il titolo perda di valore.

Ho deciso di tornare indietro come il salmone e andare alla fonte della preoccupazione sui bambini e nuove tecnologie. Ho letto dai media americani che il problema dei due fondi sarebbe ispirato dal dato di Common Sense Media, una importantissima istituzione che racconta l’interazione tra bambini e nuove tecnologie e il corretto uso delle stesse in età precoce, per il quale molti ragazzi americani sono affetti da iPhone addiction, ma solo per quanto riguarda il loro bisogno compulsivo di rispondere a messaggi.

Ho visto crearsi la sarabanda sul niente.

Dopo il giro di questo articolo, questa la versione del Guardian certamente meno approssimativa di quella del 24 Ore, ho subito compreso che il rimbalzo sarebbe stato in base allo stereotipo per il quale il telefonino è da vietare, almeno fino a, oppure alla cantilena per la quale “ecco, brutti e cattivi i telefoni che violentano i nostri figli”. Beh, tutte puttanate, assieme alla veridicità ancora tutta da provare, degli studi che parlano di grossi danni cognitivi ai bambini che usano troppo smartphone e tablet. Per convincermi dovete portarmi prove, evidenze scientifiche e sappiate che ne esibirò di uguali e contrarie.

Ho visto crearsi la sarabanda sul niente, ma soprattutto ho visto alzarsi le barricate del “Eh non si fa, eh account social vietati, eh un’ora al giorno massimo, eh lo dicono i pediatri”. Ecco, per favore, mi portate gli studi scientifici che testimoniano che mio figlio è danneggiato dal fatto che fa più di un’ora di tablet? Me li portate che ne parliamo e ve li confuto? Sono pronto.

C’è un’Istituzione che insegna in modo positivo come si fa.

Già, esiste. L’ho scoperta proprio grazie all’allarme minchiata lanciato dal 24 Ore sull’attacco a Apple e alla sua presunta quiescenza verso l’allarmante rimbambimento dei bambini americani (tutto da stabilire). Vuoi sapere si quale istituzione sto parlando? Proprio della già citata Common Sense Media, un’organizzazione non profit americana che fa ricerche, cultura ed educazione digitale partendo proprio dal presupposto contrario rispetto alla sderenata educazione digitale italiana.

L’obiettivo dell’Istituzione, davvero spettacolare se guardi il sito e i suoi canali social, è proprio quello di indirizzare bambini e genitori al corretto uso dei media come strumento di vita, di conoscenza e di crescita, senza divieti e ban di alcun genere. L‘argomento bambini e nuove tecnologie, viene da loro affrontato in modo opposto al nostro, esaminato e approfondito nelle abitudini e negli usi e diretto affinché la rete sia stimolo, crescita, conoscenza, ricchezza.

Bastano uno studio e un video per capire come si fa.

Non senti già molto lontano, in questo momento, l’articolo su Apple del Sole di cui ti ho parlato prima? Dai una guardata qui se vuoi capire come si studiano davvero i piccoli e il loro rapporto con schermi e media. Basta con le minchiate. Basta anche con la retorica della paura che aumenta gli interessi di chi, governando con la stessa, rende intere parti della popolazione internet italiana ostaggio di non ben precisati fantasmi del web. Parlo dei professionisti di mestiere della digital education che vomitano quintalate di allarmi, valangate di divieti, montagne di no, per creare allarmismo da cavalcare in nome della necessità degli specalisti pagati del settore.

Ecco una ulteriore prova che bastano 40 secondi per scardinare questa maniera di proporre argomenti di Digital Education per bambini. Ecco come consiglia il rapporto tra bambini e nuove tecnologie proprio Common Sense.

Adesso mi dico, ma i soloni non si sentono un po’ cretini?

Fatte queste riflessioni sul giro a vuoto fatto dai digital educators oggi e da tutto quello che gli sta intorno, aggiungo un concetto che dovrebbe prendere corpo davvero nel proporre argomenti di educazione digitale. Di cosa sto parlando? Sto parlando della consapevolezza, esattamente di due ordini di consapevolezza. La prima è quella che deve farci capire una volta per tutte che l’hardware, il progresso, i media, gli oggetti tecnologici che ci circondano, non sono ne buoni ne cattivi. E’ l’uomo che è buono o cattivo. Ecco perché quando sento divieti sul rapporto bambini e nuove tecnologie mi incazzo come una biscia. Perché non è la relazione fra hardware e bambino che fa bene o male, è quello che l’uomo ci costruisce sopra che fa bene o male.

Questione di consapevolezza.

La seconda consapevolezza è quella che dobbiamo insegnare ai nostri figli che il comportamento che loro hanno online presuppone la stessa consapevolezza di quando sono offline. Camminare per la timeline di un social è come camminare in piazza Duomo a Milano. Ha le sue regole e le sue leggi: non puoi girare nudo, scoreggiare, ruttare.

Se partissimo dal concetto di consapevolezza, molti stereotipi dell’educazione digitale cadrebbero e con essi la necessità (che aguzza l’ingegno di chi ci magna sopra) di avere chi spara raffiche di stereotipi a ufo. Questione di consapevolezza anche il fatto di smetterla, noi genitori, di pensare che il divieto salvi i nostri figli. Il divieto salva noi dalla tremenda rottura di cazzo di stare con i nostri figli a fare un percorso condiviso sul web che sia un accompagnamento verso il bello.

Educazione Digitale?Ma così anche no…

Ecco, lascio volentieri i consessi di Educazione Digitale ad altri, perché non capisco più il modo, il senso di certe cose. Non capisco i professionisti (che non sono di enti statali o concernenti il bene comune) della digital education. Non capisco come si faccia ad avere il coraggio di far pila sulla testa di una materia che dovrebbe presto divenire disciplina scolastica ed essere insegnata ai nostri figli da educatori corretti che volgano all’importanza e alla positività di una corretta immagine e di una corretta vita digitale. E al bello del web. Io mi prenderò la briga di smontare studi allarmistici non giustificati sulla tecnologia, di portare elementi positivi sul rapporto tra bambini e nuove tecnologie e di educare al bello della rete. Comincio subito, vuoi?

ROMA COME NON L’HAI MAI VISTA (Questo è il bello della rete, buona visione)

[/fusion_text][/fusion_builder_column][/fusion_builder_row][/fusion_builder_container]

Show Comments (3)

Comments

  • I ragazzi della redazione

    Un bel pezzo, molto obiettivo e positivo.
    Conosci il movimento Mezzopieno che si occupa proprio di questo anche nelle scuole? http://www.mezzopieno.org
    Siamo quelli del TG delle Buone Notizie fatto dagli studenti delle scuole e del free press di sole Buone Notizie.

    • Article Author
    • Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Related Articles

Sharingdaddy

#sharingdaddy vola a Cagliari per parlare coi papà sardi

INCONTRO A CAGLIARI. Sharingdaddy continua a far giri per l’Italia. Il mio intento è quello di raccontare il progetto che ho in mente e farmi raccontare il più possibile...

Posted on by Francesco Facchini
Sharingdaddy

I viaggi di Sharingdaddy sotto casa: Bovisa

[fusion_builder_container hundred_percent=”no” equal_height_columns=”no” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility”...

Posted on by Francesco Facchini