Mese: Aprile 2018

  • Trovare lavoro: i dieci libri che possono cambiarti la carriera

    Trovare lavoro: i dieci libri che possono cambiarti la carriera

    Trovare lavoro: è una questione di studio e cambiamento.

    In questi giorni ho ricominciato lo studio la scrittura per portare a compimento il progetto di scrivere un libro sul mobile journalism e per realizzare la didattica dei miei primi corsi avanzati. Studiare è per me una necessità primaria e lo è per poter trovare il lavoro e far crescere il lavoro. Rituffandomi nei libri ho capito che sto studiando dei volumi che mi regalano tali e tante informazioni, tali e tanti stimoli da cambiarmi come persona. Ho una bibliografia vasta, tutta nel mio iPad, la quale mi deve aiutare a far crescere alcuni aspetti del mio lavoro e dei miei progetti, ma mi sono accordo che si tratta di volumi che possono cambiare la vita e la carriera di chiunque. Fatto questo pensiero ho deciso di girarteli, con la speranza che sortiscano su di te l’effetto che hanno sortito su di me. Ti avviso che i riferimenti precisi li troverai cliccando sui titoli dei libri stessi.

    1. Più dai, più hai. Adam Grant.

    Trovare lavoro significa raggiungere un obiettivo. Per raggiungere un obiettivo che finora non hai raggiunto devi cambiare. Ti devi spogliare di qualsiasi egoismo e imparare a dare, molto prima di ricevere. Questo libro del giovane psicologo americano rivoluziona i comportamenti sul lavoro e fa capire molto bene a noi italiani, popolo di stronzi egoisti, che se vogliamo andare avanti, dobbiamo smettere di prendere e cominciare a dare. Il geniale Grant, che trovi qui, è psicologo e ha lavorato alla Wharton School of Economics prima di diventare milionario con i suoi libri (spero per lui). Ha il merito di essere semplice, chiaro e didascalico. Ha il merito di cambiarti e di farlo sulla base di teorie economiche ben precise.

    2. E non dimenticarti di essere felice. Christophe André.

    Un altro psicologo, esattamente il papà della psicologia positiva. Il dottore francese propone un breviario di esercizi che mi è davvero servito quando la situazione non era facile e non sapevo come tirar fuori soldi per campare. Mi ha fatto imparare che la felicità è una scelta, anche nel campo del lavoro. Mi ha fatto capire come essere felice dei miei si, ma anche dei miei no. Ha dentro un alfabeto della felicità che segna davvero un cambiamento, se lo vuoi ascoltare.

    3. iPhone millionaire. Michael Rosenblum

    Per un decennio ho studiato e lavorato sui telefonini, per un decennio ho pensato che quell’aggeggio che avevo tra le mani poteva darmi da mangiare e cambiare la vita. Poi ho trovato la mojo community e ho capito che non ero il solo stronzo ad aver fatto questo ragionamento. Ho incontrato e conosciuto tutti i grandi del mobile journalism e ho iniziato a studiare. Il padre di tutti i libri sul mojo? E’ quello di Michael Rosenblum che insegna idee, tecnica, accorgimenti, business model, comportamenti e modi per diventare un mobile journalist e fare soldi con il tuosmartphone.

    4. The Mojo Handbook. Burum e Quinn

    E’ il manuale di riferimento del mobile journalism ed è il libro che regala una visione di insieme chiara e di carattere accademico sulla materia. Ivo Burum e Stephen Quinn ne sono gli autori e sono coloro che, per primi, hanno messo ordine nel mojo, il quale, essendo una rivoluzione culturale partita dal basso, è per sua natura disordinato e ondivago. Si tratta di un manuale universitario che è di tale importanza da dividere il tempo dei mojo in prima di questo libro e dopo questo libro.

    5. Le 42 leggi del digital carisma, Rudy Bandiera. 

    Ho letto questo libro quando non sapevo ancora che immagine digitale volevo costruire di me. Beh, si è rivelato un breviario indispensabile per costruire una parte della figura professionale determinante se vuoi fare il giornalista oggi. Di cosa sto parlando? Sto parlando del personal branding. Il grande Rudy, però, non c’azzecca alcunché con i video o col giornalismo, ma regala un manuale strepitoso di comportamento e di atteggiamento online che tutti coloro che fanno giornalismo e comunicazione adesso, devono leggere.

    6. Fai di te stesso un brand. Riccardo Scandellari.

    Il massimo esperto di Presonal Branding in Italia è lui e non puoi fare a meno di passare da questo libro se desideri costruirti un brand che ti faccia riconoscere nel digitale e trovare lavoro o crescere professionalmente. Se hai qualcosa da comunicare, qualsiasi coda, questo lo devi tenere sotto il cuscino. Il Personal Branding che ti costruisci è la strada principale della tua carriera. Grazie a questo libro cominci a smettere, se lo metti in pratica, di inseguire il lavoro e fai in modo che il lavoro insegua te.

    7. Resisto, dunque sono. Pietro Trabucchi.

    Se hai bisogno di una mappa per sapere la direzione dove andare in questo nostro campo di lavoro così massacrato e incerto ti serve il Trabucchi. Questo libro è il manuale italiano di resilienza più importante e io ne ho già parlato su questo blog l’anno scorso. Se hai bisogno di capire in modo più approfondito di cosa di tratta ti rimando alla recensione che ne feci nel luglio del 2017. La feci da papà, pensando alle difficoltà che si affrontano quando sei un genitore single come me, ma va bene anche per il lavoro. Devi essere più forte della mediocrità, della rassegnazione, della fatica, della frustrazione e questo libro ti serve eccome.

    8. Live like Fiction. Francesco Paulo Marconi. 

    Ok, hai imparato come si costruisce un Personal Brand? Ecco, adesso trasformati nella superstar che sei e che non sapevi di essere. Il percorso di Francesco Paulo Marconi, capo della Research and Development del WSJ, è un percorso che dura nel tempo e ti indica esercizi e tecniche per diventare il sucesso che sei… Si, hai letto bene, non sto sparando minchiate. Diventa l’uomo di successo che sei e fallo raccontando e vivendo la tua vita come una fiction. La tua vera fiction. E non sto parlando di fare il fenomeno, ma semplicemente di esprimere pubblicamente la realizzazione del tuo percorso. Trovare lavoro diventerà una cosa che, forse, nemmeno di serve più.

    9 Rock and Blog. Riccardo Scandellari. 

    Sto ragazzo l’ha fatta grossa. Ha sfidato il drago e ha vinto e, dopo aver fatto esperienza con la grande Flaccovio, è andato a giocare in Champions League. E l’ha vinta facendo un libro che sta due piani più su di quanto stessero gli altri. Lo aspettavo al varco, mi aspettavo una delusione. Ha strabattuto tutte le mie titubanze, tanto che ne parlerò anche nei prossimi giorni, quando avrò finito di mangiarlo. E’ un libro che se vuoi trovare lavoro, ti fa prima trovare te, poi il lavoro che ti serve.

    10. Mobile Storytelling: A journalist´s guide to the smartphone galaxy

    Il libro di  Bjorn Staschen e Wytse Vellinga fa diventare il mobile journalism materia universitaria di primo livello tra quelle che si studiano nel giornalismo (o meglio che si dovrebbero studiare,  visto che in Italia non siamo ancora in grado di poter dire che si studia mojo nelle scuole di giornalismo). C’è tutto if you want to be a mojo. Anche di questo libro farò una precisa recensione staccata da questa lista quando avrò finito di studiare. 

    Naturalmente se guardo nella mia biblioteca nell’ipad c’è altro. Altrettanto naturalmente ti dico che nei prossimi mesi aggiungerò dei pezzi. Dividere la conoscenza arricchisce. In tutti i sensi, anche economicamente.

  • Luma Fusion: le cose che ho scoperto studiando per un nuovo corso

    Luma Fusion: le cose che ho scoperto studiando per un nuovo corso

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    Luma Fusion: la Ferrari delle applicazioni di montaggio.

    Con l’associazione Italian Mojo sto preparando il primo corso della mia giovane storia di docente mirato su una delle più importanti applicazioni per il mobile journalism: Luma Fusion. Se segui questo blog te ne avevo già parlato. Questo, per esempio, è il post nel quale raccontavo le ultime novità della release più recente. Tuttavia ho sempre seguito l’app realizzata da Terri Morgan e Chris Demiris come un riferimento importantissimo della cultura del mobile journalism.

    Premiere o Final Cut? No, molto meglio.

    Io non ho lavorato in Final Cut e ho lavorato molto in ambiente Premiere. So per quel che ho visto e per quel che ho vissuto sulla punta del mio mouse che Luma Fusion è meglio ed è più facile da vivere, da interpretare. L’intuitività dei comandi di base, ma anche dei piccoli trucchi segreti, mi ha sempre sorpreso e mi ha sempre fatto fare le cose che facevo con il software di Adobe nella metà del tempo. Per questo ho raccontato Luma Fusion come l’app che ha, di fatto, annullato la differenza tra il montaggio con smartphone e Tablet e il montaggio via pc.

    Ora sto studiando e me la faccio sotto…

    Dai scherzo, anche se un po’ è vero. Sto studiando in questi giorni la didattica del corso e me la faccio un po’ sotto perché Luma Fusion è una creatura che evolve con il cambiare della cultura mojo. I suoi creatori, infatti, la tengono talmente aggiornata che non era possibile che mi mettessi prima a fare la didattica di questo corso. Il motivo? L’avrei fatta su una versione vecchia. Allora devo usare, come te, d’altronde, la principale arma dell’essere mojo. Sto parlando dello studio, della ricerca, delle conoscenze, delle fonti e dei modi per andare a capire questa applicazione e le sue aree di intervento nel modo più efficace.

    Le cose che ho scoperto

    Poi il resto lo farà il cuore e la passione, ma anche il desiderio di comunicare a chi verrà che Luma Fusion non è un fine, ma un mezzo per raccontare storie. Per farti entrare nell’argomento posso girarti da dove sono partito io per lo studio, ma certamente non ti dirò dove sono arrivato. Te lo dico al corso, quando ci vediamo. Fra le cose che ho scoperto la più importante è questa: la curiosità e il desiderio di sapere sono le due armi più importanti di un mojo. A qualunque livello egli sia.

    https://youtu.be/9X6g5FypO9o

    Ci vediamo, se ti va, il 19 maggio alle 10. Per informazioni e iscrizioni puoi cliccare  su questo link.

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  • Accessori per il mobile journalism: il Dreamgrip Universal Transformer Rig

    Accessori per il mobile journalism: il Dreamgrip Universal Transformer Rig

    Accessori per il mobile journalism: Dreamgrip, soluzione resistente e intelligente.

    Ordine dei Giornalisti
    Il presidente Odg Lombardia Alessandro Galimberti.

    Quando ho visto Yegor Denisov a Parigi con questa sua soluzione palmare per sostenere il telefono e i suoi accessori per il lavoro del mobile journalist, confesso che mi ha stranito. Per mostrare questo suo pezzo pieno di accessori per il mobile journalism, l’imprenditore e creatore di questo Dreamgrip Universal Transformer Rig aveva messo, nel suo piccolo spazio alla conferenza Video Mobile cui ho partecipato nel febbraio 2018, tutto il mettibile su questo suo esoscheletro palmare che rende lo smartphone invincibile. Poi è venuto a parlarmi e ho scoperto un imprenditore serio e creativo, il quale mi ha presentato un supporto per il lavoro molto efficace, leggero e pensato in modo intelligente per il mojo.

    Io non amo troppe cose sul telefono, ma…

    Sono totalmojo e, per questo motivo, sono anche molto legato al fatto che non voglio molti accessori per il mobile journalism addosso al mio iPhone 7 Plus. Un po’ di tempo fa, per esempio, ho sconfessato l’uso dello stabilizer perché, a mio avviso, falsava il linguaggio visuale del mobile journalism. Per me, alla fin fine, gli sforzi di chi vuole prendere accessori per il mobile journalism dovrebbero essere concentrati su audio, telefono e poco altro. Questo Dreamgrip, però, mi ha fatto cambiare idea. Può interpretare un esoscheletro leggero, resistente e versatile per ogni tipo di utilizzo.

    Dentro la scatola magica ci sono un sacco di trucchi.

    La soluzione che si vede nella scatola della foto in evidenza è davvero una scatola magica. Dentro la confezione del Dreamgrip si trovano, oltre allo scheletro da montare, viti, cold shoes, supporti, due luci e un microfono shotgun che, sinceramente, è l’unico aspetto migliorabile del pacchetto. Il motivo? Non è di grande qualità. Il resto, invece, una volta composto, si rivela un accessorio magico. Volete vedere il montaggio? A Italian Mojo abbiamo filmato il primo hands up. Eccolo:

    https://youtu.be/vSUgULqNCMc

    Nella lista degli accessori importanti per il mobile journalism, quindi, questo Dreamgrip Universal Transformer Rig ci può andare, per la sua solidità e per la quantità di soluzioni che apporta ai problemi quotidiani del mojoer. Ci vogliono ancora due distinguo prima di chiudere: il volume del Dreamgrip impone il fatto che venga montato e poi lasciato montato se si lavora nelle news.

    Certamente non è un aggeggio che si può riporre smontato nella borsa e poi tirare fuori al volo. Nella classifica degli accessori per il mobile journalism, però, diventa assolutamente importante e necessario quando si fanno cose statiche o interviste posate. In questi casi e in questi modi è l’accessorio numero uno. Bravo Yegor.

  • Faceblock: la grande fuga da Facebook è cominciata. Ma i mojoer?

    Faceblock: la grande fuga da Facebook è cominciata. Ma i mojoer?

    [fusion_builder_container hundred_percent=”no” equal_height_columns=”no” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” class=”” id=”” background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” parallax_speed=”0.3″ video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” overlay_color=”” video_preview_image=”” border_size=”” border_color=”” border_style=”solid” padding_top=”” padding_bottom=”” padding_left=”” padding_right=””][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ background_position=”left top” background_color=”” border_size=”” border_color=”” border_style=”solid” border_position=”all” spacing=”yes” background_image=”” background_repeat=”no-repeat” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” margin_top=”0px” margin_bottom=”0px” class=”” id=”” animation_type=”” animation_speed=”0.3″ animation_direction=”left” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” center_content=”no” last=”no” min_height=”” hover_type=”none” link=””][fusion_text]

    Faceblock: il primo sciopero anti Zuck va in scena.

    Quello che irrita la rete, più degli scandali come quello di Cambridge Analytica o la porcata che ho descritto io in questo link, è la faccia da “bue contrito” di Mark Zuckerberg. Sto scrivendo questo pezzo mentre il bimbo d’oro dei social mondiali è in audizione al Senato Americano. Ha una faccia da cane bastonato e si scusa ogni due per tre, anche se ammette candidamente che sono gli utenti di Facebook a consegnare incondizionatamente al mostruoso social i loro dati. Quella è la cosa che fa incazzare i suoi 2 billions di utenti: si scusa…

    Non è possibile che se la cavi con delle scuse, può fare meglio. Per questo motivo, con questo semplice assunto è nato e va in scena oggi #Faceblock, movimento spontaneo che sta cercando di convincere la rete, oggi 11 aprile, proprio nella notte in cui Zuck è impallinato dal Governo americano, a non usare per 24 ore il social network di Menlo Park. Insomma, Faccialibro sta attraversando la peggiore crisi della propria storia e non riesce a venire fuori dall’angolo in cui è finito dopo lo scandalo dei profili falsi e della vendita dei dati.

    La question più importante.

    “La domanda sui dati è quella centrale – dice il prode Zuckerberg proprio in questo istante -. Quando le persone vanno su Facebook per connettersi con altri devono rendersi conto che, una volta entrate, noi riceviamo i contenuti e li utilizziamo per rendere loro un servizio. Comunque loro controllano quando postano e quando cancellano i contenuti (mi viene da dire, ma durante? Nda)”. Come dire, i dati ce li date voi. E come dire: voi controllate quanto caricate e quanto togliete una cosa, ma nel frattempo la gestiamo noi… Beh inutile negarlo.

    La tecnica diversiva.

    Zuck è sotto il fuoco di fila dei senatori della Commissione Energia e Commercio del Senato Usa da qualche ora e sta rispondendo a domande con domande o con spostamenti dell’asse dell’argomento. Viene una voglia matta di aderire a Faceblock quando viene pressato sulla gestione dei dati e della corretta richiesta di permesso esercitata da parte di Facebook e sostanzialmente non risponde, rilanciando con un “non vedo l’ora di metterle a disposizione, Senator, il mio team per lavorare su quello che lei sta dicendo”. Viene da dire, quindi, che non è chiaro e protettivo nei confronti dell’utente Facebook quello che può fare affinché non siano venduti in giro i suoi dati o non sia creato condizionamento nel contesto dove vive da milioni di finti profili che esercitano pressioni e condizionamenti ambientali per motivi politici.

    Faceblock avrà un discreto successo.

    Due considerazioni. Faceblock avrà un discreto successo perché l’umanità sta cominciando a comprendere le distorsioni dello straordinario social network inventato dal giovanotto Zuck. Ha compreso che ci vuole molta attenzione a non farsi chiudere dentro una realtà che non faccia altro che rimandarci la fotografia di quello che i nostri occhi vogliono vedere, non di quello che vedono. Faceblock avrà un discreto successo anche perché la gente ha capito, proprio con Cambridge Analytica, che può essere volgarmente venduta come un prodotto. Fin nei propri snodi più personali. Spero, va detto, che la gente faccia il suo Faceblock anche per uscirne depurata.

    Spero, infine, che i mobile Journalist facciano #Faceblock per capire, alla fine del rehab, come è il caso di rientrarci e perché è il caso di farlo. Quello che ti consiglio è di valutare, magari prendendoti il tempo per respirare proprio non postando per un giorno, come devi tornare a essere presente sul social network di Menlo Park. Mi piace molto l’idea di fermarsi per far capire a Zuck e alla sua banda che l’hanno fatta veramente grossa e che la devono smettere di trattare 2 miliardi di persone comune fossero dentro un grande acquario nel quale possono essere pescate e messe in padella come merce da mangiare dal primo che butti la canna.

    I mojoer devono andare… e tornare: con qualche social in più.

    Io Facebook lo userò anche domani per monitorare quello che sta succedendo e anche per osservare, da ricercatore e da studioso dei fenomeni social, come si comportano gli utenti italiani con Faceblock e quanto comprendono di quello che sta capitando. Sono convinto, comunque, che la grande fuga da Facebook è già iniziata, ma per i mojoer non sia proprio il caso di muoversi da un posto dove ci sono 2 miliardi di persone vogliose di sapere come gira il mondo. E’ compito dei giornalisti spiegarlo, con i mezzi e con i modi delle comunità social.

    Infine con l’aspettativa legittima di far smettere questo monopolio social del caro Zuck. Come? Ok te lo dico: fossi un semplice mojoer e non uno studioso, oggi impiegherei tutto il giorno e per cominciare a fare altri progetti editoriali su altri social. Per fare in modo che la mia vita digitale, il mio brand personale e la mia storia professionale non dipenda più da un solo medium. Altrimenti sei fritto. Messaggio finale, quindi: Faceblock è da fare, ma per tornare il giorno dopo i su Facebook a vedere cosa è successo.

    Qualcosa, sicuramente, succederà.

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  • CNMP2018: tutto pronto per il primo congresso in #totalmojo

    CNMP2018: tutto pronto per il primo congresso in #totalmojo

    Cnmp2018 al via

    Tutto pronto per la tre giorni del Secondo Congresso Nazionale di Medicina e Pseudoscienza che, dal 6 all’8 aprile 2018, vedrà 30 tra i migliori esponenti della medicina e della scienza italiana discutere di un tema fondamentale per la vita dell’uomo: l’alimentazione.

    Dal direttore dell’Istituto Mario Negri Silvio Garattini all’immunologo Roberto Burioni, da Piero Angela al direttore del Dipartimento di Scienze Umane del Consiglio Nazionale delle Ricerche Gilberto Corbellini, alcuni fra i più importanti scienziati, ricercatori e divulgatori scientifici del nostro paese cercheranno di fare chiarezza su un tema invaso da mode, da fake news, da tendenze e false notizie come quello del mondo alimentare. Nel mirino le diete miracolose, i cosmetici “per dimagrire” venduti come farmaci, il grande mondo dell’omeopatia, le mode dei “No glutine” o “No OGM”: insomma, dalla corretta ragione della scienza verranno spazzate via tutte le false verità su quanto portiamo alla bocca ogni giorno. I relatori della tre giorni (il primo, il 6 aprile,. valido per la formazione professionale ECM delle professioni mediche con il conferimento di 8 crediti) non risparmieranno colpi verso tutto quanto si è fatto strada nel mondo dell’informazione alimentare e non risponde alle regole della scienza.

    Il punto sui vaccini

    Tanti gli spunti, molti i personaggi. Il CNMP, giunto alla seconda edizione e organizzato interamente dalla casa editrice, farà anche il punto sull’argomento vaccini, un anno dopo aver affrontato l’argomento con la prima edizione del congresso. Tra i 30 relatori il meglio della divulgazione sull’immunizzazione corretta presente in Italia: oltre al già citato Roberto Burioni, saranno presenti anche Francesco Maria Galassi, giovane e brillante paleopatologo e autore di “Un mondo senza vaccini? La vera storia” (C1V Edizionj) e Pier Luigi Lopalco, autore di “Informati e Vaccinati” (Carocci Editore). Promette contenuto e fascino la conclusione, prevista per domenica 8 aprile 2018, nella quale si ricaveranno il ruolo dei saggi anche Paolo Attivissimo, giornalista informatico e cacciatore di bufale seguitissimo su Internet, e Piero Angela. Al padre del giornalismo scientifico italiano il compito di consegnare al pubblico tutta la sua saggezza nelle fasi finali dell’evento.

    Le informazioni di servizio.

    Tutte le informazioni sul congresso e sugli eventi collaterali le potete trovare sul sito www.cnmpconference.com. Tra le iniziative particolari anche una serata teatrale il 7 aprile dopo il congresso, serata nella quale l’attore Fabio Brescia porterà sul palco la piece “Sul Nascere” per la regia dell’inglese Mark Pattenden, dal testo scritto dalla scienziata Carolina Sellitto. Per quanto riguarda le iscrizioni al congresso, C1V Edizioni comunica che, da ora in poi, è possibile effettuarle in loco. La sede del congresso è il Mercure West di Roma in via Eroi di Cefalonia 301: sulla pagina www.cnmpconference.com/sede si possono trovare indicazioni sul modo per raggiungere la location. Fra i servizi anche una navetta a chiamata. Per i media interessati al congresso, si possono effettuare accrediti ancora online. Verranno accettati solo i giornalisti in possesso di tessera ODG, elenco pubblicisti o professionisti. Il link cui accedere per la registrazione è www.cnmpconference.com/press. Per ogni altra necessità potete contattare il nostro ufficio stampa al numero 3477146295.

    Il primo press office in total mobile.

    Da due mesi, ormai, ho preso il press office della casa editrice C1V Edizioni facendone un laboratorio della mobile content creation. Comunicati, note, testi sui siti, foto, video, contenuti multimediali sono stati fatti totalmente con device mobili e pubblicatii con gli stessi attrezzi e criteri sui siti del Gruppo C1V. Il risultato è stato un notevole interesse dei media e dei numeri “social” in verticale ascesa. Ora viene il bello, con un press office che si sposta al Congresso con uno studio per un live multicamera e con un flusso che produrrà in tempo reale contenuti video di qualità tale da poter essere pubblicati da tv e siti interessati. Per i miei studenti e per gli appassionati mojo, il congresso potrebbe quindi essere un’occasione per vederci all’opera e per carpirci qualche segreto. Sarò in compagnia del prof Fabio Ranfi… in arte Rufus.