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Giornalismo con i droni: inizio un nuovo percorso


Francesco Facchini
Giornalismo con i droni: inizio un nuovo...

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Giornalismo con i droni? E’ un’altra giungla apparentemente inestricabile. Però ci voglio provare, con la solita modalità. Scriverò di questo campo del mestiere con la consueta semplicità, raccontando esperienze personali e il percorso da fare per diventare operatore professionale di questo campo.

I droni? Sembra un casino, ma non è così.

Il giornalismo con i droni è uno dei miei obiettivi di quest’anno. Me lo sono scritto sul foglio del destino per il 2018 e in questi giorni ho iniziato l’avventura. La cosa che ho sentito ripetere più volte è “non ci si capisce niente”, oppure frasi come “è difficile” o “con la legge italiana è impossibile”. Mah, posso dire che sono un attimo stranito da questa barriera di apparente impraticabilità del campo e sono più che mai deciso a raccontarlo senza alcuna pretesa di essere o di diventare un guru. Però voglio dirti, raccontarti, farti capire quello che si può fare e le opportunità professionali che ne derivano, ben sapendo che ci sono molti operatori bravi in Italia e che ci sono regole strette per fare giornalismo con i droni. Detto sinceramente: è giusto che ci siano. Il problema sono gli aggiustamenti e gli atteggiamenti all’Italiana. 

Due dati di fatto

Il giornalismo con i droni è una straordinaria opportunità professionale. La mia sfida è diventare un operatore Sapr di droni inoffensivi e arrivare a essere pagato per servizi di carattere editoriale, corporate o giornalistico. Ce la farò? Non so. Intanto ho iniziato la mia avventura e ho già capito che il giornalismo con i droni viene, come tanti altri argomenti, trattato in materia privativa anche dalle istituzioni del giornalismo. Mi sembra una grandissima cazzata perché, se si ha la cura di fare ricerche e ci si rivolge alle persone giuste, si comprende tutto un campo di possibilità nel quale ci sono comunque pochi attori professionali, ma tantissimi potenziali clienti.

Prima regola, prima gioca…

Sto giocando da qualche tempo con alcuni droni giocattolo. Ecco: fallo anche tu. Se devi cominciare a far volare un drone fallo iniziando dal gioco, per un motivo molto molto semplice. Se spacchi un drone da 500-1000 euro t’ammazzi. Se ne spacchi uno da 40 sorridi. Io ho scelto il mio drone giocattolo tempo fa e sono contento sia questo qui sotto. Il motivo? Semplicissimo: costa 39 euro, pesa 36 grammi ed è assolutamente stabile. Ti fa capire come vola un drone senza alcun dubbio. Poi passi a quello vero.

Il drone giocattolo da 36 grammi che mi sono scelto

Il mio drone è un…trecentino.

Ho preso un DJI Spark e sono molto felice. Perché ho scoperto (solo dopo, pensa che pirla) che è un trecentino. Per farla breve: è un SAPR (Sistema Aeromobile a Pilotaggio Remoto) considerato inoffensivo per il suo peso sotto i 300 grammi. Questo tipo di drone apre a tutta una serie di semplificazioni, per poter diventare operatore giornalistico, molto interessanti. Può, una volta espletate tutte le burocrazie necessarie che ti spiegherò in questo e altri post sul giornalismo con i droni, essere usato per immagini anche in città, anche sopra le persone, se rispetta e si attiene alle regole di volo (non sopra assembramenti, non nelle no fly zone, richiedendo i moduli giusti). Il mio drone, quindi, è un trecentino, ma per poter essere registrato e operare, deve subire un “trattamento”.

Il primo passo.

Il primo passo è accenderlo, inizializzarlo, registrarlo e, qualunque marca sia, farti un’assicurazione aggiuntiva (la mia è costata 69 euro) per avere un cambio drone in caso di incidente. Sai che cos’è? E’ una specie di calmante che per un anno, se lo distruggi, te ne recapita uno nuovo a casa (a patto che tu segua certe regole tipo il doverglielo mandare tutto, anche a pezzi). Non so se c’è in tutte le marche, ma se acquisti un drone di alto livello (il mio è il minimo del massimo) penso che servizi di questo genere ce ne siano.

Il kit di alleggerimento.

Ecco, anche in questo caso bisogna spendere un pochetto. Lo Spark, come tanti altri trecentini, deve essere allestito per il volo secondo regole precise. Deve avere paraeliche e montare una scocca più leggera. Poi devi imparare i manuali e le regole di volo e devi registrarlo all’Enac. Il kit di alleggerimento, con l’avvio pratiche all’Enac e a esclusione delle tasse Enac (94 euro) costa tra i 100 e i 200 euro. In mezzo ci sono manuali, certificazioni tecniche e parecchia burocrazia per la quale ti sconsiglio di fare tutto da solo.

Io ho imparato queste cosette andando da Aeffe Servizi a Milano. Fabio e Aldo, i titolari, sono stati molto disponibili e saranno, d’ora in poi, i miei garanti tecnici. Quando scrivo una cosa la scriverò perché prima mi sono confrontato con loro, professionisti seri di questo settore a Milano. Fare attenzione a coloro che si scelgono come “mentori” per questo mondo è importante. E’ un attimo restar fregati (in questo come in altri campi). Cerca di capire sempre quanto è giusto dare in mano a professionisti del campo e quanto devi fare tu.

Senza patente, ma con l’assicurazione.

Il drone trecentino è il primo passo delle operazioni professionali di un operatore Sapr. E’ come una moto 125. Se hai la patente B non ti serve la A per guidarla. In questo caso, il SAPR inoffensivo è guidabile in situazioni professionali anche senza la patente, ma rispettando tutte le regole di volo e le carte da fare.

Riassumendo: lo Spark (500 euro circa), 139 euro per il Kit di alleggerimento e avviamento pratiche (questo il prezzo del kit che ho scelto io), ma ci vuole anche l’assicurazione. Ho fatto un giretto e i prezzi si equivalgono e sono attorno ai 200 euro annui per la copertura senza la franchigia che è 500 euro (in questo caso scende a 120-130 euro).

Insomma, con 1000 euro di investimento puoi darti una opportunità in più che in questo momento è un campo ancora tutto da esplorare in Italia. Sinceramente fossi in te ci proverei, magari facciamo la strada assieme. Intanto leggi qui e fatti un’idea più chiara. Per dirla semplice sono ancora numeri bassi, osteggiati un po’ dalla burocrazia, ma è un mercato in crescita e poi è tremendamente “mobile”. Il vero “mostro” da sconfiggere? Il NOTAM… ma ne parliamo un’altra volta.

Ps: Ho trovato anche questo documento. Mi sembra interessante, per cominciare a capire qualcosa.

 

presentazione roma drone campus.pdf

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