Navigation

Related Articles

Back to Latest Articles

Mojofest 2018: il pericolo della bolla dalla quale uscire


Francesco Facchini
Mojofest 2018: il pericolo della bolla...

[fusion_builder_container hundred_percent=”no” equal_height_columns=”no” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” class=”” id=”” background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” parallax_speed=”0.3″ video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” overlay_color=”” video_preview_image=”” border_size=”” border_color=”” border_style=”solid” padding_top=”” padding_bottom=”” padding_left=”” padding_right=””][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ background_position=”left top” background_color=”” border_size=”” border_color=”” border_style=”solid” border_position=”all” spacing=”yes” background_image=”” background_repeat=”no-repeat” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” margin_top=”0px” margin_bottom=”0px” class=”” id=”” animation_type=”” animation_speed=”0.3″ animation_direction=”left” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” center_content=”no” last=”no” min_height=”” hover_type=”none” link=””][fusion_text]

Mojofest 2018: ho sentito il respiro di una grande comunità

Sono italiano e forse, data questa mia infausta convinzione, mi stupisco sempre quando mi trovo in contesti internazionali nei quali la condivisione e lo scambio di conoscenza sono un flusso costante di energia.

Ecco, Mojofest è questo, un flusso costante di energia che vale la pena di vivere sempre. Questa edizione della conferenza mondiale della mobile content creation mi ha consegnato un’altra volta, già nel suo primo giorno, la stessa nettissima impressione: è il posto dove stare perché qui c’è il centro del rinnovamento del giornalismo. Sono sempre più convinto che la mia professione va cambiata proprio partendo da esperienze come questa, per capire quali sono i nuovi linguaggi, le nuove tendenze, le nuove strade per la produzione di contenuti.

Lo strano caso del cameraman della BBC.

Il primo giorno di Mojofest è stato aperto da uno strano incontro. Sto parlando della chiacchierata tra Glen Mulcahy e Douglas Stone, ex cameraman della BBC ora al vertice del progetto pilota che ha portato il colosso tv britannico a creare delle nuove troupe dotando i cameraman di telefonino. Straordinariamente interessante il contenuto della chiacchierata, straordinariamente strano che l’orientamento della BBC si sia diretto verso la possibilità di consegnare lo smartphone agli specialisti dell’immagine. La mia lettura della cosa è una fotografia della situazione di difficoltà nella quale versa il mobile Journalism adesso: quello che la tv britannica sta facendo, infatti, è per non mortificare la professionalità dei cameramen e per ossequiare logiche sindacali.

Bisogna investire in formazione, ma fa paura.

No buono, per un motivo semplice. Sono assolutamente dalla parte dei lavoratori, ma consegnare l’iPhone in mano a uno specialista del visual è come dirgli “guarda, stiamo andando verso l’iceber come il Titanic, cambia mezzo che forse ti salvi”. Se il futuro va verso la produzione di contenuti video per tutte le piattaforme con tecniche nuove, meglio valorizzare le figure come quelle dei cameraman orientandole con nuova formazione verso il cambiamento (e indirizzandole verso la produzione autonoma di contenuti) che operare questo compromesso. E’ una scelta temporanea che non investe sulle persone, ma fa spendere meno soldi all’editore (e basta)

La fotografia, questa sconosciuta.

Mojofest 2018 è fortemente orientata alla fotografia. Una curva interessante, anche se difficile da interpretare a occhio nudo. Ci provo così: i produttori di telefonini (un po’ i grandi assenti in questo contesto) stanno mettendo tutto il loro sforzo tecnologico nei comparti fotografici dei telefoni e il motivo è piuttosto semplice. Si tratta del fatto che le macchine fotografiche performanti fanno vendere il telefono perché il consumatore medio è ancora molto attirato dalla foto. Però chiede alle fonti di informazione i video: come la mettiamo?

In mezzo a questa problematica Mojofest ha preso la strada della ricerca del consenso di questa parte del mercato consegnando buona parte del programma a esperti della fotografia e raggiungendo un po’ un paradosso quando, con il formidabile Richard Lackey, ha sfoderato nel pomeriggio di ieri un workshop sulla regolazione del colore nel quale si è parlato di un complicatissimo software che si chiama Da Vinci Resolve e che non si fa con lo smartphone: ma non siamo a una conferenza di mobile journalism?

Io credo in questa comunità e cerco di darle il meglio.

Mojofest è una comunità “necessaria” e determinante per il rinnovamento del giornalismo internazionale. Io ne faccio parte senza dubbi sempre. Desidero per Mojofest il meglio ed è per questo che esprimo la mia forte preoccupazione per il futuro se continua questo effetto “bolla” nel quale ci siamo chiusi. Qui non c’è rappresentazione del mercato dei media, non ci sono le scuole, non ci sono gli attori che dovrebbero abbracciare definitivamente il mojo per trasformarlo nella nuova filosofia di lavoro delle produzioni visuali.

D’altronde non è che in Italia la nostra comunità stia meglio. Non vedo neanche dentro i nostri confini una vera capacità di fare scambio e rete, condivisione e collaborazione. Non vedo neanche nelle aziende la capacità di recepire il messaggio e nelle istituzioni la possibilità di aprire al nuovo. Io mi sto battendo per introdurre un corso mojo nella scuola di giornalismo forse più rappresentativa d’Italia, ma ancora le cose non si muovono.

Vogliamo il mojo

Eppure se solo i colleghi venissero qui o se solo comprendessero l’importanza della condivisione comunitaria, se solo gli studenti delle scuole di giornalismo si guardassero intorno e comprendessero che sono diretti verso la disoccupazione se imparano a fare il mestiere con ferri che sono superati dal tempo come le sale di montaggio o le flyer per le dirette, forse si sentirebbe l’urgenza di mandare una mail ai nostri direttori di giornali, direttori di scuole, alle nostre istituzioni con un appello: vogliamo il mojo.

Che fai, agisci?

Io si e continuo a lavorare per portare un corso mojo in una scuola di giornalismo e per creare anche il processo successivo, un laboratorio sui media che metta insieme scuole, aziende, giornalisti, associazioni o ed enti collegati al fine di produrre modelli di business profittevoli per prodotti e servizi collegati al mondo dei media.

Io vado da quella parte, vuoi venire?

[/fusion_text][/fusion_builder_column][/fusion_builder_row][/fusion_builder_container]

Show Comments (0)

Comments

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Related Articles

Mobile Journalism

Il lato B del mobile journalism: la solitudine

Lato B: questa volta ne parlo male… Sai, mi sono accorto stamani che non parlo mai male del mobile journalism e della mobile content creation. Ecco, lo faccio ora, dopo che...

Posted on by Francesco Facchini
Mobile Journalism

Italianmojo diventa un caso internazionale: ne parlerò a “Vidéo Mobile”

[fusion_builder_container hundred_percent=”no” equal_height_columns=”no” menu_anchor=””...

Posted on by Francesco Facchini