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Mojofest 2018: quando il Mojo e’ fatto con la voce


Francesco Facchini
Mojofest 2018: quando il Mojo e’ fatto con...

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Il secondo giorno di Mojofest ha fatto vedere i lampi della rivoluzione. Una rivoluzione che riguarda la voce.

Il momento più motivante e ispirante, infatti, è stato quello in apertura della seconda giornata della mobile content creation conference di Galway.

Su cosa? Su un fatto molto semplice: stiamo entrando nella #Voicefirstera, nel periodo della nostra vita ed epoca digitale nel quale sarà la voce a comandare tutto. Sto parlando dell’intervento della General Manager di Sounhhound Katie Mc Mahon che ha illustrato le strepitose potenzialità di interazione uomo-macchina con la App Houndify che riscrive completamente la codifica della relazione con tecniche di riconoscimento vocale. Uno scenario del quale bisogna tenere conto se si vuole comprendere davvero quale sarà la realtà delle cose nel mondo dell’informazione e dei media nel futuro prossimo, diciamo nei prossimi 5 anni.

Dalla generazione touch and swipe alla generazione #Voicefirstera.

La Mc Mahon ha tenuto uno speech davvero paralizzante, coinvolgente, partito dal mobile che aveva tra le mani e continuato proprio in una interazione coinvolgente con lo stesso attrezzo per tutto il suo discorso. Dentro lo smartphone l’applicazione Houndify, non ancora disponibile in italiano, con la quale la magnifica esponente della tech company Soundhound, ha fatto vedere in modo pratico la valenza e la qualità dell’interazione per risolvere le problematiche dei ogni giorno come chiamare un Uber Black o scegliere un ristorante cinese con ottime critiche, ma ha aperto un mondo, almeno nella mia testa. L’interazione si è dimostrata qualitativa e non meccanica, interattiva e suggestionante, non passiva.

Un grande scenario nuovo.

Nella parte centrale di Mojofest, infatti, è tornato prepotente il ruolo di questo evento per disegnare scenari futuri e pensare a nuovi modi di fare giornalismo e contenuti in generale. Il mondo della relazione uomo-macchina è un mondo  che nasconde nuove strade sia nella produzione del contenuto sia nel formato del contenuto. Per questo motivo mi è piaciuto un sacco lo speech di Katie che ha regalato un campo intero da coltivare per i mobile content creator e da studiare.

Pensare alle operazioni che potresti dover fare con la voce per montare un video, tagliare una foto o scrivere un testo, inviare un contenuto è una sensazione particolare: anche la posizione del corpo sarà diversa, perfino la velocità di esecuzione sarà più alta. L’intelligenza artificiale dietro questa operazione sarà tale da poter creare un dialogo qualitativo con la macchina che imparerà dai nostri errori nelle operazioni correggendole, ma può anche aprire un grande e nuovo scenario nella progettazione di un prodotto editoriale o creativo fatto con le tecniche del mobile.

Pensieri sparsi per bloccare la crisi.

E’ strano essere qui e pensare alla “Voice Interaction” con lo smartphone e a come può cambiare il lavoro e o prodotti giornalistici mentre nelle scuole si insegna il broadcasting classico con strumenti davvero vecchi. Devi cercare il nuovo, pensare nuovo, cambiare modi e la voce sarà uno dei modi di lavorare che avremo tutti i giorni. Mi sono sinceramente esaltato a pensare a questo cambiamento che, probabilmente, migliorerà la qualità del contenuto perché darà estrema libertà, anche di movimento, al produttore. Un cambiamento di rapporto fisico con la realizzazione delle immagini e con il montaggio, un salto in avanti che poi ci porterà tutti quanti dritti all’interazione olografica.

È arrivata l’Intelligenza Artificiale nel nostro lavoro, è qui, è adesso. Tienine conto e comincia a studiare.

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