Mese: Novembre 2018

  • Memory Mic Sennheiser: ottimo, ma con un difetto

    Memory Mic Sennheiser: ottimo, ma con un difetto

    L’acquisizione dell’audio sta cambiando il mio lavoro per sempre.

    Ho iniziato a parlare dei cambiamenti nel mondo dell’audio qualche tempo fa raccontandovi di Instamic, strumento innovativo e coraggioso nel mondo dei microfoni senza fili. Continuo il discorso arricchendolo con alcune impressioni maturate sul campo, visto che dopo molti mesi di studio e ricerca (e scrittura), ho rimesso le mani sui ferri producendo storie e video per clienti istituzionali. L’audio che si acquisisce con questa generazione di microfoni senza fili sta cambiando per sempre il modo di realizzare storie e interviste.

    La facilità di uso, la grande qualità del suono e il cambiamento che si sviluppa nell’interazione tra intervistatore e intervistato: grazie a questi aspetti l’uso degli apparecchi microfonici senza fili sta cambiando il modo di fare mobile journalism radicalmente. Ora l’intervista, la storia, diventa un’esperienza di vita filmata, proprio grazie all’assenza di barriere data dal fatto che chi intervista non si preoccupa più della presenza del microfono, ma si concentra sulla bellezza del dialogo e sulla qualità dello scorrere delle parole e della storia. 

    Ho provato il Memory Mic sul campo: uno strumento strepitoso

    Ho provato il Memory Mic della Sennheiser e l’ho trovato strepitoso nella user experience e nella qualità del prodotto. Facile, versatile, pulito, preciso: un vero gamechanger del gioco del raccontare storie. Ecco la mia recensione video con il manuale video di uso dello strumento che puoi trovare a un prezzo tra i 180 e i 200 euro in commercio. 

    L’unico problema: la app

    Memory Mic, quindi, è un vero crack dei microfoni senza fili, ma ha un problema. Si può usare a pieno solo con la sua app che è molto limitata e non regala una possibilità determinante al giornalista. Quale? Quella di essere padrone del controllo dell’immagine. O del video. Spero vivamente che la Sennheiser evolva la app fino a farla diventare una app professionale per il video making e l’audio making. Oppure che si integri con le classiche app di filming come Filmic Pro. Lasciando al giornalista il possesso delle caratteristiche dell’immagine. 

  • Start Up Mojo: Streamix, da Milano a Baires per il live dei sogni

    Start Up Mojo: Streamix, da Milano a Baires per il live dei sogni

    Il mobile journalism è anche un mondo di meravigliose start up

    In questi anni di frequentazione del mondo mojo ho conosciuto anche moltissime meravigliose start up mojo che stanno creando software, app e hardware per far diventare la cultura e la disciplina della mobile content creation il linguaggio universale della creatività professionale per il mondo dei media e dell’editoria. Sono company generalmente piccole e create da persone visionarie e aperte, cordiali e disposte alla condivisione di cultura e di opportunità. Ho deciso di iniziare a raccontarle, nell’ottica di poter dare loro la visibilità che meritano e nell’ottica di poter svelare un mondo di uomini e donne straordinari, impegnati a realizzare i sogni di migliaia e migliaia di creatori di contenuti, grazie ai loro strumenti. 

    Comincio da Milano e non potrebbe essere altrimenti.

    Io vivo a Milano e mi sembra doveroso cominciare da qui e da Streamix. Di cosa sto parlando? Di una start up creata nel capoluogo milanese da Sebastian Greco e Cristian Conedera, due sviluppatori argentini. Il prodotto è un software di emissione di un live via social tramite “camere” rappresentate da smartphone (sia iOS sia Android) che possono essere “invitate” alla trasmissione da ogni angolo del mondo. La regia è un browser online nel quale si ha il controllo delle fonti di immagini e di audio, ma si possono aggiungere anche elementi grafici come titoli e sotto pancia ma anche video pre-registrati o layout nel quale far entrare due diversi tipi di immagini provenienti da due telecamere diverse.

    Preciso subito che ho storto il naso quando ho saputo che l’utilizzo di questo sotfware-app si poteva governare, per quanto riguarda la regia, principalmente da un pc. Ho storto il naso perché sono un totalmojo. Però ho subito notato che, da parte degli sviluppatori, c’è una grande sensibilità per quanto riguarda l’uso in mobilità del loro strumento, allora mi sono deciso a “investire” il mio tempo nella conoscenza di questo strumento. E ho scoperto cose molto belle.

    Una natura votata al cliente

    Intanto ti dico subito che il browser di regia si può comandare anche da un tablet Android (e quando me lo hanno detto ho tirato un sospiro di sollievo). Poi aggiungo che i due creatori argentini hanno ferma intenzione di ascoltare le esigenze della produzione multimediale live dei mobile journalist per poter realizzare un’interfaccia per le dirette via social stabile, versatile, con tutti gli strumenti di grafica e titolazione professionale, ma gestibile da un “one man band”.

    Streamix, comunque, è un nucleo di straordinaria potenzialità che ha tutti i fondamentali a posto e deve solomigliorare la user experience di gestione delle varie entrate audio e dell’inserimento o disinserimento degli elementi grafici. Una caratteristica che affascina molto di questo mondo delle start up mojo è la natura votata al cliente. I creatori delle app e dei software che stanno cambiando il modo di fare giornalismo e contenuti nel mondo, sono tutti molto orientati ad ascoltare le comunità di utilizzatori che li sostengono. 

    Lo abbiamo visto con Instamic, azienda italiana creatrice del microfono minimo, l’ho riscontrato anche nel nucleo di sviluppatori italo-argentino di Streamix, app che è ancora in fase beta e che si sta piano piano rivelando al mercato. 

    La comunità mojo è democratica

    Le start up mojo, ma anche le compagnie più affermate di questo settore, hanno una grande sensibilità nei confronti del loro pubblico e, in modo molto democratico, ascoltano le esigenze del cliente. Non è infrequente veder rispondere direttamente i creatori se mandi una mail al support chiedendo spiegazioni. E’ così anche per Streamix che è il grande sogno di Cristian e Sebastian, che lavorano, tra l’altro separati da un oceano.

    Il primo, infatti, sta sviluppando il suo progetto da Baires, mentre Sebastian si occupa degli aspetti più legati alla finanza e allo sviluppo del business a Milano. Un’altra caratteristica molto bella di questi mojo creators di app, software e hardware è quella che li vede “simili” nello sviluppo delle loro companies. C’è un grande team, una grande visione, un grande percorso per la creazione dei codici che fanno nascere queste creature, ma spesso anche un lavoro in zone diverse, in case diverse, lontani. Collegati soltanto nella mente, nel cuore e nel cloud per sviluppare i propri sogni senza doversi, per forza, rinchiudere in un ufficio o spostare in un’altra città. 

    Racconterò di molte persone magnifiche.

    Inizio con Streamix un viaggio nelle aziende che stanno creando il sogno mojo, ma racconterò storie di persone magnifiche. Invito fin da ora tutti quelli che stanno lavorando in questo mondo, per vecchie e nuove iniziative a farsi sentire scrivendomi la loro storia e contattandomi per parlare della loro realtà alla mail francesco@francescofacchini.it. Sarà, per me, un piacere raccontare questo meraviglioso mondo delle start up mojo. 

  • Mobile journalism alla Lumsa: inizia uno splendido viaggio

    Mobile journalism alla Lumsa: inizia uno splendido viaggio

    Le mie università.

    Quando ho iniziato questo progetto, dopo 26 anni di esperienza da giornalista, ho subito pensato che il mobile journalism doveva avere una dignità di cultura. Per averla doveva essere accolto nelle aule delle università. È stato così: importantissimi atenei come la Iulm di Milano o l’Università di Pavia, mi hanno accolto tra i docenti delle loro scuole di perfezionamento, management e comunicazione. Ho avuto l’onore di servire straordinari e appassionati studenti e ho provato la grande emozione di vederli agire in brevissimo tempo con gli strumenti del mojo, con risultati sorprendenti.  Sono stato, lo scorso anno, anche ospite della scuola di giornalismo della Lumsa, invitato a tenere una lezione mojo dal collega Andrea  Iannuzzi

    Il progetto è andato oltre.

    Ho incontrato tanta gente, ho fatto molti corsi ed eventi pubblici, ho partecipato alle più importanti manifestazioni internazionali sulla materia e sono stato attore co-protagonista di Mojo Italia, il primo evento italiano dedicato al mobile journalism. Nel frattempo ho continuato il lavoro per far approdare il mojo anche dentro una casa specificamente giornalistica. La prima Scuola di Giornalismo riconosciuta dall’Ordine che ha deciso di aprire le porte alla materia è stata proprio la Lumsa, per il suo master biennale. Il progetto, quindi, è andato oltre e domani approderà nell’aula del master romano. Grazie a Carlo Chianura, responsabile del master, a Gianluca Cicinelli e ad Andrea Iannuzzi, la Lumsa ha varato un corso di 12 ore per i suoi studenti del biennio 2018-2020, facendo entrare ufficialmente il mojo nel piano di studi e nell’offerta formativa che i giovani giornalisti avranno a disposizione. 

    L’opportunità di condividere l’esperienza con l’amico Piro

    Ls cosa più bella di questo corso storico, il primo in una scuola di giornalismo italiana, è che condividerò l’esperienza di insegnamento con il collega Nico Piro che sta portando avanti con me la costruzione della cultura mojo in Italia. Un amico, un collega, un interprete del mojo molto diverso da me. Questa coppia di docenti darà agli studenti una visione molto ampia della disciplina, arricchendo notevolmente la loro “valigia”. Insomma, sono felice di poter dire che il mojo è approdato alle scuole di giornalismo italiane,  ma posso confermare che le notizie di tal genere non sono finite. #Staytuned