[:en]Mojo Days: the liquid format Mojo Days: il format liquido[:]

 Mojo Days[:]
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Mojo Days: two journalists, two phones, one story

After a few months of preparation work, our colleague mojoer Elena Inversetti and I jumped and gave birth to Mojo Days. What am I talking about? Of a format made entirely with the techniques of mobile journalism which will have no fixed place, fixed format, fixed characteristics. We live in a liquid age. They have taken away landmarks, certainties, projections of the future. So to reach our readers we decided to overturn everything, except one thing: we will tell stories with a mobile phone in hand.

Two iPhones and two iPads

The text and the context will be created by two not so new iPhones (a 7 Plus and a 6S Plus), two iPads (old even those), a couple of microphones, the appropriate filming and editing apps, some small make-up editing and via, online. And the content? High and low, pop or far, maximum and minimum. With a fixed idea. Do you want to know which one? The idea is to tell a story in a day. A story that we would like to be yours. Yes, just yours. The reason is simple: mojo is the best language to tell the special stories of ordinary people. Like you.

Video, audio, texts, photos: all in mobility

This format has a starting point, or rather two: the Facebook page and the Instagram account. Video? Yes many. But not only. Photo? Why not. Audio? As if there were no tomorrow. Eyes? Always open. Texts? Also, digital writing is typically “mobile” and will be done by our mobile phones or our tablets. The effect will be different because the way is different. We do not have publishers, or rather, we have lots of them. Whom am I talking about? I’m talking about all those who want to tell a story or listen to a story.

Mojo Days is a format and a community.

With this assumption it is clear that this format must have in the motor the story of this liquid reality that revolves around us and becomes a community as soon as possible. A digital community that tells analog things or an analog community that tells digital things. Stories from the phone: this will be our hashtag because through that screen we are living a new humanity. We are afraid of it, but we can not avoid it. We are living humanity in which we will finally understand that digital is real and that it is worthwhile to live it as a bridge towards a renewal of the person.

Being journalists today

With this format we will do journalism where journalism must be done: in digital social communities where the consciousness of a society is created. Of course, since we do not live with poetry, we have already prepared a business plan to generate the profits necessary to keep the initiative alive and to get ready to live there. Also in this sense Mojo Days will be a laboratory, but it will be above all the place where journalists can be today. Without a headline, without a publisher, but looking for a community that wants to read, see, hear, be hit and hit by a story.

What Mojo Days will not be…

Mojo Days will not be the place of news, it will not go fast, it will not go behind the trend topics, but will follow the breath of the world with the idea of making people think, to make people understand and give a voice to those who do not. Maybe you could be: write to mojodaysita@gmail.com if you have a story to tell. Mojo Days will not be the place of approximation, copy-paste, speed. We will not take you by the butt with clickbait dynamics, we will give you stories and news when we have them. If we steal some of it we will be happy, because it means that we have been useful.

A Newsroom opened 24 hours a day

One of the hallmarks of Mojo Days is constant dialogue with the surrounding world. The one near you, the one near house. The editorial staff newsroom is open 24 hours a day and as you can see it puts everything in the square, even the stories on which it will work in the coming months.

Elena and I decided to put everything in the square, because we want Mojo Days to be a shared format. Vertical? Horizontal? Square? Depending on the readers and the topic. I can tell you the only certainty: everything you see, hoping you like it, is and will be #totalmojo.

Mojo Days: due giornalisti, un telefonino e una storia

Dopo un lavoro di preparazione di qualche mese la collega mojoer Elena Inversetti ed io ci siamo buttati e abbiamo fatto nascere Mojo Days. Di cosa ti sto parlando? Di un format realizzato completamente con le tecniche del mobile journalism il quale non avrà posto fisso, formato fisso, caratteristiche fisse. Noi viviamo in un’epoca liquida. Ci hanno tolto punti di riferimento, sicurezze, proiezioni del futuro. Allora per raggiungere i nostri lettori abbiamo deciso di ribaltare tutto, tranne una cosa: racconteremo storie con un telefonino in mano. 

Due iPhone e due iPad

Il testo e il contesto saranno creati da due iPhone nemmeno tanto nuovi (un 7 Plus e un 6S Plus), da due iPad (vecchiotti anche quelli), un paio di microfoni, le app di filming e di montaggio adatte, qualche piccola truccaglia di editing e via, online. E il contenuto? Alto e basso, pop o lontano, massimo e minimo. Con una idea fissa. Vuoi sapere quale? L’idea è quella di raccontare una storia in un giorno. Una storia che vorremmo fosse la tua. Sì, proprio la tua. Semplice il motivo: il mojo è il linguaggio migliore per raccontare le storie speciali di persone normali. Come te. 

Video, foto, testi, audio: tutto fatto in mobilità

Questo format ha un punto di partenza, anzi due: la pagina Facebook e l’account Instagram. Video? Sì, tanti. Ma non solo. Foto? Perché no. Audio? Come se non ci fosse un domani. Occhi? Sempre aperti. Testi? Anche, la scrittura digitale è tipicamente “mobile” e sarà fatta dai nostri telefonini o dai nostri tablet. L’effetto sarà diverso perché il modo è diverso. Non abbiamo editori, o meglio, ne abbiamo tantissimi. Di chi sto parlando? Sto parlando di tutti coloro che vogliono raccontare una storia o ascoltare una storia.

Mojo Days è un format e una comunità

Con questo assunto è chiaro che questo format deve avere nel motore il racconto di questa realtà liquida che ci gira intorno e diventare al più presto una comunità. Una comunità digitale che racconta cose analogiche oppure una comunità analogica che racconta cose digitali. Storie dal telefonino: questo sarà il nostro hashtag perché attraverso quello schermo noi stiamo vivendo una nuova umanità. Ne abbiamo timore, ma non possiamo evitarla. Stiamo vivendo l’umanità nella quale capiremo, finalmente, che il digitale è reale e che vale la pena viverlo come ponte verso un rinnovamento della persona. 

Essere giornalisti oggi

Con questo format faremo i giornalisti là dove i giornalisti devono essere. Certo, siccome non viviamo di poesia, abbiamo già approntato un piano di business per ingenerare i guadagni necessari a tenere in vita l’iniziativa e arribare presto a viverci. Anche in questo senso Mojo Days sarà un laboratorio, ma sarà soprattutto il posto dove si può essere giornalisti oggi. Senza testata, senza editore, ma cercando una comunità che voglia leggere, vedere, sentire, farsi colpire e colpire. 

Mojo Days non sarà

Mojo Days non sarà il posto delle news, non andrà veloce, non andrà dietro ai trend topic, ma seguirà il respiro del mondo con l’idea di far pensare, di far capire e di dare una voce a chi non ce l’ha. Magari potresti essere tu: scrivici a mojodaysita@gmail.com se hai una storia da raccontare. Mojo Days non sarà il posto dell’approssimazione, del copia-incolla, della velocità. Non ti prenderemo per il culo con dinamiche da clickbait, ti daremo le storie e le notizie quando le avremo. Se ce ne ruberai qualcuna saremo contenti, perché vuol dire che siamo stati utili. 

La redazione è aperta 24 ore su 24.

Uno dei segni distintivi di Mojo Days è il dialogo costante col mondo circostante. Quello vicino, quello sotto casa. La redazione è aperta 24 ore su 24 e come puoi vedere mette in piazza tutto, anche le storie su cui lavorerà nei prossimi mesi.

I mille invisibili che vivono nello scalo Farini: verità o fantasia? Lo vedremo insieme

Elena e io abbiamo deciso di mettere in piazza proprio tutto, perché vogliamo che Mojo Days sia un format condiviso. Verticale? Orizzontale? Quadrato? A seconda dei lettori e dell’argomento. Posso dirti l’unica certezza: tutto quello che vedrai, sperando ti piaccia, è e sarà #totalmojo.

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Di Francesco Facchini

Sono un papà single e un cronista di strada. E penso che l'elefante si mangi soltanto a pezzettini

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