Mese: Gennaio 2019

  • Il giornalista di oggi perde prima di lavorare

    Il giornalista di oggi perde prima di lavorare

    Il mobile journalism, però, può essere la risposta a questo problema.

    Sto lavorando su un corso che racconterà a chi vi partecipa tutti i modi, gli strumenti, le prospettive e le opportunità per il giornalista, le quali derivano dal mobile journalism e dall’uso professionale del telefonino. Il corso andrà in scena il 4 e 5 febbraio del 2019 all’Associazione Stampa Romana (link per info e iscrizioni qui) e darà modo ai partecipanti di capire come collocarsi sul mercato del lavoro giornalistico o come rinnovarsi sfruttando quell’aggeggio supertecnologico che abbiamo tra le mani circa 150-200 volte al giorno.

    Un laboratorio unico.

    Per un giornalista che voglia stare sul mercato oggi sarà un vero e proprio laboratorio unico di 2 giorni, durante il quale si potrà sviluppare il proprio progetto professionale giovandosi di una serie di strumenti che partono dal telefonino e che rappresentano la modernizzazione di un lavoro, come quello del giornalista, che la massima parte dei colleghi ora svolge perdendo soldi. Anche prima di cominciare a lavorare. Vuoi sapere perché? Adesso te lo accenno, ma al corso lo spiegherò diffusamente, dilungandomi anche sugli strumenti derivanti dallo smartphone e dalla mobile content creation che possono essere utili per risolvere questo problema che affligge il giornalista.

    Un problema molto italiano. O forse no…

    Il mondo del giornalismo va secondo canoni dati da molto tempo. Sono cambiate le piattaforme di pubblicazione, ma non i modi con i quali un giornalista italiano di oggi lavora. E perde un pacco di soldi a ogni respiro. Studiando su “Strategia Oceano Blu” di W. Chan Kim e Renée Mauborgne, sono stato agevolato, grazie ai loro esercizi, a riconoscere molte problematiche del flusso di lavoro del giornalista. Come trova le notizie, come viene contattato dalla redazione, come fa ricerche, come si muove. Sono tutte operazioni condotte in modo da avere un grande dispendio di tempo e quindi di denaro. Mi viene da pensare che sia un prolema molto italiano, ma non è così perché il modo di lavorare verticale (un committente mi chiama per un pezzo e io lavoro su quello fino a quando gliel’ho consegnato) è proprio caratteristico del sistema ovunque. Primo errore: il giornalista lavora top-bottom-top (dal capo che ti commissiona, fino al momento in cui glielo invii), ma dovrebbe lavorare in orizzontale.

    Ti pagano di più se non lavori.

    Con i prezzi dei prodotti (articoli, video, etc) devi farti entrare in testa che ti pagano di più se dici “No, non lavoro”. Per essere efficace, dal lato dei costi, devi pensare sempre di lavorare per più committenti contemporaneamente, per diversi tipi di prodotti editoriali allo stesso momento, andando, infine, a metterti sul mercato a diversi livelli di stratificazione. Mi dirai, concetto difficile… Ti rispondo con una spiega molto semplice. Fotografia del giornalista di oggi: telefonata, “fammi 30 righe”, va, ascolta, prende nota, fa le interviste a margine, al limite registra con un registratorino, poi prende, sbobina, scrive, manda. Lo smartphone c’è solo per alcuni pezzi (al limite serve per chiamare o registrare audio). Lo smartphone, però, viene clamorosamente lasciato fuori dall’opportunità di essere una macchina da lavoro multimediale che produce più risultati contemporaneamente e serve anche da connettore verso l’esterno, verso la pubblicazione, verso committenti diversi per lo stesso lavoro in forme diverse. Rivedendo la destinazione dei costi, quindi, posso aggredire il mercato e rendere un minimo più profittevoli le tariffe che prendo.

    Posso fare molto di più.

    Questo minimo ragionamento sulla gestione dei costi del giornalista è solo l’inizio delle tecniche che possono essere sviluppate grazie allo smartphone, ma si può fare molto di più. Si può, per esempio, trovare nuovi mercati e nuovi destinatari del prodotto giornalistico.

    Si può, addirittura, guadagnare quando non si lavora. Vuoi sapere come? Lo spiego martedì mattina a Roma, con dovizia di particolari. Se vuoi fare il giornalista oggi devi realizzare un grande cambiamento. Altrimenti, per te, c’è solo il passato. Ci vediamo a Roma.

  • Autocap: la soluzione per i sottotitoli

    Autocap: la soluzione per i sottotitoli

    L’intelligenza artificiale e la voice recognition ci vengono in soccorso.

    L’operazione dell’apposizione dei sottotitoli è una specie di inferno per ogni videomaker. Ognuno di noi ha dietro le spalle notti insonni a cacciare dentro lunghissimi discorsi, frase dopo frase, cella dopo cella. Dalle ricerche che ho fatto in questi mesi, tuttavia, posso cominciare a dirti che l’epoca delle ore perse dietro ai sottotitoli dei tuoi video potrebbe essere un ricordo. Il merito è di uno sviluppatore poco più che quarantenne di Tel Aviv che si chiama Eli Leshem il quale ha sviluppato una miracolosa app chiamata “Autocap” che aggiunge le cosidette “caption”, i sottotitoli, appunto, a video finito.

    La tecnologia che sta dietro.

    Ho fatto una lunga chiacchierata con Eli e ho scoperto un mondo. Dietro Autocap ci sono server che fanno voice recognition, ricognizione della voce, passando tutto il video e traducendo le frasi dette in frasi scritte con una cura dell’ 80-90%. Non avevo mai incontrato applicazioni simili, fino a quando l’ho scoperta grazie a una dritta del buon @smartfilming, alias Florian Reichart, mago tedesco del mondo android. Avevo visto, invece, applicazioni speech to text che, tuttavia, non mi hanno mai mostrato l’accuratezza nella trascrizione che mostra Autocap, sulla quale la necessità di intervento non passa mai il 10 per cento delle parole dette.

    Dietro questa app ci sono fior di server che fanno voice recognition e che , tra l’altro, imparano man mano che gli dai video da mangiare. Algoritmi precisi e dotati di intelligenza artificiale che fa auto apprendere, scodellano l’ sottotitoli in video anche lunghi, sui quali, grazie ad Autocap, puoi anche intervenire con nuovi font e colorazioni diverse. Per scoprire tutti i segreti, a ogni modo, ti lascio alla chiacchierata che ho fatto qualche giorno fa con Eli che è in inglese e, naturalmente, non è sottotitolata :-). Ultima nota: Autocap, per ora, è solo per Android, ma presto sarà sviluppata anche per iOS.

    La chiacchierata con Eli Leshem
  • Sottotitolazione video: piccolo manuale di sopravvivenza

    Sottotitolazione video: piccolo manuale di sopravvivenza

     

    Sottotitolazione video: ecco un manuale secondo il vangelo del professor Ranfi.

    Già, se io so queste cose le so per merito di Fabio Ranfi, direttore di MilanoAllNews. Di cosa sto parlando? Semplice, sto parlando di come si riesce a sottotitolare un video in modo automatico e veloce senza effettuare tutta la trascrizione dei testi. Sottotitolazione video: un problema enorme specialmente per il mojoer, un problema che ha modi “mojo” e non mojo di essere risolto. Vediamone alcuni, da me testati e scoperti anche grazie alla collaborazione e ai suggerimenti del professor Rufus Ranfi.

    Le operazioni “complete” mojo.

    Innanzitutto, perché sottotitolare? Motivo semplice: perché oltre l’80% dei video vengono visti dai telefoni o dai tablet senza audio. Per questo motivo la sottotitolazione video è di basilare importanza. Se avete delle necessità di sottotitolazione automatica in total mobile, cioè siete in giro e avete solo telefonini o tablet, potete riprendere in mobile con Apple Clips o con Clipomatic, oppure sottotitolare con pazienza il vostro video con l’applicazione Vont. Si tratta di App col sistema operativo iOS, ma nel mondo android possono venire in aiuto le normali applicazioni di montaggio come Kinemaster.

    Le operazioni passando dal pc.

    Ommammasanta. Un po’ temo, ma sto per darti anche una dritta di sottotitolazione video che arriva direttamente dal professor Ranfi. Per me il mobile journalism con i pc non esiste, ma facciamo finta che mi sto sbagliando e che l’amico e collega docente di Italian Mojo mi ha fregato. Ecco, per passare a fare la sottotitolazione sui video in automatico da pc l’amico giusto per l’operazione è Youtube che ha una parte dedicata ai sottotitoli automatici e correggibili. Per farla breve ho messo tutto in una diretta nella quale ho raccontato di queste tre app di iOS e della procedura da fare su Youtube. Ti lascio alla visione di questo video live, se non hai capito qualcosa contattami.