Mese: Maggio 2021

  • Cocreazione con lo smartphone per umani e imprese

    Cocreazione con lo smartphone per umani e imprese

    Sto cercando di mettere a fuoco il concetto di cocreazione.

    Ecco cosa ho scoperto. Prima, però, ti faccio una premessa. Ho studiato per anni lo smartphone, il mobile journalism, la Mobile content creation e le app e per molto tempo sono arrivato vicino a questo concetto senza capirlo. Eppure molte volte me ne hanno parlato creatori di app e di strumenti per lavorare con il telefonino. In questi giorni, per un progetto di mobile brand journalism con l’associazione ASCAI (guarda qui di cosa si tratta) ho, per la prima volta capito esattamente che valore può avere la cocreazione.

    Cosa si intende per cocreazione

    Wikipedia ne parla in questo modo e si riferisce in modo specifico al mondo degli affari: “Nel mondo del business, per cocreazione si intende quel processo di design di nuovi prodotti e servizi per il quale gli input dei clienti gioca un ruolo centrale“. Nel mondo della mobile content creation la cosa si esplicita in modo abbastanza netto e poi ti spiego come. Sempre Wikipedia riferisce che il termine inglese co-creation è stato coniato nel 1979 e, in vari paper, indica il fatto che il concetto è stato sviluppato sempre nel senso dello sviluppo di innovazioni di valore nel campo economico dei prodotti e dei servizi. La filosofia che c’è dietro è quella del pensare che dietro la partecipazione attiva dei consumatori a quello che un’azienda deve creare, c’è una maggiore “customer satisfaction”. Oltretutto viene più volte evidenziato come la cocreazione sia uno dei modi più efficaci per creare valore economico.

    Nel mondo della Mobile content creation la cocreazione è…

    Per anni ho sentito sviluppatori di app di molti paesi ispirarsi a questo valore. In due modi. Il primo modo è quello di cui parla Wikipedia. Già, perché è capitato anche a me personalmente di essere ispiratore di cambiamenti e novità su espressa richiesta di chi crea software e hardware per smartphone. Poi ho anche visto i risultati. La comunità mobile, quindi, basa molto del suo lavoro di sviluppo sulla condivisione di sogni e obiettivi con gli innovatori e quelli che in inglese si definiscono early adopters, primi utilizzatori.

    Il secondo modo è ancora più bello: la cocreazione è anche un principio sul quale gli sviluppatori di app costruiscono il software. Mi spiego meglio. In modo sempre più importante le app di creazione del contenuto sono diventate piattaforme di lavoro in collaborazione per la loro capacità di godere dei servizi di cloud, di far comunicare i device, di esportare e condividere progetti di contenuti creativi.

    Non solo creazione

    Slack, Trello, Asana, Simplemind, Toggl, Focus to-do, Miro, Zoom, Teams. Questi sono solo alcuni dei nomi delle piattaforme di collaborazione nel lavoro e nella realizzazione di progetti che ho incontrato sulla mia strada. Lo smartphone, quindi, non è solo un oggetto con il quale si può sviluppare la creatività, ma anche la progettazione condivisa. La mia collaborazione con Ascai, oltretutto, mi ha fatto davvero pensare con grande intensità che si possano anche creare flussi importantissimi di comunicazione partecipata. Sia interna, sia esterna.

    Lo smartphone come rete di relazione

    Pensaci un attimo, con un esempio stupido. Pensa a un comunicatore che debba inventarsi un messaggio di auguri di Natale dell’azienda. Spesso non se ne rende conto, ma ha nelle reti di relazioni con gli smartphone di tutti i dipendenti una potente rete di relazione. Se tutti i dipendenti (o un gruppo di essi) contribuisse con 5 secondi di video preceduti da una breve formazione per fare inquadrature decenti, il comunicatore si troverebbe tra le mani un contenuto cocreato di notevole valore. Molti gli effetti: metterebbe i volti dell’azienda in primo piano, li coinvolgerebbe in un esercizio che sviluppa senso di appartenenza nei confronti dell’impresa, creerebbe fiducia nel cliente, moneta importantissima oggi.

    Spero di averti portato fino a qui creando, pezzo dopo pezzo, un ragionamento, un’immagine davanti ai tuoi occhi. Smetti di vedere negli smartphone un oggetto tecnologico che distrae e crea omologazione. Trovaci la risorsa per comunicare con gli umani e cocreare con loro valore. Scoprirai un mondo nuovo.

  • Social audio: la rivoluzione continua

    Social audio: la rivoluzione continua

    Quando pensi ai social audio, pensi a Clubhouse. Errore. C’è molto di più in giro.

    Ecco cosa sta succedendo nel mondo dei social network della voce di cui Clubhouse (ne ho parlato in questo articolo) è stato solo la punta dell’iceberg. In questi ultimi giorni, queste reti di relazione sociale hanno stravolto completamente il paradigma di questo mondo. Il fiorire di nuovi social audio ha imposto all’attenzione dei più attenti un cambiamento che definire storico non è sbagliato. Sono emerse due situazioni decisive per tratteggiare il futuro di tutte le reti sociali.

    Da social asincrono a social sincrono

    I social network sono sempre stati asincroni. Sono cioè ambienti virtuali nei quali la comunicazione non si svolge allo stesso momento, ma in successione nel tempo. Io faccio un post, tu commenti, io ti rispondo. I social audio hanno portato tutti dentro esperienze virtuali di stanze nelle quali la comunicazione è sincrona. Per parlare insieme, infatti, io e te dobbiamo essere nella stessa stanza nello stesso momento.

    Dopo Clubhouse sono usciti allo scoperto altri social audio di cui ho parlato un po’ più diffusamente su Algoritmo Umano in questo articolo. Dive, Space, Chalk, Swell, Locker Room sono solo alcuni esempi di questo movimento che porta le persone a parlare insieme dei più svariati argomenti.

    Le mosse dei grandi non si sono fatte attendere

    Una vera marea che ha avuto l’effetto dello tsunami nelle stanze dei progettisti dei social network classici, quelli asincroni, per intenderci. Il primo a muoversi è stato Telegram con la possibilità di aprire, nei gruppi, delle live audio chat per tutti i membri del gruppo. Il secondo in ordine di tempo è stato Twitter che ha fatto arrivare i suoi Spaces nell’ecosistema italiano nel mese di aprile.

    Si tratta di vere e proprie room audio nelle quali ci possono essere fino a un massimo di 11 speaker e illimitati ascoltatori. Unico difetto, per ora (ma forse voluto) il fatto di non poter programmare nel tempo l’apertura del “Twitter Space” in modo da poterla gestire dentro il flusso del profilo Twitter. Una formattazione voluta, penso, perché il social network del cinguettio è il social dell’immediatezza e, quindi, non può essere visto se non a brevissimo termine.

    Mark Zuckerberg e i social audio

    Il pensiero che ho è che il boss di Facebook abbia pensato per un bel po di tempo di comprare Clubhouse per risolvere il problema. Poi, però, ha visto che doveva metterci del suo e ha scatenato i suoi designer, programmatori e ingegneri per creare nuove “feature” da social audio nella app di Facebook. Il 29 aprile, Facebook ha ufficialmente annunciato la nascita dei Soundbites, brevi spazi audio da registrare dentro la app con delle feature in grado di gestire i rumori di fondo (e toglierli) o cambiarti la voce. Nello stesso articolo del blog ufficiale, la casa di Menlo Park ha annunciato l’arrivo dei podcast direttamente dentro la app di Facebook e l’arrivo delle stanze di social audio. Una rivoluzione.

    Ecco i Soundbite (https://about.fb.com/news/2021/04/bringing-social-audio-experiences-to-facebook/)

    C’è di più. Facebook ha rivelato che nella sua app ci sarà anche la possibilità di aprire delle room esattamente come negli altri social audio. Il rilascio sarà a partire dai gruppi di Facebook, poi a continuare con alcune star americane del social network. Successivamente si apriranno le stanze audio su Messenger e poi, da lì, l’apertura a tutti. Un movimento potente per ridefinire ulteriormente il nuovo mondo dei social audio.

    Le stanze audio (https://about.fb.com/news/2021/04/bringing-social-audio-experiences-to-facebook/

    Non è rimasto fermo Instagram che nei giorni scorsi ha annunciato la prima mossa verso i social audio. Quale? Quella che nelle già rinnovate live (ora si può chiacchierare anche in quattro) ci sarà la possibilità di togliere la camera e rimanere solo con l’audio acceso.

    La discesa di Clubhouse? Segnale molto positivo

    Tutti, ma proprio tutti, gli espertoni di comunicazione e di marketing, hanno già fatto il funerale a Clubhouse dopo la caduta verticale dei download avvenuta tra marzo e aprile. C’è effettivamente stato un potente rigetto nei confronti del fenomeno, ma va detto che sono cambiati gli equilibri del valore. Su Clubhouse, infatti, sono spariti molti fenomeni del buzz, del pettegolezzo e sono rimasti alcuni esempi di valore. Ecco, c’è stata una selezione naturale degli argomenti e degli interpreti. Un ottimo segnale che fa pensare che questo social audio sia un mondo che qualcuno, finalmente, si appresta a capire meglio. Già, perché per il momento ben pochi ci hanno capito qualcosa.

    Costruire valore sui social audio

    Sto ancora studiando il fenomeno, ma qualcosina ho iniziato a capire. I social audio sono importantissimi per creare delle comunità di interessati ad aziende, istituzioni, enti. Sono interessantissimi per sviluppare dinamiche di contatto tra il pubblico e i creatori di interesse. Star, artisti, istituzioni, imprese. Tutti hanno bisogno del contatto diretto con il pubblico per sentirlo, ascoltarlo e parlargli. In ultimo mi permetto di dirti questo. La cosa si vede benissimo in Locker Room, il social audio dello sport nato negli Stati Uniti.

    Se clicchi qui scoprirai una cosa incredibile: Spotify si è presa proprio questo social dello sport e ha annunciato che progetterà “nuove esperienze di live audio”. Faccio il percorso: i social audio hanno un futuro con le stanze a pagamento, con l’unione con i podcast e con la creazione di valore aggiunto legato all’audio (per musicisti? per cantanti? per speaker e talentosi podcaster?). Datti da fare, perché le opportunità non mancano, in questo nuovo mondo dei social audio.