Mese: Ottobre 2022

  • La crisi energetica, la comunicazione e la forbice

    La crisi energetica, la comunicazione e la forbice

    Crisi energetica, è iniziata l’accelerazione.

    Da alcuni giorni sto lavorando al 2023 di Algoritmo Umano. Un 2023 che si annuncia interessante, sfidante e difficile. Pianificare il modo con il quale ti inventerai lo stipendio per i prossimi 12 mesi sempre un’operazione difficoltosa per un libero professionista. Un questo periodo, oltretutto, le difficoltà sono acuite dalla crisi energetica e politica che il mondo sta attraversando. Una crisi sulla quale, a naso, marciano in molti. Iniziata l’accelerazione di questa situazione critica, sono iniziati anche i primi problemi nel settore della comunicazione e nella produzione di contenuti.

    La forbice per tagliare

    In più di qualche telefonata di tipo commerciale mi sono sentito dire: “Francesco, grazie, ma le bollette ci hanno messo in ginocchio. Nel 2023 non investiremo in comunicazione”. Insomma, la forbice dei tagli va per prima alla lettera “C”. Viviamo ancora in un mondo del business e delle aziende per il quale la comunicazione è intesa come una necessità, come un costo. La stragrande maggioranza degli imprenditori e dei manager, attanagliata certamente da preoccupazioni gravi, valuta l’interazione di un’impresa con l’esterno (o anche al suo interno) come qualcosa di non necessario. Insomma una cosa che si deve fare, ma si può pure fare a meno.

    Tagliando la comunicazione queste aziende tagliano anche il loro futuro. Già, perché mentre in Italia “il sito lo facciamo l’anno prossimo”, in giro per il mondo comunicare e produrre contenuti, per un’azienda, è ritenuto un asset imprescindibile.

    La crisi energetica e la necessità di valore

    Si, sto parlando di asset, cioè di un valore, un bene immateriale di un’azienda. La comunicazione e l’interazione con il cliente è costruzione di valore del proprio brand. La capacità di un’impresa di parlare al suo mondo e di ascoltarlo si trasforma in coinvolgimento e il coinvolgimento in rafforzamento del mercato (e quindi dei ricavi). Ecco perché talune aziende mettono a bilancio la valutazione della propria reputazione: perché vale soldi.

    Oltretutto proprio in questo momento di crisi energetica le aziende, anche piccole, dovrebbero raccontarsi e raccontare le loro scelte. Svelare le difficoltà e far capire come le risolvono.

    L’Italia ha un grande tessuto economico di aziende piccole mediamente arretrate sul digitale e sui social. La cultura imprenditoriale italiana ha fatto in modo che il sito restasse un peso e i social una roba per il cugino a 150 euro al mese. E gli effetti si vedono nella diversa velocità alla quale vanno le imprese rispetto a quello che c’è fuori da Bardonecchia, Chiasso o Trieste.

    Il rimedio nello smartphone

    Sono anni che mi sbatto per far capire che i device mobili sono ormai macchine potenti e performanti per produrre contenuti. Sono anni che lo faccio.

    A coloro che tagliano a partire dalla “C” di comunicazione dico solo una cosa. Farlo ora avrà questa conseguenza: se sorpasserete il tunnel della crisi, una volta fuori, tutti parleranno e voi sarete in silenzio. Tutti avranno trovato e fatto crescere le loro comunità di persone interessate e i loro mercati, mentre voi dovrete ancora cominciare.

    Sinceramente non posso insegnare a guardare nel futuro perché non sono Mago Merlino. Tuttavia sono sicuro che, chi supererà la crisi energetica sarà quello che più coraggiosamente risponde al cambiamento del contesto dei costi e non smette di guardare l’orizzonte e di parlare al suo pubblico. C’è un rimedio per questo: usare lo smartphone per raccontare un’azienda, un’attività, una carriera, un’impresa grande o piccola che sia.

  • Da dove inizia il cambiamento?

    Da dove inizia il cambiamento?

    Cambiamento, una parola che è parte di me.

    Sto cambiando anche ora. Iniziare un cambiamento è un’impresa e più si va avanti con gli anni, più l’impresa diventa complicata. Togliersi dalla zona di comfort per andare verso quella dell’’evoluzione personale è un’operazione che costa tantissima fatica. Se hai più o meno la mia età, te ne sarai reso conto in molte differenti situazioni, dalle più piccole alle più grandi.

    Conosco un modo

    Le esperienze personali e professionali di questi ultimi anni mi hanno regalato alcune indicazioni interessanti sulla chimica del cambiamento. Di solito, quando parto per un nuovo viaggio, faccio la valigia. La fai anche tu. Ho in mente una rotta e, se sono fortunato, anche una destinazione. La cosa più importante, in quel momento, è fare la conta delle cose che hai dentro. Energia, passione, lucidità, capacità di analisi, ascolto, forza. Io, per esempio, ho tutto, tranne la forza, perché ho vissuto un’estate intensa, ma stancante.

    Sapere che mi aspetta il cambiamento mi spaventa. Inutile negarlo. I dubbi di farcela, i dubbi di avere capito bene che è il momento esatto per evolvere. Gli imprevisti del percorso, la cattiveria degli altri: tutto questo pacchetto è da prendere e da accettare. Non solo. A questa serie di ostacoli c’è da opporre tutta quella teoria di qualità che hai e che ti permetteranno di arrivare a destinazione. Il modo che conosco per operare il cambiamento inizia da qui.

    Cambiamento e sottrazione

    Dopo la fase di analisi della situazione c’è quella di analisi dell’equipaggiamento per partire. Per andare nel posto dove voglio andare, ho bisogno di uno zaino leggero da portare con me. Molte volte un cambiamento di successo parte da una revisione dei pesi che hai addosso e dei costi che affronti.

    Quando cambi devi togliere, devi sottrarre.

    Lo sto facendo a piccole dosi. Ti faccio un esempio. Ho deciso di creare immagini con degli hardware più piccoli di un telefono e meno costosi. Ecco, fai tante piccole scelte di questo tipo. Giovati della tecnologia per alleggerire, rendi virtuale tutto quello che puoi rendere virtuale. Altro esempio: per le mie prossime collaborazioni potrebbe servirmi una macchina. Poi passo le ore sui car sharing o sulle macchine a noleggio e penso: no, non ne ho bisogno. Ho bisogno di sottrarre, non di aggiungere.

    C’è qualcosa da aggiungere

    Già, c’è un settore del tuo lavoro e della tua vita dove devi sempre aggiungere. E’ quello dello studio, della ricerca, della formazione. Per sapere cose ignote, per fare diversamente cose note. Lì carica: guarda, leggi, studia, ama, odia, disperati, rallegrati. Dacci dentro come se non ci fosse un domani.

    Tutto questo non è frutto della mia immaginazione, ma frutto del lavoro dei due creatori della ”Strategia dell’Oceano Blu, Chan e Mauborgne. Se vuoi leggerlo lo trovi qui. Il cambiamento per un interprete della libera professione come me è uguale a quello che può realizzare un’azienda. Secondo la teoria dell’Oceano Blu per creare un nuovo mercato, bisogna rivedere i costi e puntare a un’innovazione di valore. Esattamente quello che sto facendo io: togliere pesi e costi, alleggerire la valigia, puntare a un nuovo luogo della conoscenza e della professionalità dove sviluppare valore.

    Dove sto andando? Beh, questo ancora non lo dico. Lo dirò fra 6-8 mesi. Prima tolgo , tolgo, tolgo da una parte, poi aggiungo, aggiungo, aggiungo… dall’altra.

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